martedì 29 dicembre 2009

SCOMPARE IL PARTITO DEMOCRATICO IN SICILIA



DA REPUBBLICA cronaca Palermo
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Lombardo nomina la nuova giunta
fuori i lealisti, dentro Centorrino
di Emanuele Lauria

- Il governatore Raffaele Lombardo ha nominato in serata la nuova giunta regionale. Confermati quasi tutti gli assessori. Escono i lealisti del Pdl Nino Beninati e Mario Milone. Al loro posto entrano il dirigente Pier Carmelo Russo e l'economista Mario Centorrino. Confermato Gaetano Armao.

Dopo una lunga giornata di telefonate e di riflessioni in solitudine, Lombardo ha deciso di agire. Il presidente della Regione ha firmato il decreto di revoca degli incarichi dei vecchi assessori e immediatamente dopo ha nominato i nuovi componenti dell'esecutivo di Palazzo d'Orleans.

Escono, com'era prevedibile, Beninati e Milone che avevano le deleghe rispettivamente ai Lavori pubblici e al Territorio e ambiente. Vanno fuori perché sono espressione del Pdl lealista con il quale Lombardo ha rotto definitivamente da alcune settimane. Da quando all'Assembla regionale i lealisti - cioè la corrente berlusconiana che fa capo all'asse Alfano-Schifani - non hanno votato il documento di programmazione economica e finanziaria. "Un vero ribaltone", secondo Lombardo.

Entrano in giunta, invece, Pier Carmelo Russo attuale segretario generale della presidenza della Regione e Mario Centorrino, docente di economia all'università di Messina, considerato di area Pd, sebbene i democratici neghino di avere segnalato alcun nome. Resta nell'esecutivo siciliano l'avvocato amministrativista Gaetano Armano, che pure nelle ultime settimane era stato accusato di conflitto d'interessi dal Pd e per questo era stato invitato a dimettersi.

Riconfermati anche gli altri tecnici: Massimo Russo e Caterina Chinnici (entrambi magistrati) e l'industriale Marco Venturi. Restano in giunta pure gli assessori 'politici' Luigi Gentile, Nino Strano, Michele Cimino e Titti Bufardeci che fanno parte del Pdl Sicilia (la corrente berlusconiana messa in piedi da Gianfranco Miccichè e dagli ex An isolani vicini a Fini), e i due esponenti dell'Mpa Lino Leanza e Roberto Di Mauro.

La giunta si riunirà domani in tarda mattinata per l'attribuzione delle deleghe e per discutere della nomina dei dirigenti generali degli assessorati con le nuove competenze assegnate - a partire dal 1° gennaio - dalla riforma della pubblica amministrazione regionale.

"L'ingresso di due tecnici di indiscutibile competenza - afferma il presidente della Regione, Raffaele Lombardo - rafforza una compagine di governo che intende affrontare le riforme necessarie per il rilancio dell'economia siciliana. In questa direzione ci sarà di grande aiuto la conoscenza della 'macchina' regionale che è propria di Pier Carmelo Russo, così come sarà preziosa la competenza di Mario Centorrino, che è uno dei più profondi conoscitori dei pregi e dei difetti del contesto economico siciliano e di tutto il Mezzogiorno".
(28 dicembre 2009)



in questo partito democratico non c'è più spazio. I laici, i veri democratici, devono immediatamente reagire a questa porcata.

mercoledì 23 dicembre 2009

ASSICURAZIONI & BRIGANTI


Un esempio di brigantaggio assicurativo


di Walter Mendizza

Da tempo sostengo che nel management assicurativo nel nostro Paese si annidano, ahimé, degli incapaci dal punto di vista industriale a causa di una patologia intrinseca alla natura del business, la c.d. "inversione del ciclo produttivo": prima si hanno i ricavi sotto forma di premi e poi (eventualmente) i costi sotto forma di sinistri, a differenza di quanto accade nel resto del mondo economico-industriale (tranne il gioco d'azzardo). Quando il management non è ben preparato la gestione tende ad essere più "allegra" posto che gli effetti di eventuali comportamenti scorretti si vedono 10, 15 anni dopo.

Questa tesi è dimostrabile andando a vedere le sanzioni che regolarmente commina l'istituto di vigilanza (Isvap) oppure andando a leggere le dichiarazioni che fanno alcuni manager assicurativi, dirigenti dalla faccia ottusa, che hanno un rapporto bovino con i premi assicurativi, immuni da dubbi o suggestioni, sembrano mangiare anabolizzanti per bestiame di allevamento. Queste mummie fossilizzate sono veri e propri zombie che se ne fregano delle regole e ripetono estenuanti errori che li portano ad essere multati ripetutamente. Già nel dicembre del 2006 riportai un articolo nel quale si evidenziava che l'Isvap aveva irrogato una sanzione record alla Sasa, compagnia del gruppo FonSai, era la prova provata di un management incapace. La cosa però non finì quell'anno.

Il 4 agosto del 2007 il Sole 24 Ore scriveva che il gruppo FonSai, nel solo mese di Giugno, (un mese quindi!) era stato percosso da sanzioni con ben 49 provvedimenti per un totale di oltre mezzo milione di euro di cui oltre 150 mila euro erano riferibili alla Milano Assicurazioni colpita da 19 sanzioni. Ben 15 delle 49 sanzioni ricevute vedevano coinvolto in solido Fausto Marchionni, il quale all'epoca dei fatti contestati era direttore generale. Marchionni è un pacioso signore (diventato poi amministratore delegato) il quale come un falconiere col falcone lanciò in volo verso Sasa un signor nessuno nell'illusione che bastasse poi un fischio per richiamarlo e riporlo in gabbia. Solo che il signor nessuno non solo non tornò indietro ma si mise a volteggiare in cieli sempre più alti sfuggendo al controllo e alla vista del suo incauto mentore.

Il signor nessuno, diventato falco passò poi a considerarsi l'Unto del Signore, che lotta contro il Male, ed il Male eravamo noi, il vecchio management, che fu sbattuto fuori senza esitazioni per impossessarsi del giocattolo. L'Unto del Signore paracadutò a sua volta una consorteria di incompetenti che portò la compagnia praticamente alla rovina. Lascio parlare i fatti: il 10 novembre del 2007 il Sole 24 Ore ripubblica i provvedimenti dell'Authority completando le informazioni fornite tre mesi prima. Le multe nei primi nove mesi erano state pari a 11,7 milioni e a dominare la scena era sempre il gruppo FonSai assieme alle sue controllate. Le sanzioni arrivavano a ben 5 milioni di euro. In prima posizione la FonSai stessa con 3,4 milioni, in terza posizione si collocava la controllata Milano Assicurazioni con 1,3 milioni ed in nona posizione la Sasa controllata a sua volta dalla Milano Assicurazioni.



L'anno seguente, il 12 luglio del 2008, viene fatta un'altra rilevazione sulle compagnie più colpite riferite al mese di maggio del 2008. Ai vertici della classifica, le stesse compagnie: prima c'era la Milano Assicurazioni con oltre 1 milione mentre al secondo posto, la capogruppo FonSai. Insomma il lupo perde il pelo ma non il vizio. Lo dissi al giudice nel 2002 e nel 2003 e dato che nessuno mi dava retta, l'ho scritto assieme a tutta la storia di Sasa nel mio sito personale e per questo motivo ebbi addirittura un'ingiunzione di chiusura del sito! Per aver scritto frasi del tipo "è arrivato un signore con i capelli impomatati e i baffetti alla Clark Gable" si gridò alla diffamazione e si invocò la chiusura del sito con un ricorso urgente ex art. 700 c.p.c. sia contro il sottoscritto, sia contro Aruba SpA la società che gestisce i domini dove vengono appoggiati i siti. Mi rendo conto che sembra incredibile, ma è la verità: questi buoni a nulla ma capaci di tutto avevano avuto il coraggio di mettere in discussione la libertà di espressione protetta costituzionalmente per evitare che venissero raccontati i fatti. In effetti a pensarci bene il racconto dei fatti indica in qualche modo il carattere dei personaggi ed il loro rispecchiarsi nelle azioni compiute per cui la natura delle persone la si deduce dalle proprie azioni.

Come se non bastasse, a gennaio di quest'anno il “Sole 24 Ore” fa un bilancio complessivo del 2008: primo vincitore assoluto in questa classifica negativa è la Milano Assicurazioni con 414 sanzioni per un totale di quasi 7 milioni di euro e seconda classificata è FonSai con 392 condanne per un totale di oltre 5 milioni di euro. La Sasa arriva al quinto posto con 109 sanzioni e ben 1,6 milioni di euro come importo totale. Da notare che la Sasa rappresenta in termini di multe il 4,15% del mercato mentre in termini di premi è appena lo 0,98% dei rami danni. Una strage in termini di competitività. Un mio ex collega mi diceva che hanno fatto un casino impressionante per buttare fuori la vecchia dirigenza, e per cosa poi? Per sostituirla con degli inetti che hanno portato questa piccola compagnia triestina alla soglia del disastro. Ma meritava far tutto questo? A Trieste, città in stato di decadenza perenne, si respira assicurazioni da centinaia di anni. L'unica cosa che i triestini sapevano fare bene era il mestiere di assicuratori. Come è possibile pensare che quattro scalmanati provenienti da chissà dove, incapaci di capire cosa sia questo delicato business, potessero improvvisamente sedersi al comando della compagnia senza far danni e senza mandarla a sbattere?

Non c'è niente da fare, ha ragione Pannella: dove c'è strage di legalità poi inevitabilmente c'è anche strage di persone. E' una predizione che purtroppo si compie con immutabile regolarità, una regola aurea che vale dappertutto, non solo per le grandi questioni mondiali, per tibetani e cinesi, ma anche per il più piccolo caso Italia, per la Peste Italiana che si manifesta in ogni angolo del nostro Paese, sotto ogni tappeto sociale, economico e politico. Anche il mondo assicurativo non poteva sfuggire a tale regola. Il 19 febbraio del 2004, dopo 3 anni della fuoriuscita dei dirigenti Sasa ad opera della Sai, il giornalista Riccardo Sabbatini chiese a Fausto Marchionni, se "/anche quest'anno l'utile della società sarà influenzato dalla volatilità delle riserve tecniche la cui riduzione, lo scorso esercizio, rese possibile il raggiungimento di un utile netto?/". Al di là della risposta di Marchionne, il fatto che si sia posta una domanda del genere avrebbe dovuto far saltare dalla sedia anche il più sprovveduto dei lettori. Chiunque avesse letto quella domanda avrebbe dovuto scrivere immediatamente alla Procura della Repubblica: si stava insinuando che l'utile del 2003 si è potuto produrre soltanto con la manomissione delle riserve tecniche. Un reato e per giunta un reato grave.

Di queste cose non si deve minimamente parlare. Quando io, direttore generale di Sasa Vita, dissi al collega Unto del Signore direttore generale di Sasa Danni: "/Lei si occupi piuttosto delle sue riserve che sono sicuramente sottovalutate e lasci in pace la compagnia vita che invece ha le riserve corrette fino all'ultima lira/". Apriti cielo! La battuta non solo non fu gradita ma venne interpretata come una minaccia per cui venni cacciato immediatamente nel giro di pochi giorni, tempo necessario per inventarsi una serie di pretesti campati in aria. Avevo toccato un nervo scoperto. Fui accusato improvvisamente di /malagestio/ (io?!) senza poter neppure difendermi, neanche davanti al nuovo Consiglio di Amministrazione in spregio all'art. 20 dello Statuto e ai doveri degli amministratori descritto negli artt. 2391 e 2392 c.c. Un
C.d.A. che non ha voluto ascoltare alcunché.

Purtroppo in questo Paese è molto difficile far rispettare le regole: tutto può essere cambiato e interpretato a piacere da chi ha il potere e denunciarlo o farlo valere in un tribunale è quasi impossibile. Ad esempio, mi sono rifiutato di andare alle riunioni di Sasa Danni perché non volevo essere testimone delle porcate che là si combinavano, ma questo fu usato contro di me ed anche l'ignaro giudice mi diede torto perché lo interpretò come un atto di insubordinazione. Le porcate poi sono state insinuate dal giornalista del “Sole 24 Ore”, non solo per Sasa ma addirittura per tutto il gruppo FonSai e senza che Marchionni facesse la benché minima smorfia. Schifezze del genere farebbero trasalire chiunque, e rappresentano la via maestra per azionacce via via più grandi come quella già menzionata in un articolo precedente riguardante
una presunta truffa ai danni dei riassicuratori nel disastro aereo dell'ATR avvenuto in Pristina nel Kosovo il 12 novembre del 1999. In quell'occasione la copertura assicurativa del velivolo era sospesa perché al momento del volo non era stato pagato il premio, ma la Sasa omise di dare la prescritta comunicazione all'ENAC. Inutile dire che se tale comunicazione fosse stata data, l'Ente (ENAC) avrebbe notificato il divieto di volare per il velivolo coinvolto, salvando così la vita a 24 persone. D'altra parte a nessuno sfugge che il premio debba assolutamente essere pagato a priori.

Ecco perché il mondo assicurativo è estremamente delicato e darlo in mano ad alcuni incompetenti è molto pericoloso. Come ho spiegato diverse volte, l'inversione del ciclo produttivo fa sì che ci si butti nelle assicurazioni come un Eldorado, ma non è oro tutto quel che luccica. Forse l'indole di Trieste, così austro-ungarica assieme al fatto di essere porto per l'Austria, permise uno sviluppo in questo ramo del tutto sconosciuto nelle altre città. Un rigore della borghesia dell'Ottocento che a poco a poco è andato tramontando e le sue compagnie sono state oggetto del desiderio della finanza rampante. Nel nuovo mondo, quello della finanza arrivista e ambiziosa, il rigore non è d'obbligo, anzi, quel che conta è fare cordata con gli altri, un consociativismo senza scrupoli, l'aumma aumma di Pulcinella. Perciò quanto più si fa carriera più il meccanismo ti stritola e diventa un tritacarne di cui è difficile tirarsi fuori, ma soprattutto non si può fare il "puro" pena l'allontanamento nel migliore dei casi o il licenziamento se si è finiti in un ambiente di malfattori.

Chiunque abbia lavorato a quei livelli ha potuto toccare con mani i meccanismi omertosi e collusivi che consentono lo status di dirigente soprattutto quando questo è ingiusto ed ingiustificato. Neppure facendo come le tre scimmiette, non sento, non vedo, non parlo, ci si può salvare. L'attuale sistema è basato sull'egoismo degli uomini che vendono la propria libertà e il proprio onore per piccoli vantaggi personali. Nel caso dell'ATR la disonestà passa ancora più inavvertita giacché la compagnia pagò subito a tutti, sia alla proprietà del velivolo, sia ai famigliari coinvolti, pur non avendo ricevuto il premio nei tempi contrattualmente previsti. Lo ha fatto perché il rischio era molto frazionato e ceduto ai riassicuratori e coassicuratori per oltre il 99%. Fare magnanimo, ma coi soldi degli altri. Per evitare gli scandali che sarebbero venuti fuori, la compagnia alterò la data del pagamento del premio, avvenuto *dopo* il disastro, retrodatandola in modo che figurasse avvenuto *prima* del disastro. Un'altra prova provata. Come le multe.

Nel Paese di Machiavelli dove i mezzi non prefigurano i fini ma li giustificano, il comportamento banditesco, il brigantaggio assicurativo di quella dirigenza Sasa potrebbe anche trovare consenso tra la gente, alla stessa stregua che il crescendo di antipolitica nella società. C'è un facile populismo che può far vociare un "dacci dentro" contro le compagnie di assicurazioni, tutte ladre. Su questo luogocomunismo, se una piccola compagnia riesce a raggirare altre cento, è l'ebbrezza dell'estasi che manda la folla in visibilio.

Solo che se ci abbandoniamo a questo populismo rischiamo di costruire un Paese dove la simulazione è d'obbligo, il traccheggiamento un dovere e la truffa un merito. E quando il raggiro diventa una qualità, l'imbroglio un valore e l'inganno una virtù, possiamo pure calarci nella tomba. Con l'epitaffio dettato da Indro Montanelli: "Qui giace l'Italia: era ora".

lunedì 21 dicembre 2009

IL NUCLEARE CHE NON CI SERVE




Nucleare. Bortoluzzi e Perduca scrivono all'Enel e ai dirigenti del ministero


20 dicembre 2009


Dalle Regioni, secondo Emma Bonino che ha tenuto ieri un convegno a Padova sul tema, puo' partire il dibattito che non decolla a livello nazionale sul nucleare. Per questo ha chiamato a raccolta a Padova per gennaio "tutte le competenze tecniche, economiche e politiche disponibili, per fare il punto e rilanciare una battaglia contro il nucleare vecchio, costoso e che non risolve il problema del fabbisogno energetico se non in piccolissima parte". Michele Bortoluzzi, della Giunta Nazionale di Radicali Italiani, chiede pero' da subito un atto di chiarezza all'Enel e al Governo, con una lettera indirizzata all'Amministratore delegato dell'ente energetico e al Ministero insieme al Senatore Radicale Marco Perduca "Il dibattito sul Nucleare e' centrale nella prossima campagna elettorale - spiegano nella missiva - per questo e' necessario che sia resa nota al corpo elettorale prima del voto ogni possibile informazione a riguardo sia stata ricavata, o anche solo sia in corso di decisione. Per intenderci: poco conta se sia deciso un sito o un altro, e se si decidera' ufficialmente il giorno dopo le elezioni, noi vorremmo anche la nota dei siti "possibili", di quelli oggetto di discussione, ovverossia di quelli ove non e' categoricamente escluso che si possa costruire una centrale nucleare, e la spiegazione delle ragioni di queste prese d'atto." Nella lettera gli esponenti radicali ricordano che ogni risposta o non risposta "pesera' come responsabilita' sul processo democratico in corso"-
I Radicali, che sono stati tra i promotori dei referendum dell'87, hanno sul tema una posizione non ideologica: "Abbiamo discusso a lungo, pubblicato studi e articoli, sentito tutte le campane: alla fine, ne emerge che il nucleare proposto dal Governo, che costa 30 miliardi e sara' operativo dal 2020, per risolvere il 4,5% del fabbisogno complessivo non serve, spreca risorse, guarda al passato invece che al futuro." Questa la posizione manifestata da Emma Bonino, Vice Presidente del Senato e ex Ministro per il Commercio Estero

mercoledì 16 dicembre 2009

DISSESTO DEL TERRITORIO e DELLE ISTITUZIONI



I COMITATI DELLE ZONE ALLUVIONATE ORGANIZZANO:

“SERATA PER LA SICUREZZA DEL TERRITORIO”

Si informa che Venerdì 18 dicembre alle ore 19, 30 presso la Sala Ausilia a Itala Marina (ME), i liberi comitati delle zone alluvionate promuovono un incontro- dibattito pubblico sul seguente tema:

DISSESTO DEL TERRITORIO E/O DISSESTO DELLE ISTITUZIONI?

• QUALE POLITICA PER LA SICUREZZA DEL TERRITORIO?

• QUALI SOLUZIONI ALLA PRECARIETA’ DELL’AMBIENTE E DEL LAVORO?

Interverranno al dibattito:
- Giacomo Di Leo, comitato “NO FRANE” della riviera jonica messinese
- Fabrizio Nigro, geologo, dipendente Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia sez. di Palermo
-Giuseppe Lanza, presidente Associazione Civica “collettivo Santa Margherita Marina”
Saro Visicaro, osservatorio per i diritti dei minori “Lucia Natoli”
-Salvatore Granata, segretario regionale di Legambiente
-Luca Cangemi, segretario regionale Prc
-Marco Ferrando, portavoce nazionale del PCL
I lavoratori del NOLU (Nucleo Organizzato Lavoratori Uniti)
-Un rappresentante della RETE NO PONTE, un rappresentante Rdb “Vigili del Fuoco”, un rappresentante della Cub e dei Cobas


Sono invitati: il Comitato 25 Ottobre, tutti i liberi comitati degli sfollati, associazioni, CGIL, ORSA, Legambiente, Wwf, il CIP, il Movimento Popolare Giampilieri, tutti i cittadini interessati, ed in particolare le popolazioni colpite dalla recente alluvione nel messinese.

domenica 6 dicembre 2009

CITTADINANZA GLOBALE e RAZZISMI


Osservatorio migrante

di Andrea Billau

Cominciamo questa seconda parte dell'osservatorio migrante di questa settimana con una notizia che è apparsa sui giornali lunedì e che indica come, purtroppo il razzismo istituzionale si estenda dal piano strettamente politico a quello giuridico con quest'incredibile sentenza che continua la saga di Ponticelli(il simil pogrom dei campi nomadi che vennero bruciati dalla popolazione per, appunto, questo fantomatico rapimento di una bambina da parte di una ragazza rom):

espresso.repubblica.it

Rom vuol dire criminale"

di Emiliano FittipaldiParole



choc dei giudici del tribunale dei Minori di Napoli che negano i domiciliari a una minorenne a causa della sua etnia.



Se si appartiene all'etnia rom, non si può che delinquere. Lo scrivono, in sintesi, i giudici del tribunali dei minorenni di Napoli, con parole che sembrano, francamente, incredibili. La storia è quella della ragazzina rom di 15 anni, accusata di aver rapito una neonata a Ponticelli nel maggio del 2008. Un fatto di cronaca che scatenò la rabbia dei residenti e la devastazione dei campi del popolare quartiere napoletano. La ragazzina, A.V., grazie alla testimonianza della madre della rapita, è stata condannata in primo grado e in appello a 3 anni e 8 mesi, e da un anno e mezzo è rinchiusa nel carcere minorile di Nisida. L'avvocato ha chiesto prima dell'estate gli arresti domiciliari, ma il tribunale, in sede di appello al riesame, ha bocciato la richiesta. Con una motivazione sconcertante, destinata a scatenare polemiche infinite. «Le conclusioni indicate» dicono i giudici «sono sostanzialmente confermate dalla relazione depositata in

atti dalla quale, a prescindere dalle cause, emerge che l'appellante è pienamente inserita negli schemi tipici della cultura rom. Ed è proprio l'essere assolutamente integrata in quegli schemi di vita che rende, in uno alla mancanza di concreti processi di analisi dei propri vissuti, concreto il pericolo di recidiva». In sostanza, la razza e l'etnia definiscono il comportamento delinquenziale della piccola. Un ipotesi abnorme, visto che stiamo parlando di giudici dello Stato che lo scrivono nero su bianco, e non di un comizio del più intransigente leghista da stadio. «Un precedente gravissimo» sostiene l'avvocato della bambina Cristian Valle, «che basa sulla razza l'ipotesi di condotte» criminose. Non solo sulla possibilità di commettere reati, ma pure sulla tendenza a condotte recidive. La vox populi con la quale si dice che i rom rubano i

bambini, diventa certezza giuridica. E' assurdo, indegno. Non ho mai visto una decisione così. In un clima da leggi di stampo razziale, anche i giudici si adeguano». In effetti, con la stessa logica, altri giudici potrebbero > giustificare le loro decisioni descrivendo gli schemi tipici della cultura ebraica o islamica, e qualcun altro potrebbe spingersi a discettare – per chiunque vive in terre ad alta criminalità - che napoletani, calabresi o siciliani sono tendenzialmente delinquenti perchè inseriti negli «schemi culturali» di quelle zone. La decisione del tribunale e le parole della motivazione sono state prese collegialmente da quattro giudici, tra togati e onorari (un sociologo e uno psicologo): vuol dire che la maggioranza, almeno tre, erano d'accordo con il tono del rigetto. I magistrati insistono: «Va inoltre sottolineato che, allo stato, unica misura adeguata alla tutela delle esigenze cautelari evidenziate appare quella applicata della custodia in Istituto penitenziario minorile. Sia il collocamento in comunità che la permanenza in casa risultano infatti misure inadeguate anche in considerazione della citata adesione agli schemi di vita Rom che per comune esperienza determinano nei loro aderenti il mancato rispetto delle regole». Sono parole che sfiorano, dice Valle, la discriminazione razziale, e mettono in pericolo i diritti civili e umani della bambina condannata. «In modo sconcertante» spiega l'avvocato «si afferma l'opzione del carcere su base etnica e, attraverso la definizione di "comune esperienza", i più biechi e vergognosi pregiudizi contro la minoranza rom vengono elevati al rango di categoria giuridica».



Su questo Rita Bernardini ha prontamente presentato un'interrogazione

Martedì 1 dicembre il premier Berlusconi, cosciente del problema della lesione del diritto d'asilo dei respinti in mare, dovuta all'accordo italo-libico, non si prende le sue responsabilità, tutte interne a quell'accordo, votato, lo ricordiamo, anche dall'opposizione “democratica”, ma le scarica sull'Europa:

(AGI)-Milano, 1 dic. - L'agenzia europea Frontex potrebbe assumere le competenze in materia di diritto d'asilo. La proposta arriva direttamente dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che oggi a Milano ha incontrato il presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy. "La ricerca di una partecipazione attiva dell'Europa – ha detto Berlusconi - su chi ha il diritto di vedere riconosciuto
il suo diritto d'asilo e' importante. L'agenzia europea Frontex potrebbe prendere questa responsabilita': valutare chi viene da noi perche' nel suo Paese e' a rischio la sua liberta' e la sua vita. Questa agenzia - ha osservato - potrebbe anche decidere le destinazioni nei vari Paesi dell''Unione Europea".



L'assurda legislazione sull'immigrazione rischia di provocare danni a catena, come si evince anche da questa dichiarazione di Donatella Poretti:

(ANSA) - ROMA, 2 DIC - Bene la decisione del ministro Mara Carfagna di istituire un numero verde ad hoc per la segnalazione delle mutilazioni genitali femminili (Mgf), fenomeno che affligge donne e bambine appartenenti a comunità di immigrati provenienti da Paesi dove tali pratiche “costituiscono un barbaro retaggio di una cultura tribale e maschilista che la giustifica con motivi pseudo-religiosi''. Ma che ne e' delle donne entrate in Italia in modo irregolare? E' quanto ha chiesto la senatrice radicale eletta nelle liste del Pd, Donatella Poretti, in un'interrogazione ai ministri per le Pari Opportunità e dell'Interno, firmata anche dal suo collega di partito Marco Perduca ''E' facile immaginare - argomenta Poretti - che una donna immigrata irregolare nel nostro Paese, che sia costretta a subire, lei o sua figlia, una violenza di questo tipo, possa essere probabilmente scoraggiata dal segnalare la cosa al numero verde anti Mgf, che e' gestito dalla Direzione Centrale Anticrimine del Ministero dell'Interno, per paura di venire denunciata come clandestina ed essere espulsa''. Ai ministri, Poretti e Perduca chiedono di sapere ''se hanno valutato tale ipotesi e se hanno idea di come si comporteranno gli incaricati di Polizia nel caso di ricevimento di segnalazioni da parte di immigrate irregolari; se siano in programma piani d'intervento speciale nei confronti di immigrate irregolari che denunciano tali pratiche, analogamente ai piani di protezione messi in atto nei confronti delle clandestine che denunciano casi di tratta internazionale''



E vediamo ancora una volta cosa pensano all'estero delle nostre politche sull'immigrazione:

(ANSA) - ROMA, 3 DIC - Se con gli irregolari l'Italia invoca il pugno di ferro perché l'immigrazione clandestina fa paura, il 53% degli italiani è invece favorevole ad estendere il diritto di voto amministrativo agli immigrati muniti di regolare permesso di soggiorno. Come proposto, in più di un'occasione, da Gianfranco Fini, già ai tempi dell'entrata in vigore della Bossi-Fini. A fotografare gli orientamenti dell'opinione pubblica in Stati Uniti, Canada, Francia, Italia, Germania, Olanda e Spagna è il secondo rapporto ''Transatlantic trend: Immigration'' realizzato dal German Marshall Fund of the United States e dalla Compagnia di S. Paolo e presentato oggi nella sede dell'Istituto Affari Internazionali (Iai). Dal rapporto emerge che tra gli intervistati gli italiani sono risultati i più convinti sostenitori (53%) della necessità di concedere il diritto di voto agli immigrati regolari. In un box dedicato all'Italia si ricorda che la Costituzione garantisce il diritto di voto solo ai cittadini, ma che l'ipotesi di estenderlo agli stranieri era stata portata all'attenzione dell'opinione pubblica nel 2002 dall'allora leader di Alleanza Nazionale, Gianfranco Fini, co-sponsor della nuova legge sull'immigrazione con il leader della Lega Umberto Bossi. La proposta di Fini, però, si arenò i fronte al critiche di Bossi e del resto della coalizione. Successivamente Fini torno alla carica - continua la ricostruzione del Rapporto - ma il premier Silvio Berlusconi liquidò la discussione dicendo che non faceva parte dell'agenda di Governo.
''Nonostante ciò, a distanza di anni, la maggioranza degli italiani coinvolti in questa indagine sembra essere in favore dell'idea di Fini'', e' la considerazione riportata sul rapporto

giovedì 3 dicembre 2009

L'eterna crisi del Partito Democratico. In Sicilia solite schifezze.


L'opposizione subalterna del Pd, tra dialoganti e intransigenti


di Marco Cappato

Fa una certa impressione, ma non stupisce, vedere Veltroni capeggiare il fronte anti-berlusconiano-duro interno al PD. E’ lo stesso Veltroni che un annetto fa intendeva usare assieme a Berlusconi il Parlamento dei nominati per aprire la stagione delle riforme, a partire da quelle “sulle regole”? E’ proprio lui. D’altronde la storia dei rapporti del PD, e prima quella del PCI-PdS-DS, con Berlusconi è fatta di balzi e frenate, dai baratti sul sistema radiotelevisivo degli anni ’70-’80, alla quotazione di Mediaset in borsa col Governo D’Alema, per arrivare a D’Alema candidato di Berlusconi in Europa. Anche nel Veltroni leader “dialogante” del PD si può trovare un segno chiaro, e apparentemente contradditorio, di attenzione privilegiata nei confronti di Di Pietro: all’Italia dei Valori fu infatti concesso l’apparentamento del simbolo elettorale negato alla Lista Bonino-Pannella.

La contraddizione è solo apparente, perché la rissa e l’intesa, lo scontro e la saldatura, si alternano inesorabilmente quando non si hanno proposte alternative a quelle dell’altro campo. Se prevalgono convenienze tattiche, è inevitabile che in un partito come il PD, dove non mancano fazioni contrapposte, quando una parte lavora per il dialogo, un’altra si trova aperto lo spazio dello scontro. E puntualmente ci si infila.

Quello che, come Radicali, non abbiamo smesso un attimo di proporre al Paese, e quindi anche al PD, è l’individuazione di riforme chiave per realizzare un’alternativa non solo a Berlusconi, ma allo sfascio delle istituzioni italiane che vive un processo di accelerazione ormai incontrollabile. Non basta dire, come fa Bersani, che bisogna tornare a eleggere i Parlamentari. Bisogna evitare di cadere nella restaurazione proporzionalista e offrire ai cittadini italiani l’eletto “del collegio”, cioè il rappresentante di quel preciso territorio, selezionato con un turno unico come vorremmo noi, oppure con un doppio turno alla francese, come pure era nel programma del PD veltroniano alle politiche. Solo un Parlamento più autorevole, cioè composto di rappresentanti dei cittadini invece che da emissari dei partiti, può rappresentare un contro-potere efficace nei confronti dell’esecutivo. Solo così il rafforzamento dei poteri del capo del governo, inclusa l’ipotesi di riforma presidenzialista, ci avvicinerebbe al modello degli Stati Uniti d’America invece che agli esempi centro-sud-americani di populismi democraticisti.

Sul versante della giustizia, alle controriforme ad uso personale messe in campo da Berlusconi è urgente contrapporre l’esigenza di sbloccare la macchina giustizia dai 9 milioni di processi pendenti, all’amnistia di fatto rappresentata dalle 170.000 prescrizioni l’anno contrapporre un’amnistia legale che selezioni i processi per i reati più gravi, risarcisca le vittime e liberi i tribunali dai reati senza vittima, primi fra tutti quelli in materia di droga e immigrazione. Senza dimenticare le carceri, e quello sciopero della fame di Rita Bernardini e degli altri Radicali che da ormai due settimane chiedono che una mozione per discuterne sia messa all’ordine del giorno del Parlamento.

L’urgenza di proposte alternative si avverte anche sul piano dell’economia e dell’ambiente, della politica internazionale e dei diritti civili. Se però l’Opposizione Ufficiale, l’unica che può parlare ogni giorno al Paese, si divide fra dialoganti e intransigenti, condanna se stessa ad essere subalterna, perfettamente integrata nello stesso sistema che contribuisce a conservare: quello di un regime antidemocratico che dura da sessant’anni e del quale è urgente liberarsi.
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VATICANO & GAY

PROCESSI e INFORMAZIONE

Alex Zanotelli nel suo invito alla disobbedienza civile sulle norme del "Pacchetto sicurezza"

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