giovedì 27 agosto 2009

LIBERO GRASSI: UN SICILIANO ONESTO.


Libero Grassi
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Libero Grassi (Catania, 19 luglio 1924 – Palermo, 29 agosto 1991) è stato un imprenditore italiano, ucciso dalla mafia dopo aver intrapreso un'azione solitaria contro una richiesta di estorsione, conosciuta in Sicilia come "pizzo", senza ricevere alcun appoggio, per il meritevole gesto, da parte delle associazioni di categoria.

Origini e impegno politico
Nato a Catania, ma trasferitosi a 8 anni a Palermo, i genitori gli diedero il nome di Libero in ricordo del sacrificio di Giacomo Matteotti. La famiglia è antifascista e il ragazzo matura anch'egli una posizione avversa al regime di Benito Mussolini. Nel 1942 si trasferisce a Roma, dove studia in Scienze Politiche durante la seconda guerra mondiale. Per non andare in guerra, entra in seminario, da cui però esce dopo la liberazione, tornando a studiare. Passa però a Giurisprudenza, all'Università di Palermo.

Malgrado voglia fare il diplomatico, prosegue l'attività del padre come commerciante. Negli anni cinquanta si trasferisce a Gallarate, dove entra nel meccanismo dell'imprenditoria. Torna a Palermo per aprire uno stabilimento tessile. Nel 1961 inizia a scrivere articoli politici per vari giornali e successivamente si dà anche alla politica attiva con il Partito Repubblicano Italiano, che lo mette a capo dell'azienda municipale del gas.


Minacce di Cosa nostra e assassinio.
Dopo aver avuto alcuni problemi con la fabbrica di famiglia, viene anche preso di mira da Cosa nostra, che pretende il pagamento del pizzo. Libero Grassi ebbe il coraggio di opporsi alle richieste di racket della mafia, e di uscire allo scoperto denunciando gli estorsori. I suoi dipendenti lo aiutano facendo scoprire degli emissari, ma la situazione peggiora.

La condanna a morte di Grassi arriva con la pubblicazione sul Giornale di Sicilia di una lettera sul suo rifiuto a cedere ai ricatti della mafia. La sua lotta prosegue in televisione, intervistato da Michele Santoro a Samarcanda su Rai Tre, e anche su una rivista tedesca colpita dal suo comportamento positivo volto a denunciare i mafiosi. Libero Grassi fu lasciato solo nella sua lotta contro la mafia, senza alcun appoggio da parte dei suoi colleghi imprenditori. Per questo fu assassinato il 29 agosto 1991. Il 20 settembre 1991, Santoro e Maurizio Costanzo dedicano una serata televisiva a reti unificate (Rai Tre e Canale 5) alla figura di Libero Grassi.

Per il suo omicidio sono stati condannati nel 2004 vari boss, tra cui Totò Riina, Bernardo Provenzano e Pietro Aglieri.

Onorificenze
Medaglia d'oro al valor civile

«Imprenditore siciliano, consapevole del grave rischio cui si esponeva, sfidava la mafia denunciando pubblicamente richieste di estorsioni e collaborando con le competenti Autorità nell'individuazione dei malviventi. Per tale non comune coraggio e per il costante impegno nell'opporsi al criminale ricatto rimaneva vittima di un vile attentato. Splendido esempio di integrità morale e di elette virtù civiche, spinte sino all'estremo sacrificio.»
— Palermo, 29 agosto 1991


Bibliografia
Marcello Ravveduto, Libero Grassi. Storia di un siciliano normale, Roma, Ediesse, 1997.
Antonella Mascali, Lotta Civile, Chiarelettere, 2009


[NELLA FOTO UNA IMMAGINE CHE RISPECCHIA IL RUOLO DELLA LA POLITICA ]

sabato 8 agosto 2009

UNA PARTECIPAZIONE CRITICA E NON CONFORMISTA ALLA MANIFESTAZIONE CONTRO IL PONTE


perché non vogliamo il ponte

Dal maggio del 2002 portiamo avanti iniziative e campagne per spiegare e argomentare le ragioni contrarie alla realizzazione del progetto della “grande opera” tra Scilla e Cariddi. La nostra non è una posizione ideologica. Noi non abbiamo aderito a nessun cartello elettorale che,attraverso il “NO” al ponte, è servito a catturare qualche assessorato nelle giunte di centrosinistra.
Preferiamo portare avanti le nostre iniziative soltanto per INFORMARE i cittadini. Per spiegare che il ponte è un affare per pochi. Per chiarire che i cantieri del ponte stravolgerebbero la vita di migliaia di persone. Per smentire coloro che affermano che l’avvio dei lavori porterà finalmente occupazione. Il ponte,oltre a distruggere quello che resta del nostro sistema paesaggistico distruggerà la già compromessa economia cittadina.
Oltre 4000 persone,se si avvieranno i cantieri,saranno costretti a cambiare la loro residenza. Vi sarà un impatto devastante con il territorio e il primo risultato sarà quello di centinaia di famiglie di sfrattati. Qualcuno forse trarrà profitto dalla campagna di espropri forzati ma sarà solo qualche privilegiato che furbescamente ha messo le mani su terreni o ville da cantierizzare. Se i cantieri della Palermo – Messina sono andati avanti per 36 anni immaginate quanto dureranno quelli del ponte. Se ciò dovesse avvenire significherebbe che si apriranno cantieri senza chiuderli mai e il danno si prolungherà per un numero infinito di generazioni.
I cittadini non conoscono il progetto. I cittadini conoscono le immagini virtuali del ponte ma non sanno quale sventramento tutta la città dovrà subire. Vedono ripetutamente proiettata la sottile striscia d’acciaio sopra il mare ma non hanno mai potuto vedere dove dovranno passare i viadotti,le gallerie i tracciati ferroviari. Dall’attuale stazione ferroviaria a capo Peloro Messina sarà devastata,sventrata,cancellata e stravolta. Di queste cose le amministrazioni pubbliche non parlano,non spiegano chiaramente ai cittadini. Magari litigano sulle “opere compensative” ( ammettendo implicitamente un danno certo) e litigano solo perché qualcuno dovrà mettere le mani sugli appalti.
Abbiamo aderito alla manifestazione di oggi, 8 agosto 2009, perché riteniamo giusto contribuire a sensibilizzare i cittadini. Riteniamo però che molto dovrà ancora migliorare per rendere questa lotta patrimonio di tutti i cittadini attivi e liberi dello Stretto.

messinasenzaponte uranio87@libero.it

mercoledì 5 agosto 2009

FRANZA - GENOVESE & C. UNA LOBBY DOMINANTE




La lobby del traghettamento privato comunica oggi a mezzo stampa l’ennesimo atto di dominio nello Stretto. Certamente e preventivamente,come si addice appunto ad una lobby, i traghettatori hanno ottenuto da politici e funzionari pubblici ( e forse sindacali) i provvedimenti amministrativi necessari ad avviare anche il traghettamento di “navette veloci” per i pendolari. Atti amministrativi sollecitati probabilmente senza neppure pressioni lecite o illecite. Atti che, inverosimilmente, sembrerebbero sconosciuti al sindaco,al Consiglio comunale, agli assessori regionali,ai partiti che amministrano e a quelli che in consiglio comunale e nel parlamento siciliano dicono di essere all’opposizione. Un servizio “nuovo” e temporaneo sottolinea l’ing. Franza. Un servizio che fa abortire in partenza lo sbandierato progetto pubblico della metropolitana del mare. Un’interruzione prematura che, però, alla collettività è già costata parecchio. E per questo “piccolo” particolare, cioè del danno procurato, che i radicali di Messina non possono non rivolgersi alla Procura della Repubblica affinché avvii le necessarie indagini, scopra eventuali reati o illecite pressioni esercitate per ottenere ulteriori concessioni in danno delle società pubbliche. Anche,per esempio, per le eventuali richieste di concessioni nel realizzando nuovo approdo privato di S. Agata.
Il prof. Ing. Lo Bosco e tutto il consiglio dell’Autorità Portuale dovrebbero poi chiarire se la rada S. Francesco sia stata definitivamente ceduta in comodato d’uso alla Lobby oppure se quella preziosa area demaniale rientri,appunto,nella titolarità della Regione ovvero dello Stato (???). Se quell’approdo sia una sorta di zona franca oppure se le leggi nazionali e comunitarie vadano applicate. Il comandante del Porto dovrebbe poi chiarire se ogni condizione di sicurezza sia garantita nell’affollato specchio d’acqua ancora sprovvisto di adeguato controllo radar.
Al primo cittadino non c’è proprio nulla da chiedere. I suoi incontri e le sue lettere con il Governo ci risparmiano ogni curiosità.

Palmira Mancuso - Saro Visicaro
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