lunedì 23 novembre 2009

ZERO PROTEZIONE SOCIALE E TANTA IPOCRISIA DELLA POLITICA


Comitato Radicalmente Nonni: a 50 anni dalla Dichiarazione universale dei diritti del fanciullo, a 30 dall'anno internazionale del fanciullo, a 20 dalla Convenzione ONU sui diritti dei fanciulli, è sempre l'anno di Erode nel mondo
E il festival dell?ipocrisia in Italia.


22 novembre 2009

Mentre i Governi nazionali e regionali celebrano enfaticamente i vari anniversari dei diritti dei fanciulli stabiliti a livello internazionale, diritti sulla carta e “di carta”, la FAO informa che un bambino muore di fame ogni 6 secondi. Dunque ogni anno è l’anno di Erode, come affermò il Partito radicale, nel lanciare la lotta contro lo sterminio per fame nel mondo, quando il 1979 fu proclamato “anno internazionale del fanciullo”. Dilaga la povertà e l’Italia, tra i Paesi industrializzati è addirittura ultima per investimenti nei sistemi di protezione sociale.

Il Portavoce di “Radicalmente Nonni” Lucio Bertè ha dichiarato : “Per vedere l’Italia in testa ad una classifica dovremmo valutare l’ipocrisia delle sue Istituzioni. A parole sono tutti d’accordo che i diritti dei bambini vanno assicurati comunque. Il loro primo diritto, sancito dalle Convenzioni internazionali e dalle leggi nazionali e regionali, è quello – “salvo circostanze eccezionali” - di stare nella propria famiglia, dunque andrebbero aiutati gli adulti che sono la famiglia dei bambini. La povertà è la principale causa per cui, in alcuni Paesi, dei genitori accettano di dare in adozione un figlio, come male minore. La legge italiana dice che un bambino non può essere allontanato dalla sua famiglia “per povertà”, ma è la povertà all’origine dei problemi famigliari che finiscono per determinare l’allontanamento forzato dei bambini dalle famiglie in cui sono nati, con decreti elargiti dai Trbunali per i minorenni su indicazione dei Servizi sociali, come unico aiuto concreto. Sono provvedimenti concepiti soprattutto per “punire” le famiglie di fatto e i “genitori di fatto” ai quali, in caso di separazione è negato il diritto al Tribunale civile e ad una civile soluzione dei rapporti con i figli. Alla fine, i diritti proclamati nei confronti di ogni bambino sono negati a priori in Italia ai “bambini di fatto” che, a fronte dei pochi abbandono veri e propri, vanno a soddisfare la fame di “rette” incamerate dall’industria assistenziale e pagate a piè di lista dai Comuni. Nonostante le proclamazioni ufficiali, i Comuni non esercitano alcun controllo sui propri Servizi sociali, affinchè diano attuazione alle scelte di politica sociale a tutela dei diritti dei bambini e delle loro famiglie. La stessa ipocrisia domina la politica nazionale e quella di molte Regioni italiane.
Esemplare l’incapacità del Parlamento di varare la legge istitutiva del Garante nazionale dei diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, figura che le Convenzioni, celebrate ufficialmente, vorrebbero indipendente e con poteri di controllo e di iniziativa autonoma, mentre il Governo, dopo aver strombazzato con cadenza semestrale la sua istituzione, ha proposto una figura scialba e “dipendente” che prenderà un sacco di soldi per garantire solo gli interessi consolidati sulla pelle dei bambini. La stessa legge-truffa è stata approvata in Regione Lombardia otto mesi fa, ma tutti sapevano che il Garante non sarebbe stato nominato fino alla prossima legislatura, per assicurare un posto in più per la spartizione partitocratica. A 20 anni dalla Convenzione ONU, solo in 3 Regioni c’è un Garante che funziona.
Il Comitato Radicalmente Nonni, in vista della ripresa dell’esame della Legge per il Garante, proporrà a tutti i Gruppi parlamentari un OdG, frutto di 9 anni di esperienza sul campo e in linea con quanto richiesto dalle Convenzioni dell’ONU e del Consiglio d’Europa.”

mercoledì 18 novembre 2009

L'OPPOSIZIONE E LA RIVOLTA


Noi, mai con la destra. Ma che fatica con questa opposizione


• da "Il Fatto Quotidiano"

di Mario Staderini

Mario Staderini, 36 anni, è iscritto ai Radicali dal 1992 e da qualche giorno ne è il segretario: "Il primo obiettivo per le regionali è presentare ovunque le liste Bonino-Pannella. Allo stesso tempo facciamo appello a Verdi e socialisti per coalizioni anche autonome, se ci stanno noi ci siamo. Il rapporto con il Pd è obbligato: l’ostacolo, però, è rappresentato dall’asse Berlusconi-D’Alema".
Al congresso che l’ha eletta segretario ci sono state due parole d’ordine: rivolta e regime.
"E’ un problema che non riguarda solo l’Italia e ne parleremo al consiglio generale del Partito radicale transnazionale (a Roma dal 20 al 22 novembre, ndr). Perseguiamo una rivolta non violenta, gandhiana: sui grandi temi, come l’eutanasia o l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, gli italiani sono con noi. Un atto di rivolta è quello della famiglia di Stefano Cucchi che mostra le foto del figlio. O Maria Coscioni in queste ore in sciopero della fame, insieme ad altre quattrocento persone, per denunciare lo Stato che abbandona a loro stessi i malati di sla. Vogliamo moltiplicare le fonti di rivolta".
Parteciperete al No-B. Day?
"Capisco le buone intenzioni dei promotori, ma eviterei di ridurre la piazza a piazzate. Come mai neppure Tonino Di Pietro si oppone alla candidatura di D’Alema, avanzata da Berlusconi, al ministero degli esteri europeo? Ecco, se fosse un No B. e D’Alema Day scenderemmo in piazza anche noi".
Tendete la mano a Bersani, ma non a D’Alema quindi?
"D’Alema in quel ruolo sarebbe un problema. Con Berlusconi è in completa sintonia in politica estera: i loro punti di riferimento sono Putin e Gheddafi, i nostri no. In più Berlusconi-D’Alema è l’asse antiradicale dalla mancata riconferma di Emma Bonino a commissario europeo nel 2005 alla mozione Pd-Pdl che chiede all’Europa la libertà di esposizione di simboli religiosi in tutti i luoghi pubblici, non solo nelle scuole. Passando per i nostri otto senatori eletti ed esclusi dal Parlamento nel 2006, con i quali oggi avremmo ancora il governo Prodi. Detto questo il Pd è un interlocutore obbligato, perché non siamo mai stati identitari o autoescludenti".
Vi rivolgete anche a Verdi e Psi, non a Sinistra e Libertà.
"Se il futuro del socialismo è rappresentato da Sinistra e Libertà abbiamo grossi dubbi sul socialismo".
A destra mai?
"Con questa destra "Dio, patria, famiglia" mai. Apprezziamo il percorso di evoluzione di Gianfranco Fini, ma il presidente della Camera non è questa destra".
Non è che fra qualche tempo ritroviamo anche lei nel Pdl, come Daniele Capezzone?
"Il nostro è un partito libertario. Certo, ha avuto un’evoluzione anomala. Quanto a me lo escludo, in assoluto".

martedì 17 novembre 2009

INTERNET & SCHEDATURE DA STATO DI POLIZIA

Internet, Nicotra e Cappato: no al rinnovo del decreto Pisanu; no allo stato di polizia in rete

Dichiarazione di Luca Nicotra (Segretario di Agorà digitale) e Marco Cappato (Presidente, membro del Comitato nazionale di Radicali italiani):

Il 31 dicembre scade il decreto Pisanu, che prevede la schedatura di tutte le comunicazioni su Internet e dei dati personali di coloro che accedono alla rete dai luoghi pubblici, con modalità tali da non avere eguali in alcun Paese democratico. Il decreto fu approvato sull'onda della paura generata di attentati terroristici negli USA e in Europa, e da allora ininterrottamente prorogato, cancellando il diritto dei cittadini alla riservatezza dei dati personali.
L'associazione radicale "Agorà digitale" ha deciso di mobilitarsi per impedire che sia prorogata una norma così lesiva dei diritti fondamentali dei cittadini, alla quale non corrisponde alcuna reale giustificazione in termini di sicurezza. Siamo consapevoli che già in passato questa richiesta da parte del mondo della rete è giunta ai Governi che si sono succeduti dopo l'approvazione del decreto. Ma prima il governo Prodi e poi quello Berlusconi si sono dimostrati sordi.
Quest'anno Agorà Digitale e il Partito radicale sono determinati a mettere fine a questa anomalia lottando dentro il Parlamento, dove i Deputati radicali eletti nelle liste del PD hanno presentato un disegno di legge per regolare il trattamento dei dati personali, ma anche al di fuori, fornendo ai cittadini gli strumenti per opporsi a tali norme liberticide e preparando azioni di disobbedienza civile.
E' proprio a causa delle incredibili restrizioni imposte dal decreto Pisanu che l'Italia si trova agli ultimi posti in Europa per diffusione dei punti di accesso wifi, nei bar, nelle scuole, nelle stazioni e nei luoghi pubblici in generale. Per dire NO allo Stato di polizia in rete, è necessario mobilitarsi per impedire il rinnovo del decreto Pisanu.
16 novembre 2009

domenica 15 novembre 2009

SIGNOR SINDACO,PERCHE' ANCORA NON HA RISPOSTO?


Lo scorso 17 luglio alcuni consiglieri comunali di maggioranza hanno presentato una interrogazione, al sindaco di Messina e per conoscenza a diversi responsabili della cosa pubblica,per chiedere una verifica amministrativa riguardante alcune procedure concessorie alla cooperativa edilizia "Polizia di Stato 85". Il sindaco Buzzanca e gli altri quattro soggetti istituzionali,a quanto ci risulta,non hanno ancora risposto. Certamente il periodo è stato molto caldo. Dopo l'estate e le giuste ferie è arrivato l'alluvione.Poco il tempo per occuparsi di quelli che potrebbero apparire come piccoli problemi. Si da però il caso che la cooperativa in oggetto abbia ugualmente continuato a procedere nelle proprie attività edificatorie.E si da anche il caso che il presidente della stessa cooperativa abbia anche ritenuto opportuno procedere ad una denuncia - querela nei confronti del sottoscritto per un post pubblicato sull'argomento.
Ora è chiaro, o dovrebbe essere chiaro anche al sig. Galati Maurizio ( funzionario di PS e presidente della cooperativa), che la denuncia per diffamazione - che consideriamo come una sorta di avvertimento -,non ci impedirà di continuare ad interessarci di problemi legati all'edilizia, alle attività immobiliari poco trasparenti,ai finanziamenti pubblici e,in genere,alle questioni inerenti la pubblica amministrazione. Così come facciamo da oltre 40 anni durante i quali ben più pesanti "interessamenti" abbiamo dovuto subire.
Nel caso specifico quello che ci imbarazza è soltanto che questa vicenda riguardi l'istituzione Polizia di Stato che,in quanto confusa con il nome della cooperativa,potrebbe portare a pensare ad una responsabilità specifica della stessa Istituzione.Ci auguriamo che il sig.Questore,che stimiamo,al più presto voglia prendere le distanze e i giusti provvedimenti per eliminare ogni spiacevole commistione.

martedì 10 novembre 2009

CORAGGIOSE E GRAVISSIME ACCUSE DEL CONSIGLIERE SAGLIMBENI CONTRO GENOVESE



ADESSO QUALCUNO NEL PARTITO DEMOCRATICO DOVREBBE AVERE LA DIGNITA' DI PRENDERE LE OPPORTUNE DECISIONI.

queste le accuse di Saglimbeni:

" La vergognosa frattura consumatasi nell'assemblea di domenica, nel corso della quale l'area Lumia ha abbandonato i lavori non partecipando alla votazione del segretario, ha dato l'ennesimo colpo di grazia all'obiettivo di costruire in Sicilia e a Messina quel partito nuovo, aperto, democratico, trasparente, che avevamo sognato. L'elezione di Lupo va interpretata infatti come un'operazione gattopardesca che, nel segno della continuita', tradisce le attese di quanti speravano in una svolta reale che assicurasse il rilancio del partito. Le ragioni dell'ennesimo fallimento sono tante. Grande peso ha avuto la decisione di regolamentare la fase congressuale dando centralita' alle tessere e quindi ai signorotti locali, padroni delle tessere, che controllando pure l'organizzazione, hanno potuto strutturare la competizione tra candidati alla segreteria regionale sulla base delle risorse finanziarie disponibili. Sono mancate le analisi e le valutazioni sulla gestione e la conduzione del partito nei due anni precedenti per far tesoro degli errori commessi, emarginare i responsabili e ricavarne indicazioni utili su programma, modello di partito, sistema delle alleanze, criteri di selezione della leadership. A Messina, sembra siano stati denunciati episodi che confermano la sistematica violazione delle regole congressuali. Con furbizie, brogli vari e risorse finanziarie e personali del partito, sembrerebbe che l'ex segretario regionale abbia eletto propri uomini in tutte le liste, solo fittiziamente in competizione, grazie alla complicita' dei loro rappresentanti. All'orizzonte si intravede pertanto un PD Siciliano che non è molto diverso dagli altri partiti: occupato, gerarchico, ridotto a comitato elettorale, non luogo di confronto e partecipazione, gestito privatamente e personalmente dal padrone di turno, ecc... In un partito cosi' non mi riconosco assolutamente. Pertanto, nel ringraziarti per il modo in cui mi hai accolto e per l'opportunita' che mi hai dato di conoscere in Sicilia e a livello nazionale amici leali e prestigiosi come Angelo Argento, spero tu possa comprendere e giustificare le decisioni assunte. Grato della tua amicizia, un abbraccio affettuoso” .

mercoledì 4 novembre 2009

VUOI VEDERE CHE IL RAGAZZO DI 4 ANNI E' MORTO A CAUSA DEI DISFATTISTI?

TUTTI PRONTI AD INDIGNARSI QUANDO QUALCUNO AFFERMA CHE MESSINA E' UNA CITTA' VERGOGNOSA.PER MILLE MOTIVI.TUTTI SCANDALIZZATI E PRONTI A DIFENDERE LA PRESUNTA MESSINESITA'. TUTTI PRONTI A COPRIRE E NASCONDERE SCANDALI. MA NON SAREBBE ORA DI SMETTERLA?


Morire a quattro anni, respinto dagli ospedali


di Michele Minorita

La storia è semplicissima, nella sua tragicità, e meriterebbe ben di più degli scarni trafiletti in cui la si è voluta relegare sui giornali. Siamo dunque a Messina; Un ragazzino di quattro anni, un Rom di origine romena, mentre sta giocando viene investito da un’automobile. Portato in ospedale dalla stessa investitrice, Mirko – così si chiamava il ragazzino – ne viene respinto: in rianimazione, dicono i responsabili, ci sono poche decine di posti, e sono già tutti occupati. Febbrilmente ci si mette in contatto con altri ospedali della città: niente da fare, non c’è un letto libero. Si chiama l’eliambulanza, e si prova a portare il ragazzino a Catania. Purtroppo durante il viaggio, il piccolo Mirko muore.



Poteva salvarsi, il piccolo Mirko, se fosse stato ricoverato subito a Messina? Chissà, ma non è questo il punto. Il fatto è che in una grande città, un capoluogo di provincia, non c’era un posto per poter ricoverare un bimbo di quattro anni in gravi condizioni. Da quella grande città, si è costretti a portarlo in una struttura di un’altra grande città. E’ normale? E’ normale che casi come questi si verifichino, e con sconcertante ripetitività? Sono “maledizioni” che cadono dal cielo, cui ci si deve assuefare e rassegnare? Il signor ministro Sacconi, sempre prodigo e loquace quando si tratta di esternare “difese della vita”, in questo caso non ha niente da dire? Non crede di dover intervenire, di doversi attivare, e provare a spiegare come sia possibile che accada quello che è accaduto? La signora sottosegretaria Eugenia Roccella, così impegnata nella stesura di note e di comunicati su “crocefisso sì, crocefisso no” in luoghi pubblici, non farebbe meglio a cercare di comprendere quello che è accaduto a Messina? Il piccolo Mirko di quattro anni, Rom di origine rumena, non aveva il diritto alla vita? Quanti casi come quello di Mirko si sono verificati, quanti pazienti sono stati costretti a vagare da un ospedale all’altro rifiutati, quanti lo saranno ancora?
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