domenica 28 febbraio 2010

LA PAURA per LA DEMOCRAZIA nel PARTITO DEMOCRATICO


il metodo della ratifica, in democrazia,dimostra debolezza.

Apprendiamo, dal quotidiano locale, e ne prendiamo atto che il prossimo segretario provinciale del partito democratico sarà Francesco Gallo, ex consulente dell'amministrazione provinciale di centro destra, ex assessore della giunta comunale di centrosinistra e,ci pare, anche esperto dell'attuale giunta regionale.
Al prossimo congresso provinciale espresso dai delegati eletti nei Circoli, non rimarebbe dunque che ratificare la candidatura diventata “nomina” o designazione che dir si voglia.
Ovviamente all'area politica, espressione della ex mozione Marino, non avendo essa “quote” azionarie all'interno del PD messinese, non è stato richiesto una eventuale parere sulle possibili candidature e neppure la scelta di un metodo per indicare i candidabili alla segreteria. Figuriamoci poi una eventualità di scelta attraverso le primarie.
A parere nostro però oltre al potere dei numeri si dovrebbe ( potrebbe ?) dare spazio anche ai portatori sani di idee, istanze di laicità e valori etici. Elementi che i componenti dell'area politica che fa riferimento a Ignazio Marino ritengono di possedere.
Quanto tutto questo procedere,forse formalmente corretto, sia anche politicamente utile alla crescita del Partito Democratico si vedrà nelle prossime settimane.
Saro Visicaro
Sebastiano Casablanca

giovedì 25 febbraio 2010

QUELLE INCHIESTE MANCATE SULLE POLITICHE SOCIALI


METER & MILES
comunicato stampa 25 febbraio 2010
idee di welfare
una consapevolezza che non c'è
«Cara politica, sui diritti delle persone non ne hai azzeccata
una. Vogliamo più Welfare».
Questo lo slogan con il quale il 27 febbraio prossimo con manifestazioni a Roma e in oltre
30 città d'italia parte una campagna di mobilitazione per il salvataggio del Welfare.
Una mobilitazione alla quale l'associazione Meter & Miles aderisce per i motivi che
esponiamo.
Dal terzo settore deve ripartire una stagione di conflitto sociale forte, che affianchi alla
pressione sulla politica un'azione diretta delle cocienze della gente. Questa cultura che
sceglie l'abbandono di chi è debole ci è entrata nelle viscere e molti cittadini la subiscono,
se non la condividono addirittura. Dobbiamo aprire la testa di chi ci sta vicino, a partire dai
soggetti che il bisogno vivono quotidianamente e anche di TUTTI coloro, come i volontari,
che suppliscono alle carenze sociali di ogni tipo.
A Messina, tutta la vicenda legata alla tragedia del 1 ottobre scorso, ha
evidenziato il pessimo rapporto tra istituzioni e Organizzazioni del Terzo Settore. Se da
un lato c'è stata, e c'è ancora, una generosissima partecipazione di volontari in aiuto delle
vittime del fango, c'è stata e c'è ancora una insopportabile mancanza di raccordo e di
coordinamento tra chi gestisce formalmente l'emergenza ( soggetto attuatore etc.) e i
gruppi Organizzati del Terzo settore.
La stessa richiesta di aiuto di molti parenti di persone portatrici di handicap
( come quella riportata dalla Gazzeta del Sud di oggi ) ripropone la decennale carenza di
progettualità e di organizzazione tra pubblico e privato ( associazioni,onlus, e singoli
cittadini ). Una assoluta mancanza di dialogo che non dipende solo e soltanto dalla
mancanza di risorse economiche. Dietro a tutto ciò c'è anche spreco,incapacità e
sfruttamento clientelare del bisogno. Potremmo fare un lunghissimo interminabile elenco
di esempi ma basta girare lo sguardo attorno ad ognuno di noi.
Per cambiare, se si vuole,se si crede
rivolgiamo a tutte le istituzioni ( nazionali,regionali e locali) 10 richieste urgenti:
- - introdurre i livelli essenziali di assistenza sociale (liveas), da garantire su tutto il
territorio ( anziani,disabili,giovani con disagio);
- estendere opportuna indennità ai senza reddito, limitare l'uso dei contratti
flessibili, avviare ogni procedura di legge per l'avviamento al lavoro combattendo la
vastissima fascia di quello in “nero”;
- introdurre il reddito minimo d'inserimento;
- dotare il fondo nazionale per la non autosufficienza di risorse adeguate;
- definire un piano nazionale per la chiusura degli istituti segreganti per le
persone con disabilità;
-investire nella formazione degli adulti e in progetti di riqualificazione professionale
per disoccupati e cassintegrati;
- dare la cittadinanza e il diritto di voto ai migranti che da cinque anni risiedono in
italia;
- aumentare le risorse destinate all'aiuto ai paesi poveri dallo 0,16% allo 0,7% entro
il 2015;
-riformare il sistema carcerario, ricorrendo alle misure alternative;
- combattere l'evasione fiscale e usare le risorse incassate per garantire i diritti
sociali.
Per finire. Una considerazione andrebbe fatta sul ruolo assolutamente
marginale esercitato dalla Consulta Comunale del volontariato e
l'incomprensibile “aiuto” offerto alle politiche sociali da parte dei
numerosi esperti che il sindaco ha generosamente ritenuto di nominare.
Messina 25 febbraio 2010

ASSOCIAZIONE METER & MILES
C.F. 97031300839 - C.C. postale 144 33981 – casella postale n.° 176 – Messina – – 328. 71.328.13

sabato 20 febbraio 2010

GIORNALISTI & EDITORI CONTRO I FATTI


MARCO TRAVAGLIO SCRIVE A SANTORO DOPO LE PROVOCAZIONI DEI GIORNALISTI PAGATI DA ANGELUCCI E PAOLO BERLUSCONI.


Caro Michele,

ho riflettuto su quanto è accaduto giovedì ad Annozero. E, siccome è accaduto davanti a 4 milioni di persone, te ne parlo in forma pubblica. Parto da una tua frase dell’altra sera: "Parliamo di fatti". Il punto è proprio questo. Si può ancora parlare di fatti in tv? Sì, a giudicare dagli splendidi servizi di Formigli, Bertazzoni e Bosetti. No, a giudicare dal cosiddetto dibattito in studio, che non è più (da un bel pezzo) un dibattito, ma una battaglia snervante e disperante fra chi tenta di raccontare, analizzare, commentare quel che accade e chi viene apposta per impedirci di farlo e costringerci a parlar d'altro.

La maledizione della par condicio, dovuta alla maledizione di Berlusconi, impone la presenza simmetrica di ospiti di destra e di sinistra. E, quando si tratta di politici, pazienza: la loro allergia ai fatti è talmente evidente che il loro gioco lo capiscono tutti.
Ma quando, come l’altra sera, ci si confronta fra giornalisti, anzi fra iscritti all’albo dei giornalisti, ogni simmetria è impossibile: quelli "di destra" parlano addosso agli altri e – quando non sanno più che dire – tirano fuori le mie condanne penali (inesistenti) o le mie vacanze con mafiosi o a spese di mafiosi (inesistenti). Da una parte ci sono giornalisti normali, come l'altra sera Gomez e Rangeri, che non fanno sconti né alla destra né alla sinistra; e dall’altra i trombettieri. Che non sono di destra: sono di Berlusconi. E non fanno i giornalisti: recitano un copione, frequentano corsi specialistici in cui s'impara a fare le faccine e a ripetere ossessivamente le stesse diffamazioni.

Invece di contestare i fatti che racconti, tentano di squalificarti come persona. Poi, a missione compiuta, passano alla cassa a ritirare la paghetta. E, se non si abbassano a sufficienza, vengono redarguiti o scaricati dal padrone. Non hanno una faccia e dunque non temono di perderla.
Partono avvantaggiati, possono permettersi qualunque cosa. Non hanno alcun obbligo di verità, serietà, coerenza, buonafede, deontologia. Non temono denunce perchè il padrone mette ogni anno a bilancio un fondo spese per risarcire i danni che i suoi sparafucile cagionano a tizio e caio dicendo e scrivendo cose che mai scriverebbero o direbbero se non avessero le spalle coperte. Come diceva Ricucci, che al loro confronto pare Lord Brummel, fanno i froci col culo degli altri.

Sguazzano nella merda e godono a trascinarvi le persone pulite per dimostrare che tutto è merda. E ci tocca pure chiamarli colleghi perchè il nostro Ordine non s'è mai accorto che fanno un altro mestiere.
Ci vorrebbe del tempo per spiegare ogni volta ai telespettatori chi sono questi signori, chi li manda, quali nefandezze perpetrano i loro "giornali", perchè quando si parla di Bertolaso rispondono sulle mie ferie e soprattutto che cos'è davvero accaduto a proposito delle mie ferie: e cioè che ho documentato su voglioscendere.it di aver pagato il conto fino all'ultimo centesimo e di aver conosciuto un sottufficiale dell'Antimafia prima che fosse arrestato e condannato per favoreggiamento, interrompendo ogni rapporto appena emerse ciò che aveva fatto (i due trombettieri invece dirigono e vicedirigono i giornali di due editori - Giampaolo Angelucci e Paolo Berlusconi, già arrestati due volte ciascuno, il secondo pregiudicato - e non fanno una piega).

Ma in tv non c'è tempo per spiegare le cose con calma. E, siccome io una reputazione ce l'ho e vi sono affezionato, non posso più accettare che venga infangata ogni giovedì da simili gentiluomini.
Gli amici mi consigliano di infischiarmene, di rispondere con una risata o un'alzata di spalle. Nei primi tempi ci riuscivo. Ora non più: non sai la fatica che ho fatto giovedì a restarmene seduto lì fino alla fine. Forse la mia presenza, per il clima creato da questi signori, sta diventando ingombrante e dunque dannosa per Annozero. Che faccio? Mi appendo al collo le ricevute delle ferie e il casellario giudiziale? Esco dallo studio a fumare una sigaretta ogni volta che mi calunniano? O ti viene un'idea migliore?

Da il Fatto Quotidiano del 20 febbraio

sabato 13 febbraio 2010

CARI GIORNALISTI ( a proposito del Ponte )



Cari giornalisti,
io vi capisco. Capisco che molti di voi sono precari. Capisco che i vostri editori non sono editori puri. Capisco,amici miei,che tutti avete una famiglia,dei figli,e, che tutto ciò, limita la vostra libertà. E però,assieme alla vostra libertà viene limitata la libertà di stampa.La libertà e il diritto per i cittadini, che ancora leggono e ascoltano, di capire e di conoscere i fatti.
Questo premessa,fatta con grande rispetto per voi tutti,potrebbe riguardare gli argomenti che quotidianamente trattate e riguardano la nostra città .Ma,in questo caso, intendo fare riferimento esclusivamente alla questione ponte. Alle cronache di ieri sulla “presentazione”, si fa per dire, del progetto della “grande opera”. Quasi tutti gli articoli e tutti i servizi – ovviamente l'informazione on-line si può permettere qualche libertà in più – omettono i fatti e si abbandonano alla coreografia rappresentativa della casta del ponte e al dissenso “irriducibile”.
I fatti ai quali faccio riferimento sono quelli che altri vostri colleghi riportano.Sono analisi e approfondimenti che certo voi non potete permettervi per tanti motivi. Però,santo cielo,almeno leggere si. Proprio ieri, su “venerdì” di Repubblica, il vostro collega Paolo Casicci documentava come i signori della “Stretto di Messina spa” ( cioè gli stessi che avete omaggiato al Palacultura ) abbiano già aumentato di oltre un miliardo il compenso per il consorzio di imprese guidato da Impregilo.Una maggiorazione ( non pubblicizzata, non esaltata ) che, ancora prima di avviare i cantieri, sostanzialmente annulla il maxi ribasso nell'offerta per l'aggiudicazione dell'appalto. Si configura già una truffa? Non risulta che qualcuno di voi abbia posto questa domanda al signor Ciucci. Si preferisce magari più riportare le carnevalate tra contestazione figurata e i fatti maleddettamente pesanti. Come se non bastasse questo aumento del 28 % potrebbe significare che,nel caso l'opera non si dovesse fare, le penali da pagare saranno più alte. Non è cosa da poco. Un altro interrogativo – mai chiarito – è poi quello che dovrebbe spiegare per quale motivo Ciucci & c. non abbiano ridotto il valore finale dell'opera proporzionalmente al ribasso offerto dalla cordata vincitrice dell'appalto. E ancora i rilievi della Corte dei Conti, i ricorsi alla Corte Costituzionale della Regione Calabria,l'inesistenza di un progetto esecutivo. Ebbene,voi ( o alcuni di voi) preferite insistere e,quindi disinformare l'opinione pubblica, titolando che nel “2017 il ponte sarà percorribile” oppure che il costo finale sarà di “ 6 miliardi e 300 milioni”. Ma per carità. A questa pazzia si oppone un dissenso fatto di analisi,inchieste,documentazioni,che va molto ma molto più aldilà delle sceneggiate. Non sarebbe male avere un minimo di coraggio per dare corpo a tutto ciò. Per non liquidare le cronache con un cenno superficiale alla protesta di alcune persone. Con la quantificazione delle persone che scendono in piazza. Quei cittadini che hanno voluto ieri sottolineare il dissenso sono portatori di elementi reali,di inchieste lunghe decenni,di concrete osservazioni economiche, urbanistiche, sociali, ambientali. E sono avanguardie visibili di tantissimi altri cittadini invisibili. Ridicolizzare la protesta con le battutitne di Ciucci è perciò degradante per noi ma anche per la stessa professione di giornalista.
Con affetto e con la speranza che si possa fare di più.

martedì 9 febbraio 2010

SPECULAZIONI E DEMAGOGIE AD UN ANNO DALLA MORTE DI ELUANA



martedì 09 febbraio 2010

di Valter Vecellio

Per una elementare regola di educazione, e anche per non incorrere in una possibile querela ci si astiene dal qualificare – come pure sarebbe giusto e necessario – le affermazioni che esponenti del centro-destra hanno ritenuto di fare a un anno dalla morte di Eluana Englaro. Del resto, sono da una parte incommentabili; dall’altra si commentano da sole.

La sottosegretaria alla Salute Eugenia Roccella che ogni giorno scaglia i suoi fulmini contro qualcuno o qualcosa – recentemente ha trovato da ridire anche su una storia di Dylan Dog – dice che “nel corso dei mesi in cui ci siamo accostati alla sua storia, il nostro rapporto con Eluana è diventato affettuoso e familiare. Insieme con chi, nel mondo politico, a partire dal presidente del Consiglio, ha seguito la vicenda, la ricordano tutti coloro che hanno sperato e lottato perché non si mettesse fine alla sua esistenza”. Il presidente del Consiglio, sia detto per inciso, è lo stesso che se ne uscì dicendo che Eluana poteva anche restare incinta e partorire.

Non ha voluto rinunciare a dire la sua il presidente dei senatori del PdL Maurizio Gasparri: “A un anno di tragedia e di cinismo in cui fu spenta la vita di Eluana, la celebrazione della giornata della vita ci impegna a contrastare ovunque la cultura della morte, contro l’eutanasia, la banalizzazione dell’aborto con l’abuso di veleni chimici. Auspichiamo il varo di una buona legge sul fine vita, ci opporremo in ogni sede anche giudiziaria all’uso contra legem della RU 486, facciamo delle questioni etiche il banco di prova prioritario per il PdL”. Ed ha parlato anche il vice-presidente dei senatori del PdL Gaetano Quagliariello, lo stesso che – ricorderete – un anno fa si mise a strillare come un ossesso in Senato che Eluana era stata assassinata e scandì la parola “assassini” rivolto ai banchi del centro-sinistra. Questo per ricordare che in quanto a campagne d’odio, c’è chi sa il fatto suo. Per Quagliariello occorre fare una legge sul testamento biologico lasciando fermi i capisaldi che sono stati fissati al Senato, per esempio il divieto di sospendere idratazione e alimentazione artificiali perché non vengono considerate terapie. E quelli che il senatore Quagliariello chiama capisaldi sono né più né meno che l’annullamento di quanto prescrive la Costituzione e la nessuna presa in considerazione della volontà del paziente.

Una notizia positiva viene da Firenze. La giunta comunale ha approvato all’unanimità la delibera che attiva e stabilisce le modalità operative per l’attivazione del registro dei testamenti biologici. La novità è che il servizio verrà erogato in forma gratuita.

C’è un sondaggio i cui risultati sono inequivocabili. E’ uno studio di Observa, l’Osservatorio di Scienza e Società. In caso di grave malattia senza speranza di guarigione e perdita di coscienza del soggetto il 51 per cento degli interpellati ritiene che spetti a ciascun individuo dare indicazioni preventive sulle proprie cure. Il 31 per cento ritiene che spetti al parente prossimo; il 13 per cento al personale medico. Quel 51 per cento che ritiene che spetti alla volontà dell’individuo decidere dice anche che tra le cose che una persona può indicare nel suo testamento biologico, c’è anche il non ricevere alimentazione e idratazione artificiale. Da questo come da altre ricerche e indagini, si ricava che la maggioranza degli italiani è favorevole alla libertà di scelta. Del resto, già nel 2006 un sondaggio EURISPES, a proposito dell’eutanasia ha rivelato che il 38 per cento dei cattolici praticanti e il 69 per cento dei laici era favorevole; e un sondaggio IPSOS del 2007 rilevava che il 74 per cento dei cattolici praticanti ritiene che la voce della Chiesa vada ascoltata, ma che alla fine “decide la coscienza individuale”. E questo nonostante che di queste cose nelle televisioni e sui giornali se ne parli poco e male. Questa la situazione, questi i faTTI.
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A MESSINA STIAMO RACCOGLIENDO LE FIRME PER L'ISTITUZIONE DEL REGISTRO COMUNALE SUL TESTAMENTO BIOLOGICO.
scriveteci,aiutateci nella campagna

domenica 7 febbraio 2010

ZONA FALCATA - DIETRO LA NAUTICA E IL TURISMO SOLO CEMENTO.


ESSENDO PRECLUSA LA POSSIBILITA' DI ESSERE "OSPITATO" NELLA "GAZZETTA DEL SUD" ( dove il diritto di informare e di essere plurtalisti non esiste ) SCRIVO QUESTA BREVE NOTA A GUIDO SIGNORINO CHE OGGI E' INTERVENUTO SUL QUOTIDIANO LOCALE IN MERITO ALLA QUESTIONE DELLA ZONA FALCATA.

Carissimo Guido,
credo che alla fine scriviamo e lottiamo inutilmente.

Oggi scopro che sei diventato improvvisamente "autorevole" per la Gazzetta. Non lo sei invece quando scrivi contro il ponte. Ma, a parte ciò, nella nota apparsa oggi sul quotidiano, giustamente si osserva che il Punto Franco è utile ma va spostato e che la Zona Falcata dovrà essere destinata a: " attrattività turistica", "servizi di amenità", "sviluppo diportistico..." Ma, mi chiedo,se tutto ciò non implica anche la realizzazione di strutture turistiche,ovvero, megalberghi? Ciò non apre forse la strada a una nuova colata di cemento che rischia di abbattersi sulla Falce? E,tutto ciò, continuo a chiedermi, non è quello che vogliono gruppi speculativi come i Franza o come i Caltagirone ( che stanno facendo la stessa operazione a Fiumicino)? Capisco che, come sempre, rischio di essere giudicato come una sorta di "fissato" rispetto a certe analisi però c'è o no questo rischio? Chi dovrebbe governare tutto questo? Come si potrebbe governare e regolare una operazione simile in una città dove non esiste possibilità di controllo? Quali garanzie di compatibilità e sosteniblità avrebbe la città? Sono considerazioni campate in aria? Sono preoccupazioni pretestuose o cosa? Spesso mi sento veramente fuori luogo. Il fatto è che la insistenza quotidiana ( che va avanti da settimane) sull'argomento, da parte del giornale diretto da Calarco, mi induce ad essere molto preoccupato.
Scusate le noiose note ma è uno sfogo che avevo bisogno di fare.
Grazie e affettuosi saluti

giovedì 4 febbraio 2010

LA VERITA' SUL FUTURO DELLA "FALCE" E LE COSE NON DETTE



POLITICI,SINDACALISTI,VARIA UMANITA', DA TEMPO IMPEGNATI A LIBERARE DALLE ATTIVITA' PRODUTTIVE LA ZONA PIU' BELLA DI MESSINA. UNA RICONVERSIONE CHE PERO' NASCONDE NUOVE E PIU' PESANTI OSTAGGI.

“lo scandalo”
Da settimane la vicenda della riesumazione dell'Ente Porto riempe le cronache cittadine. Con essa le dichiarazioni accorate e sdegnate della “classe dirigente e politica” dello Stretto. Lo sconforto di deputati e sindacalisti è tale che si minacciano sollevamenti popolari. Per la verità il tormento non sembra essere tanto suggerito dalla inaspettata ( forse ) risurrezione dell' Ente Porto quanto, piuttosto, dalla parziale difficoltà a disporre delle aree sotto giurisdizione dell'Ente regionale. In effetti quelle superfici - come parte del molo Norimberga – pur essendo di competenza dell'Ente – che colpevolmente non li ha mai neppure perimetrate - continuano a soddisfare bisogni impropri. Vedi l'approdo delle navi Cartour realizzato in palese conflitto con la tutela ambientale ( non più emergenza in quel caso ) e in danno degli approdi delle Ferrovie e di altre attività. La gioia fu tanta per le autostrade del mare che partivano da Messina che non fu “scandalo” per quasi tutti. Saranno stati “squallidi interessi di bottega” ma questo è. La Falce, che si vorrebbe giustamente tutelata e conservata, nel non lontano 2003 è stata regalata ( a spese dello Stato che ha ristrutturato il Norimberga ) alla dittatura dei tir che lambiscono, inquinano, sequestrano il cd centro della città. Eppure non ci pare che qualcuno abbia mai lamentato “ l'occupazione manu militari di aree importanti e strategiche”.
Ma allora se indignazione deve essere che lo sia. Che maggioranze e paraopposizioni, anche oggi unite nella denuncia dello scandalo ( a chi è poi rivolta la protesta non si capisce essendo tutti compartecipi nella gestione della cosa pubblica), si uniscano per spiegare chiaramente quali,secondo loro, debba essere il modello e il futuro della Falce. A noi, francamente, non è chiaro. Non è tanto chiaro neppure attraverso il Piano regolatore del porto. Non è altresì palese la allegoria secondo la quale quella “zona unica” e stupenda dovrebbe essere “restituita ai cittadini” pur essendo “strategica”. Cosa si intende con coniugare fruizione libera e compatibilità “attraverso la riprogettazione dello sviluppo”. E' troppo chiedere una spiegazione?
Saro Visicaro
presidente associazione radicale “Leonardo Sciascia” P
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VATICANO & GAY

PROCESSI e INFORMAZIONE

Alex Zanotelli nel suo invito alla disobbedienza civile sulle norme del "Pacchetto sicurezza"

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