mercoledì 29 aprile 2009

IN SICILIA TUTTO DIVENTA ARIA FRITTA


Elezioni europee, Rita Borsellino candidata Pd
“Un’altra Storia”? Che delusione!
di Giuseppe Sunseri

DA MICROMEGA
Rita Borsellino che stimiamo parecchio ci aveva detto che il suo progetto era "un’altra storia".
La sua scelta di questi giorni invece pare sempre la stessa storia: raccogliere i consensi contando sulla speranza che aveva di fatto suscitato nelle donne, negli uomini e nei ragazzi siciliani, e candidarsi per un parlamento lontano.
Pare che anche lei abbia scelto di seguire la stessa sorte di tutti gli altri adeguandosi a logiche e a pratiche politiche che pure aveva aspramente combattuto.
Ma ciò che fa più male ai siciliani che le hanno creduto è la frase detta per giustificare la sua scelta: “il progetto del PD combacia con quello portato avanti da me”.
Intanto è riuscita ad identificare un progetto politico omogeneo nel PD, cosa della quale nessuno si era accorto; ma così ha ulteriormente deluso i giovani che la seguivano. Infatti si accorgono solo adesso di essersi battuti per lo stesso progetto di Anna Finocchiaro, che si è candidata alle ultime elezioni regionali solo per impedire che la Borsellino lo fosse e che poi tornasse a sedersi all’ARS, o per lo stesso progetto che ha in mente Mirello Crisafulli, che trattava da pari a pari con il boss della zona!
Ma la più grande delusione proviene dal fatto che Rita Borsellino ha accettato consapevolmente di assecondare il sogno di moltissimi esponenti del PD siciliano: toglierla dal panorama politico isolano nel quale era considerata un corpo estraneo. E così si porterà via lontano, molto lontano, tanto lontano da perderne finanche la vista, tutte le speranze residue di tanti siciliani.
Noi non giudichiamo la sua scelta, noi dubitiamo seriamente dell’efficacia e soprattutto non ci hanno convinto le motivazioni da lei fornite. Ma ci auguriamo, in cuor nostro, che Rita Borsellino se dovesse accorgersi che i suoi princìpi e le sue battaglie non sono riconosciute abbia il coraggio di tornare sui suoi passi.

(27 aprile 2009)

mercoledì 22 aprile 2009

EUROPEI NEL REGIME DEI PARTITI


A Ginevra, con lo sfondo mondiale delle N.U. si celebra la Conferenza contro il razzismo e la xenofobia, chiamata Durban 2 per confondere le idee dei, molti, per cui il richiamo alla prima città che aveva ospitato la prima Conferenza evocava più che altro la marca di un dentifricio un tempo molto reclamizzato.

E dove il Presidente di uno Regime teocratico, alla presenza di un altro stato in veste di Osservatore Speciale, sfruttava l'occasione per bollare di razzista lo Stato di Israele e gli ebrei.

Dov'erano le civiltà occidentali? Dov'era in particolare l'Europa?

Divise, imbarazzate davanti al fronte compatto dei Paesi che reclamano una radicale revisione dei Diritti Umani così come considerati sin dalla loro Dichiarazione istitutiva in quanto retaggio coloniale e frutto di intollerabile sopraffazione culturale. Le “stelle gialle” dell'U.E. erano in parte, giustamente, assenti e per il resto presenti a tentare di dimostrare timidamente, con sapienti uscite e rientri in aula, una inaccettabile compatibilità fra interessi nazionali e principi costitutivi.

La stella di Davide era ancora una volta richiamata anche come emblema di riconoscimento e di discriminazione. Non solamente in campo internazionale , però. In ambito nazionale, in Italia ma non solo, la caccia o la cacciata del diverso o dello straniero ( rom , rumeno , perseguitato profugo africano o semplice migrante ...) “reclama” in modi anche legali sempre più scomposti ed inaccettabili un “segno di identificazione per l'espulsione”.

Ciò che si persegue senza dichiararlo sino in fondo perché sarebbe intollerabile la sua stessa semplice esplicitazione è la eliminazione dell'avversario, a mezzo della cessazione della sua presenza, civile come culturale e fisica, da rendere impossibili. La cancellazione etnica (l'epurazione, la pulizia etnica, il pogrom...) come instrumentum regni, nella riedificazione del principio unico della sovranità assoluta nazionale su base culturale e soprattutto religiosa e contro la conquista di ogni principio di eguaglianza antropologica o civile.

I Radicali vogliono denunciare questa dimensione crescente ed in via di diffusione, di perdita delle garanzie di cittadinanza e del rispetto della legalità come forma di un nuovo Regime in via di costituzione di cui non è ancora possibile riconoscere compiutamente le fattezze, ma solo di intravedere la tragica pericolosità. Non sarà una riedizione del conosciuto. Sarà forse, dio non voglia, addirittura peggio tanto quanto la strumentazione tecnologica ha fornito di potenziamento delle possibilità di offesa reciproca.

Questo Regime in Italia vuole la sparizione, la cancellazione del nostro partito di cui si contesta persino la maggior durata nel panorama della rappresentanza politica in Italia ed italiana in Europa.

La “stella gialla” di identificazione pubblica è già stata apposta su di noi invisibilmente, nella complicità più sorprendente.

Pannella chiede che venga esibita nella comunicazione pubblica” visibilmente”, stimolando la discussione circa l'opportunità del ricorso a questo simbolo estremo. Lui vi si sofferma e discute sull'”esagerazione” o meno dell' analisi , della denunzia, del modo.

C'è una bandiera in cui compaiono in circolo dodici stelle gialle a cinque punte. E' l'emblema, non più aggiornato della U.E. Una di queste stelle non potrebbe essere a sei punte, come quella che spiccava sui cappotti dei deportati ebrei?

Direbbe, accennandolo per alcuni molestamente, gridandolo per altri che l'attendono come conquista di più verità, che Israele è Europa, che dovrebbe farne parte per rendere impossibile persino alla follia di un fanatico pensare a cancellarla dalla faccia della terra con la forza. Ma, soprattutto che quella stella è l'emblema di ogni rifiuto di violenza, e di affermazione della possibilità di soluzione pacifica, di ogni compromesso risolutore attraverso cui la nostra umanità faticosamente cerca di trascinare più avanti di un passo le sue conquiste di civiltà.

Ed inoltre che responsabilità politica è raggiungere risultati e non cercare occasioni di esibizione.

In una campagna elettorale “per l'Europa” è come se le due stelle gialle, come i nomi dei nostri rappresentanti si sovrapponessero, naturalmente ed eloquentemente. E senza esagerazioni.

sabato 18 aprile 2009

EX DIPENDENTI MOLINI GAZZI



QUESTO COMUNICATO MERITA DI ESSERE DIFFUSO QUINDI LO PUBBLICHIAMO.
SOLTANTO LA FACCIA TOSTA DI CERTI POLITICI E GIORNALISTI PUO' PERMETTERE CHE TUTTO QUESTO AVVENGA. E PER LO STABILIMENTO EX BIRRA MESSINA LA SITUAZIONE E' IDENTICA
.

*******************

Egregi Signori,
come dice il vecchio detto: " tutti i nodi vengono al pettine"
e anche: "le bugie hanno le gambe corte"

E' di questi giorni la notizia che il Pulejo diffida l'ufficio urbanistica e il comune di messina «a porre in essere ogni atto necessario ed utile affinché venga immediatamente revocata la proposta di delibera».
Quale delibera? Quella proposta dall'assessore Corvaja di modificare il Piano Regolatore riportando l'area dei Molini Gazzi da edificabile B1, a max cubatura, a industriale (come storicamente era).
La cosa che lascia perplessi è come la sopraintendenza si sia opposta nonostante l'edificio è un ormai raro (se nn unico a Messina) esempio di archeologia industriale di cui una parte sopravvissuta al terremoto del 1908. Vi facciamo notare che negli scantinati vi è un rifugio antiaereo costrutito dal prefetto dell'epoca...qualcuno si è scomodato a fare un sopralluogo prima di dare il via libera alla sua demolizione? Per comodità vi alleghiamo una foto..anzi due.
Il Pulejo adduce anche la motivazione che questa decisione influirebbe «nel procedimento di concordato pendente dinnanzi al Tribunale fallimentare dove, tra i valori patrimoniali della società, l'immobile in questione è quello di maggiore pregio e la sua stima, in conformità all'attuale destinazione urbanistica, consentirebbe di soddisfare al 100% i creditori».
Intanto, per puntalizzare, il concordato dei Molini Gazzi è al 77,25%.
Ma supponiamo che il terreno ritorni a destinazione industriale come noi quest'estate avevamo richiesto. Cosa succederebbe?

Ve lo diciamo noi.

Perderebbe il suo valore di mercato (altissimo). Non si farebbero più palazzine (mannaggia!!)
Rimarrebbe un'area col suo edificio industriale e i suoi macchinari...pronti per essere azionati.

E cosa rimarrebbe da fare al Pulejo?
A) Riprendere l'attività
B) Cedere l'attività magari ad un grosso gruppo industriale, GMI, Casillo ecc.
E noi ce lo auguriamo!
Perche è un mercato che nn conosce crisi. Domandate ai vostri fornai da chi prendono la farina oggi! Antonio Amato-Napoli, Moramarco-Puglie, Casillo-Pozzallo.
C'è meno pane in città? avete difficoltà a trovarlo? NO

Il problema dei Molini Gazzi è sempre stato uno solo: LA SPECULAZIONE EDILIZIA

Ve l'avevamo detto, in tutti i modi, gridato....raccogliendo 16.000 firme sotto il sole di agosto. Eppure c'è chi con "le lacrime agli occhi" smentiva su un articolo di mezza pagina del più venduto quotidiano locale: " La Gazzetta del Sud".
E ora la Gazzetta che fa? tace.... Ma è questa è l'informazione che si merita una tra le 10 città piu popolose d'Italia? Cosa pubblica la Gazzetta del Sud in questi giorni?

Per noi è stata una Pasqua di tristezza. Quasi faticavamo a chiamarci. Dire: "come stai? come te la passi?" L'orgoglio è ferito da mesi di privazioni, da prospettive che nn ci sono da problemi di salute ed economici. Non si ha voglia di dire come si sta. Dopo oltre 6 mesi dal licenziamento, dal 26 settembre 2008, giorno in cui ci hanno chiuso le porte senza nemmeno darci la possibilità di recuperare i nostri effetti personali, la vita è diventata molto difficile. Ed è difficile vedere prospettive in un momento come quello che stiamo attraversando.
Nessuno ha trovato ancora una collocazione. Si vive come si può.
Aspettiamo ancora i nostri soldi e siamo stufi di sentirci dire dai giudici che prima deve passare il concordato. Noi riteniamo si tratti di una interpretazione restrittiva. In fondo siamo creditori privilegiati al 100% e in ogni caso verremmo liquidati prima di ogni altro. Quindi: perche non liquidarci subito? e poi, quando si interrompe il rapporto di lavoro non si deve corrispondere subito il TFR? Una volta qualcuno ha detto che la Procura stava indagando...ma che sta facendo? 27 famiglie in mezzo ad una strada! non è abbastanza? Esiste qualcuno a Messina che non sia schiavo della politica, dei poteri economici, della massoneria o di quant'altro?

Siamo stanchi ed esasperati

Ci sembrava giusto aggiungere il nostro punto di vista alla situazione che è tutt'altro che conclusa

Gli ex dipendenti dei Molini Gazzi

domenica 12 aprile 2009

LA NUOVA PROPRIETA' SENZA PROPRIETARIO


La stampa pasquale aspetta ancora oggi le "novità societarie". Quelle, per intenderci, sul "nuovo" Messina. Come se loro,i giornalisti professionisti a tempo pieno,non conoscessero già tutto.Aspettano in verità le veline ufficiali,quelle che potranno scrivere e che dovranno nascondere la verità.Una cronista serio avrebbe già scritto quello che Francesco Straface ha scritto nel giornale online di Messinasportiva. Dubbi,perplessità,notizie sulle scatole cinesi societarie che il magistrato della fallimentare non ha voluto neppure annusare.Da oltre venti giorni il passaggio virtuale tra la FC di Franza & C e passato a chi? Ad un certo signore che,accompagnato da una signora e da un avvocato ben conosciuto, si è presentato in Tribunale per la felicità dei tifosi "organizzati" e dei giornalisti affamati di sicurezze.Ma chi fosse il proprietario di fatto,l'azionista di riferimento e il regista vero dell'operazione non si sa ancora.Ufficialmente.Nonostante ciò il sindaco,sempre più virtuale,e il presidente della Provincia hanno accolto il signore con l'accento romanesco accompagnato dal barista più intervistato dello Stretto.Promesse,regali,sorrisi,e nulla più.Un giornalista libero e forte ha poi ospitato e intervistato lungamente il "timido" e riservato rappresentante della proprietà sconosciuta.La platea giallorosa si è scalda subito e si parla già di serie A.Un trionfo.Un film.Ma i giornalisti curiosi e coraggiosi indagano,scoprono le magagne,le società fittizie, i fatti di cronaca giudiziaria e le conseguenti disavventure di un noto finanziere candidato in senato in Calabria dal presidente della Regione siciliana.Uno che hanno conosciuto già alcune squadre del Nord e anche del sud partenopeo.Uno che arriva nello Stretto come arrivò negli anni '70 quel Michelangelo Alfano per "salvare" i colori giallorossi. Allora vi fu qualche gambizzazione oggi siamo ancora alle minacce via internet.Egregio Signor Prefetto Alecci,per caso, l'argomento non è forse di sua pertinenza e competenza? Aspettiamo prima le notizie della "stampa pasquale" oppure interveniamo?

venerdì 10 aprile 2009

LE LOGICHE DI CONVENIENZA DEI PROFITTATORI DELLE POLITICHE SOCIALI


Conclusa la due giorni di incontri sulla dis - abilità organizzata dalla Meter & Miles onlus. Hanno discusso, assieme a Matteo Schianchi ( nella foto), i giornalisti Alessandra Serio ed Emilio Pintaldi, gli assessori Pio Amadeo, Pinella Aliberti,Salvatore Magazzu',il presidente della Consulta Filippo Cammaroto,il vicepresidente Ennio Marino,e poi Giuseppe Ruggeri,Maria Celeste Celi,Maria Grazia Pistorino. Assenti i rappresentanti del Cesv e delle associazioni che,a vario titolo,dicono di occuparsi delle persone con handicap. Assenti i vertici del comitato paralimpico e alcuni esponenti politici che avevano dato la loro adesione. Insomma è risultata chiarissima la linea di demarcazione tra coloro che cercano di stimolare un dibattito e creare opportunità di dialogo e coloro che invece rimangono prigionieri delle loro logiche di convenienza e di povertà intellettuale.
Proprio nel momento in cui il sindaco Buzzanca si appresta a "cedere" la parte più sostanziosa della torta dei servizi sociali alla Croce Rossa molti rappresentanti del Terzo Settore badano esclusivamente ai loro piccoli interessi. Vedremo nelle prossime ore se qualcuno si sveglierà dal torpore e dimostrerà di volere essere al servizio dei cittadini e non più organico alla Casta dei profittatori.

venerdì 3 aprile 2009

A MESSINA UN EVENTO DA NON PERDERE


giovedì 9 APRILE ORE 17,30 - HOTEL S.ELIA via 1° settembre Messina

venerdì 10 APRILE ORE 10,00 - SALONE SPECCHI PROVINCIA REGIONALE
PRESENTAZIONE E INCONTRO CON L'AUTORE DEL LIBRO
"LA TERZA NAZIONE"

Matteo Schianchi racconta com'è nato il suo saggio "La terza nazione del mondo. I disabili tra pregiudizio e realtà". "Con la terza nazione - dice l'autore, ricercatore in campo delle scienze sociali - mi è sembrato di far convergere la mia dimensione personale di disabile con il percorso di ricerca" per porre la questione della disabilità come problema sociale ed esistenziale che riguarda tutti. In linea con la Convenzione Onu, la causa dell'emarginazione non è l'handicap in quanto tale, ma lo sguardo che posiamo, a livello individuale e collettivo, sulla disabilità.

La prima idea di scrivere qualcosa sulla disabilità nasce qualche anno fa. Era un momento di forte crisi personale, sentivo che il mio handicap mi pesava tantissimo, nelle relazioni con gli altri. Sentivo nella mia quotidianità tutta quella "fatica di essere disabili" di cui parlo nel secondo capitolo, una fatica opprimente, senza soluzione. Avevo il bisogno di raccontare quella fatica, gli sforzi che avevo fatto per anni per ricostruire me stesso dopo un incidente stradale in cui ho perso un braccio e una gamba. Per fortuna non ho poi scritto nulla. Sarebbe stato un racconto autobiografico, di nessun interesse per gli altri. Non mi interessa il racconto di sé. Raccontare, qualsiasi cosa essa sia, ha secondo me un senso solo se si suscitano i sentimenti, i pensieri e le riflessioni altrui.
Alle questioni più strettamente personali si è poi aggiunto un percorso intellettuale e di ricerca. Ero laureato in storia ormai da anni, ma non avevo mai pensato che la disabilità potesse diventare un tema di analisi per le scienze sociali. Ho poi cominciato a leggere alcuni testi, a partire da Stigma di Erving Goffman che, per caso, ho trovato sul bancone di una libreria. Credo che chiunque si interessi di disabilità debba leggere questo libro. Da lì le mie letture si sono approfondite, sono andato alla ricerca di altri testi e di articoli. Ho soddisfatto i miei interessi soprattutto in Francia, dove l'attenzione delle scienze sociali per questo tema è molto più approfondita.
Con "La terza nazione" mi sembra di aver fatto convergere la mia dimensione personale di disabile con il percorso di ricerca. Ho cercato di costruire un testo che fosse il più accessibile possibile poiché credo che una "cultura della disabilità" deve poter essere fruibile al maggior numero di persone. Nello stesso tempo, ho voluto porre la questione dell'handicap come problema sociale a tutto tondo, ma anche come problema esistenziale che coinvolge tutti, e non solo i disabili.
Ho trovato il punto di raccordo tra queste diverse dimensioni nello sguardo che abbiamo tutti, normali e disabili, sull'handicap. Uno dei passaggi del libro a cui sono maggiormente legato è il seguente: "Da anni studiosi di scienze sociali e oggi anche la Convenzione dell'Onu sui diritti delle persone con disabilità sostengono che la causa iniziale dell'emarginazione di chi è disabile non è l'handicap, la menomazione in quanto tale, ma lo sguardo che posiamo, a livello individuale e collettivo, sulla disabilità. A interporsi tra il disabile e la vita non c'è l'handicap, ma lo sguardo su di esso" (pag. 14).
Il mio libro parte da qui. Ho voluto fare un percorso per comprendere le origini di questo sguardo, in termini psicologici e culturali. Ma non considero questo approccio "culturale" all'handicap una operazione intellettuale fine a se stessa: il modo attraverso cui guardiamo la disabilità ha ricadute concrete nella realtà quotidiana delle persone disabili. Quel considerare i disabili esseri inferiori è un pensiero terribile che esprimiamo come singoli e come collettività è uno sguardo nasce dalla paura che suscita in noi la semplice vista dell'handicap e si trasforma in tutti quei comportamenti e quegli sguardi che stigmatizzano ed escludono le persone disabili. Ciascun disabile sa quanto questo sguardo abbia bloccato sul nascere la possibilità di stringere relazioni, di comunicare con gli altri, di esprimere se stessi.
Matteo Schianchi







La terza nazione del mondo
(a cura di Stefano Borgato)
È il titolo del libro presentato a Milano e nei prossimi giorni a Roma e si riferisce a quei 650 milioni di disabili nel mondo - oltre il 10 per cento della popolazione globale - una "nazione" superata solo dalla Cina e dall'India. Lo ha scritto Matteo Schianchi, ricercatore nel campo delle scienze sociali, anch'egli persona con disabilità, ed è un'opera da consigliare a tutti per "fare il punto" della situazione sulla disabilità nel mondo e in Italia

Non è certo un "libro d'occasione", scritto sulla scia della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, La terza nazione del mondo, di Matteo Schianchi, laureato in storia contemporanea e già ricercatore presso la Scuola di Alti Studi in Scienze Sociali a Parigi, oltre che componente della Nazionale Italiana di Sport Disabili che ha partecipato agli Europei e ai Mondiali di nuoto. Si tratta invece di una sentita e utile ricognizione sulla disabilità - condizione che l'Autore vive in prima persona - con lo sguardo rivolto sia al passato che al presente.

Partendo da un titolo "provocatorio" al punto giusto - che è per altro la fotografia oggettiva della realtà esistente -  l'opera prende le mosse da uno dei personaggi disabili che più hanno fatto parlare in questi tempi, come l'atleta sudafricano Oscar Pistorius, per risalire poi nel tempo e ampliare lo sguardo alla situazione di quei 650 milioni di persone che oggi costituirebbero appunto la "nazione più popolata del mondo", dopo la Cina e l'India.
«Sono oltre il 10 per cento della popolazione globale - scrive Schianchi - e in Italia sono circa 6 milioni, la seconda "regione" dopo la Lombardia. Sono le vittime di malattie congenite o acquisite, di traumi psichici, di incidenti sul lavoro e stradali, di tumori. Ma l'handicap non solo coinvolge molte persone: esso riguarda tutti, poiché le sue cause stanno nei rischi, nelle fatalità, nelle casualità cui sono soggette le nostre esistenze e quindi, proprio perché la temiamo, rifiutiamo la disabilità, la sua vista ci disturba e ci inquieta».

Particolarmente interessante la prospettiva di osservaziona adottata da Schianchi che guarda alla "visione dell'handicap". «Non esiste handicap senza sguardo sull'handicap - scrive infatti - e questo sguardo è pieno di rifituo, pregiudizi, pietismo provati dai "normali" sui disabili e dai disabili su se stessi: qui si creano e si alimentano il rifiuto e l'emarginazione, uno sguardo stigmatizzante che in realtà ha profonde radici psicologiche e culturali».
Ed è proprio queste "radici" che l'Autore cerca di mettere in luce, senza mai dimenticare che attorno vi è «uno stato sociale ancora insufficiente, nella prevenzione e nelle risposte alle forme di handicap», che «dovrebbe rifarsi alla recente dichiarazione ONU dei diritti dei disabili, non ancora ratificata dall'Italia»: politiche tuttora centrate sull'assistenzialismo, barriere, risorse insufficienti, leggi parzialmente applicate, niente strumenti psicologici per affrontare i vari traumi. «Sono questi i deficit - conclude Schianchi nell'introduzione al suo libro - che contribuiscono a sommergere i disabili nelle difficoltà quotidiane, nelle solitudini, nelle forme di povertà, in vite completamente sacrificate all'handicap».

Temi, dunque, non certo nuovi per chi frequenta abitualmente le nostre colonne o per chi vi scrive, ma che riuniti in un saggio diventano assai utili per "fare il punto" della situazione e fornire ulteriori elementi di discussione, da affiancare come ideale base di partenza agli approfondimenti sui temi che vi vengono trattati.
Assai lucida, poi, è anche la "proposta finale", quando si scrive: «È meglio rendersi conto che ancora oggi l'integrazione è molto lontana perché i dispositivi adottati sono insufficienti e non fanno sistema. Non basta far consumare di più i disabili, né parlare di più di handicap per modificare automaticamente la realtà e il senso comune. Si può invece pensare che alcuni aspetti dell'integrazione delle persone disabili siano già possibili. Passano per radicali forme di prevenzione tese  diminuire le fonti dell'handicap. Passano per il passaggio da politiche assistenzialiste a politiche che mettono al centro i soggetti e le loro relazioni, come proposto dalla Convenzione ONU. Passano per la messa a disposizione di ausili tecnologici adeguati, per la fornitura di servizi pertinenti. Passano per la gestione psicosociale del trauma dell'handicap. Passano per l'eliminazione delle barriere architettoniche nei luoghi e nei mezzi di trasporto, nell'inclusione reale nelle dimensioni del lavoro e nella scuola. Passano per la costruzione di saperi scientifici e per la formulazione di competenze e linguaggi capaci di costruire una cultura dell'handicap. È il "programma minimo". Ma solo da qui si possono cominciare a gettare le basi per l'integrazione dell'handicap e dei suoi portatori, così diversi ma non inferiori e così profondamente parte integrante della condizione umana e della vita nella nostra società».

Un libro, dunque, da consigliare a tutti, impreziosito tra l'altro da una sitografia finale, che segnala i principali spazi web italiani dedicati alla disabilità e da alcuni passaggi letterari o cinematografici particolarmente azzeccati, proposti come epigrafi all'inizio di ogni capitolo. Per tutti la citazione dal Padiglione d'Oro, capolavoro del celebre scrittore giapponese Yukio Mishima: «I minorati fisici hanno la stessa bellezza delle donne avvenenti. Gli uni e le altre sono stanchi d'essere guardati, sono sopraffatti e nauseati da un'esistenza trascorsa nella continua curiosità altrui, e reagiscono chiudendosi in se stessi».

Da segnalare, in conclusione, che dopo la presentazione di Milano del 10 febbraio, La terza nazione del mondo sarà al centro anche di un inconro a Roma (giovedì 19 febbraio, Libreria Feltrinelli, Via Vittorio Emanuele Orlando, 78/81), alla presenza di Pietro Barbieri, presidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap).
Matteo Schianchi, La terza nazione del mondo. I disabili tra pregiudizio e realtà, Milano, Feltrinelli, 2009 (Serie Bianca), 176 pagine, 14 euro (in libreria dal 15 gennaio 2009).

Indice: Introduzione - 1. Ho visto cose che voi umani non potreste immaginare - 2. La fatica di essere disabili - 3. Dis-integrati - 4. Tira fuori il mostro che c'è in te - 5. La mostra delle atrocità - 6. Prigionieri della civiltà. Una storia per sommi capi della disabilità - 7. Effetto collaterale e risposte insufficienti - 8. La barriera culturale - 9. Umano, troppo umano - Sitografia - Note.
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