mercoledì 25 marzo 2009

LAVORO & MANOVRE SULLA ZONA FALCATA


Sono scesi in piazza per chiedere intervento da parte dell'Amministrazione i lavoratori in cassintegrazione della Rodriquez. Intanto arrivano nuovi attestati di stima ed appelli.

Nello stesso istante Renato Accorinti, con insistenza e vigore, chiede che le aree militari ( in particolare quelle della Zona Falcata) vengano destinate a "verde pubblico". Per Renato e i suoi sponsor il Pregolatore del Porto, le attività produttive collegate e non collegate,le proprietà di Franza e Genovese che insistono nella medesima zona sono pinsillacchere direbbe il grande Totò. A seguire il polverone si aggiunge l'assessora COMUNALE Elvira Amata che, dimenticando di avere fatto tagliare decine di alberi da pochi giorni, diventa madrina "ambientalista" di un'idea bislacca.La prima che ha trovato tra i piedi o tra le gambe. Forse ricordando che il suo amico di partito, quel tale ex ministro Martino,aveva già dato il primo pesante colpo alle attività produttive del porto trasferendo d'urgenza quelle medesime attività ad Augusta. Il disegno pressante è sempre quello di "liberare" le aree della Zona più bella di Messina per consegnarle alla ditta Genovese & Franza. E' risaputo da tutti ma fanno finta di non saperlo Via l'Ente Porto,via l'Arsenale,via Palumbo ( ex smeb,) via Rodriquez con 94 operai, via tutti dentro soltanto loro.
A questo particolare Accorinti non bada.Non per chissà che ma soltanto perchè lui è così.Anni fa diede l'imbeccata ai Franza chiedendo inistentemente l'ampliamento degli approdi di Tremestieri. Sollecitazione subito accolta e raccolta svilendo quello che i due approdi realizzati già rappresentavano. Oggi ancora un aiutino.E' proprio un destino maledetto quello di questa città. Furbi e stupidi alleati per massacrare quello che c'è di buono.

Coraggio lavoratori della Rodriquez, dell'ex Birra Messina, dei Molini Gazzi, non protesta più i "fiorellini" prenderanno il vostro posto.

domenica 22 marzo 2009

MAGISTRATI E GIUSTIZIA


La correttezza del magistrato non è pregiudicata dal suo esser stato parlamentare

di Va.Ve.

Sommessamente si può confessare che lascia perplessi questo concorde sostenere che Luigi De Magistris, una volta sceso in politica, non può più tornare indietro, e terminato l’eventuale mandato parlamentare, riprendere la toga? Si conosce l’obiezione, riassumibile nel “nessuno deve poter sospettare della moglie di Cesare”: nessuno, in sostanza, dovrebbe poter sospettare che l’operato di un magistrato possa essere condizionato dai suoi convincimenti politici. Ma a questo punto, per paradosso, il magistrato non dovrebbe mai aprir bocca, perché parlando esprime opinioni; neppure dovrebbe acquistare un giornale: manifesta un orientamento se acquista “l’Unità” o “il Giornale”… No l’equilibrio, la “serenità” del magistrato sono come il manzoniano coraggio: se non ci sono nessuno te li può dare; e se ci sono, lo si vede nei fatti, nei comportamenti concreti, nelle “sentenze”; non sarà perché è stato o non è stato in un determinato periodo parlamentare, che il cittadino avrà o non avrà fiducia nel magistrato con cui avrà a che fare.



Giuseppe Ayala, che con Giovanni Falcone e Paolo Borsellino fu protagonista del maxi-processo di Palermo contro Cosa Nostra, è sceso in politica; è stato parlamentare per alcune stagioni, poi, prima di collocarsi in pensione, per qualche tempo è tornato a fare il magistrato. Anche il giudice istruttore Cesare Terranova, che il 25 settembre di trent’anni fa venne ucciso dalla mafia assieme al maresciallo di polizia Lenin Mancuso, ebbe un’esperienza parlamentare. In base al “principio De Magistris” non avrebbero dovuto rientrare in magistratura. No davvero: non è questo il modo per garantirsi che il magistrato nell’amministrarela giustizia non faccia politica, e i suoi comportamenti siano condizionati da altro che la legge e la coscienza. La limpidezza di comportamenti non è pregiudicata dall’esser stati per qualche anno parlamentari o no, e si possono fare corposi elenchi di magistrati che pur non essendosi mai candidati ad alcun parlamento, hanno fatto e fanno politica. Altrettanto corposi potrebbero essere gli elenchi di magistrati di cui si ignora l’opinione e l’orientamento politico, e di cui tuttavia non si ha una briciola di fiducia, e giustificherebbero la raccomandazione data da Gaetano Salvemini a chi si vedesse accusato di aver stuprato la Madonnina del Duomo di Milano.



Intanto, tutti presi nel “dibbbattito” su De Magistris sceso in campo, non si trova tempo e voglia di ragionare sulle inchieste di De Magistris, e su quello che da quelle inchieste è emerso (o non è emerso). Non resta che augurarsi che una volta eletto – perché eletto lo sarà certamente – sia possibile riprendere quel discorso e lui per primo ci aiuti a capire, e che dal falso problema si vada al cuore della questione, che forse molti hanno interesse a dimenticare.

mercoledì 18 marzo 2009

CATANIA.CONTRO LA RASSEGNAZIONE


Dopo Report, tre proposte radicali per non piangersi addosso

L’inchiesta di Report ha acceso i riflettori sulla dura realtà di Catania: un quadro disastroso, frutto della sistematica strage di legalità che mafie e mafiosità partitocratica, insieme, compiono da decenni a danno della città e dei suoi abitanti.

Adesso, però, se vogliamo invertire la rotta, lo sgomento e l’indignazione devono tradursi in proposte e mobilitazione su obiettivi precisi.

Primo: la partecipazione democratica e il rispetto delle regole. E’ necessario che il Consiglio comunale di Catania non perda altro tempo e assicuri una rapida approvazione del regolamento sugli strumenti di democrazia diretta, cioè petizioni, delibere di iniziativa popolare, referendum. Questi strumenti, espressamente previsti dallo Statuto, di fatto da 14 anni sono negati ai cittadini proprio a causa dell’assenza del regolamento di attuazione.

Secondo: anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati. Cioè mettere online sui siti istituzionali tutte le informazioni e i dati che riguardano l’attività dei nostri rappresentanti (come votano, cosa propongono etc.), la loro situazione patrimoniale, il bilancio degli enti pubblici con tutte le voci di spesa in modo dettagliato. Conoscere per deliberare: una grande (e necessaria!) operazione di trasparenza, per fare in modo che i cittadini siano in grado di controllare e valutare l’operato di chi viene eletto o anche semplicemente nominato a ricoprire un ruolo pubblico.

Terzo: ripensare la politica sulle droghe. Il proibizionismo non ha fatto altro che aumentare il consumo e il traffico di sostanze vietate, regalando fiumi di denaro alle mafie, che gestiscono in regime di assoluto monopolio un mercato ricchissimo e in costante crescita. Bisogna riaprire il dibattito sui risultati e sul rapporto fra costi e benefici di questa strategia. Sperimentare la legalizzazione e avviare misure di riduzione del danno rappresentano, a nostro avviso, la strada più efficace per contrastare la criminalità mafiosa e per riportare il fenomeno delle droghe dentro una cornice di legalità e controllo.

Per tentare di uscire dal baratro, partiamo da qui. Chi ci sta?

Radicali Catania

www.radicalicatania.org





Per informazioni:

info@radicalicatania.org

Gianmarco Ciccarelli

3338526408

martedì 17 marzo 2009

5 MILIARDI AI PRETI


I preti in cattedra


di Luigi Rodelli

EDUCAZIONE POPOLARE

Sotto questa voce sono stanziati 5 miliardi e 265 milioni. La relazione dice: “La scuola popolare, istituita col provvido decreto legislativo 17 dicembre 1947, n.1590, ha dimostrato di essere un validissimo strumento di lotta contro l’analfabetismo degli adulti, di completamento dell’istruzione elementare, di aggiornamento culturale dei lavoratori e delle casalinghe”. Per capire dove va a finire buona parte di quei 5 miliardi basta osservare che i “Corsi popolari A,B,C,” possono essere organizzati a carico dello Stato – ed anche nei locali della scuola statale – da enti e associazioni “che si occupano dell’educazione e dell’assistenza del popolo”. La latitudine di questa formula permette che quella metà del fondo unico, che per legge può essere destinato agli enti non statali, vada alle parrocchie e agli enti ecclesiastici, tanto più che in ogni comune deve funzionare un comitato comunale di cui fa parte il parroco. “Corsi itineranti”, “corsi per famiglia”, (l’insegnante si reca nelle case dove le donne siano “restie a frequentare la scuola pubblica”!), “centri di lettura”, “bibliobus”, “corsi di orientamento musicale”, “corsi per apprendisti”, in applicazione della legge sull’apprendistato diventano “validissimi strumenti” di azione di parte, e la lotta contro l’analfabetismo degli adulti si trasforma in propaganda confessionale e governativa, pagata col denaro dei contribuenti. La stessa nomina degli insegnanti delle scuole popolari è, a sua volta, pascolo democristiano.



Un chiaro giudizio sulla situazione attuale, inquadrato in una corretta impostazione del problema, è in queste parole del presidente della “Unione italiana della cultura popolare”:



Troppe improvvisazioni e troppi errori marchiani tengono ancora il campo in questo settore perché non si debba concludere che anche il poco denaro disponibile è spesso sciupato. Basti rilevare che le iniziative di educazione degli adulti sono nel maggior numero dei casi affidate a giovani insegnanti privi di ogni esperienza umana e solo bisognevoli di un modesto posto. Ma il criterio della occupazione di giovani disoccupati che riesce a dar loro il prestigio di cui hanno bisogno di fronte a uomini fatti, che non sono disposti a sedere nei banchi di scuola come ragazzini ma intuiscono che la modesta conquista culturale cui sono invitati ha un valore che trascende l’intento della lotta contro l’analfabetismo o della diffusione di poche nozioni.

Essi frequentano la scuola per gli adulti solo perché e quando li interessa, cioè quando va incontro ad un loro umano interesse e, questo veramente soddisfacendo, li elevi ad una dignità nuova rendendoli capaci di relazioni più vaste, facendoli vivere entro un orizzonte più spazioso.



ISTRUZIONE TECNICA E PROFESSIONALE

Il bilancio è attualmente diviso fra sei ministeri diversi e la Cassa del Mezzogiorno. Lo stanziamento straordinario di 2 miliardi per la scuola “regolare” dello Stato è definito dal relatore “un’arra di speranza” per la scuola dello Stato, “spettatrice finora a bocca asciutta del fluire di tanti miliardi a favore di non regolari – e diciamolo pure – poco proficue iniziative”. Ammissione, questa, importante e preziosa, dal momento che il Governo è sempre pronto a dichiarare che non vi sono fondi per la scuola statale e lo stesso on. Franceschini è un gran fautore delle scuole “libere” ma sovvenzionate.



Fra le iniziative non statali, ricordate dalla relazione Franceschini, figurano in primo piano le “acli” con 1058 corsi finanziati dallo Stato e 27.483 allievi. A titolo d’onore sono citate quelle scuole professionali salesiane (122 scuole industriali agricole e 743 laboratori-scuola) – nonché quelle dei “fratelli delle scuole cristiane! (17 istituti con 6.000 alunni) – che, sotto il manto dell’assistenza, sfruttano il lavoro dei minori, non ancora in età di lavoro, ed eludono l’obbligo del contratto di apprendistato per i ragazzi di età superiore ai 14 anni, sì che, lavorando per conto di terzi senza pagare le tasse, fanno concorrenza sleale ad altri artigiani od industrie. Se un privato cittadino impartisse in questo modo l’istruzione professionale non gli sarebbero subito addosso – a tacere del rigore delle leggi che stanno a tutela dei minorenni – gli artigiani e gli industriali in difesa degli interessi della categoria?



Il rilievo dato all’“ente nazionale acli per la istruzione professionale” (“enaip”), ai corsi per i “giovani coltivatori” e per le “donne rurali” della “confederazione dei coltivatori diretti” e alle altre istituzioni a sfondo confessionale sta ad indicare la direzione in cui dovrà defluire il denaro pubblico per realizzare il piano di trasformazione corporativa dell’istruzione professionale. L’on. Franceschini, che formula auguri e speranze per la scuola di Stato, è lo stesso on. Franceschini della proposta di legge Franceschini sull’“ordinamento autonomo dell’istruzione tecnica e dell’educazione professionale”. L’istituto tecnico, scuola eminentemente statale in Italia, secondo quella proposta di legge, sarebbe destinato, come s’è visto, ad essere conglobato nella corporazione “autonoma” ecclesiastico-industriale. Non il cittadino lavoratore, ma il grande capitale e gli ordini religiosi sono chiamati ad incontrarsi con lo Stato e a far blocco con esso. La formazione del conclamato homo faber, nelle scuole professionali organizzate dai consorzi provinciali, avrebbe dunque – alla vigilia dell’automazione – all’insegna di S.Giuseppe falegname

domenica 15 marzo 2009

NELLA RADA DEI FRANZA CHI HA AFFONDATO LA NAVE CARIDDI?


14 MARZO 2006
LA NAVE CARIDDI AFFONDAVA NELLA RADA S.FRANCESCO.

DOPO 3 ANNI NON SI CONOSCONO GLI AUTORI DI QUELL'AFFONDAMENTO.

ASPETTIAMO UNA RISPOSTA DALLA CAPITANERIA DI PORTO E, IN MANCANZA DELLA QUALE,INOLTREREMO DENUNZIA ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA.

DALL'AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE
DESIDEREREMMO CONOSCERE A CHE PUNTO SONO I PROGRAMMI DI RECUPERO
DELLA NAVE.

sabato 14 marzo 2009

CHI PAGA? una domanda che l'informazione dovrebbe porsi a proposito della chiusura dello svincolo di Boccetta


L’ennesima rapina si sta consumando sulle tasche e sulla pelle dei cittadini messinesi. Il provvedimento di chiusura dello svincolo di Boccetta è stato determinato da un abuso edilizio del quale sono responsabili funzionari e amministratori pubblici. Adesso con i soldi nostri si intende riparare un danno gravissimo senza neppure accertare le responsabilità penali, civili e amministrative dei funzionari che hanno reso possibile quei danni. Il sindaco abbia il coraggio di avviare un’inchiesta sul Dipartimento all’Urbanistica che renda trasparente tutta la gestione della cosa pubblica. Il sindaco e il consiglio comunale abbiano la dignità di chiarire ai cittadini e agli elettori quali rapporti intercorrono tra alcuni noti imprenditori e la pubblica amministrazione. Rapporti palesemente privilegiati, spesso ambigui e qualche volta in conclamato conflitto d’interessi. Tutte le istituzioni garantiscano la legalità e la tutela dei cittadini senza subire le sollecitazioni di quei “poteri forti” che continuano a distruggere e rapinare la nostra città.
Partendo dalla STORIA DELL’IMPRENDITORE VINCENZO VINCIULLO: IL RE DELL’EDILIZIA PELORITANA E I SUO PRESUNTI LEGAMI CON COSA NOSTRA. L’INTERESSE PER IL PONTE E I ‘PIZZINI’ DI PROVENZANO dal saggio di Antonio Mazzeo “ I padrini del ponte:affari di mafia nello Stretto” di prossima pubblicazione.

venerdì 13 marzo 2009

MAFIA & POLITICA DEL CEMENTO


CHIUSA una rampa dello svincolo autostradale del viale Boccetta. Il Procuratore della Repubblica ha preso il provvedimento dopo la relazione allarmata e coraggiosa del perito Enzo Siviero.Indagate sette persone. Tra questi l'impreditore Vinciullo da anni grande cementificatore di Messina, alcuni tecnici e persino il direttore dell'Osservatorio Sismologico dell'università di Messina.Il 26 marzo dello scorso anno ( 2008) il Genio Civile aveva accertato che la rampa d'accesso dello svincolo autostradale aveva subito danni seri a causa di alcuni lavori autorizzati dalla Provincia regionale che,a sua volta, aveva ottenuto la concessione dal Comune di Messina nel febbraio 2006 ( sindaco Genovese). In quella collina a ridosso dell'istituto Archimede dovevano realizzarsi ben nove palazzine con proprietari riconducibili al deputato Rocco Crimi. Dal 2006 e dopo l'accertamento del Genio Civile nessun sindaco e nessun commissario avevano "osato" prendere provvedimenti di tutela per fermare i lavori.Adesso la magistratura, seppure in ritardo, ha chiuso lo svincolo diventato pericoloso. I cittadini messinesi quindi pagano per l'ignavia dei propri amministratori che hanno permesso l'ennesimo scempio urbanistico. Ridicole le dichiarazioni del sindaco Buzzanca che promette di "fare pagare" i responsabili.Buzzanca conosce benissimo i responsabili: uno dei quali è proprio lui.
Casi come quello dello svincolo di Boccetta non sono isolati.Il Cavalcavia è una delle zone più a rischio e nessuno prende provvedimenti per non disturbare il passaggio dei Tir raghettati da Franza. A Montepiselli un mostro di cemento incombe sulla zona nel silenzio assoluto.Dopo i primi allarmi già si discute di riaprire una corsia dello svincolo,di permettere il passaggio ai tir,di intervenire "celermente" sui danni procurati dalla demolizione del pilastro di sostegno. Il sig.Vinciullo si dichiara risentito ed estraneo ai fatti. Alla fine il danno potrebbe essere quasi un'abbaglio.
Per impedire che il silenzio copra tutto e si mistifichino i fatti è necessario protestare e non chiudere gli occhi.
PER QUESTO E' STATA INDETTA UNA MANIFESTAZIONE PER SABATO ALLE ORE 10,00 DAVANTI ALLA CHIESA DELL'IMMACOLATA SUL VIALE BOCCETTA.
CONTRO I RESPONSABILI CHE HANNO PORTATO ALLA CHIUSURA DEL BOCCETTA.

[nella foto Crimi e Buzzanca]

martedì 10 marzo 2009

BACIAMO LE MANI


Papa in Campidoglio: i radicali "manifestano" su facebook e creano un neologismo


Roma, 9 marzo – «Di fronte a un centro di Roma occupato dal clericalismo, con 33 linee di autobus deviate, con migliaia di militari e agenti delle forze delle ordine distolti dai compiti ordinari per tutelare il passaggio del capo di uno Stato totalitario, i radicali nonviolenti non hanno creato ulteriori disturbi alla vita della capitale e non hanno ostacolato la visita del papa in Campidoglio, pur essendo in completo dissenso con essa»: è quanto ha dichiarato Antonio Stango, membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani e promotore dell’iniziativa “Laici a Roma il 9 marzo”, lanciata su Facebook. «A tanta ostentazione di bandiere papali, di gabinetti chimici lungo il percorso per curiosi etichettati come ‘fedeli’ e di discorsi retorici, rispondiamo con la promozione di un convegno anticlericale per metà aprile su “Roma prima vittima dell’oscurantismo papale” e con uno slogan. Se cardinali e “laici devoti” hanno preteso di distinguere fra una “sana laicità” e un “laicismo”, che secondo loro sarebbe negativo, noi diciamo “No al papismo, sì a una sana ponteficità”. Mi auguro» conclude Stango «che il neologismo entri presto nel linguaggio politico e nei dizionari».
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Alex Zanotelli nel suo invito alla disobbedienza civile sulle norme del "Pacchetto sicurezza"

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