venerdì 28 maggio 2010

AD UN ANNO DAGLI ARRESTI DEL PROCURATORE PINO SICILIANO








EDILIZIA MESSINESE - IL 25 MAGGIO 2009 VENIVANO ORDINATI GLI ARRESTI DEL PROCURATORE DELLA REPUBBLICA PINO SICILIANO - OGGI NUOVA TEGOLA SULL'EX PROCURATORE E SU ALTRI PUBBLICI UFFICIALI SEMPRE PER QUESTIONI LEGATI ALLA CEMENTIFICAZIONE DELLA CITTA'. ED OGGI UNA CONFERENZA STAMPA DELL'ING. SANTI TROVATO ( nella foto ) CHE NON ACCETTA LE CRITICHE SUL DISSESTO URBANISTICO FATTE DALL'ING. CAPO DEL GENIO CIVILE.
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questa la nota dei Radicali di Messina

comunicato del 28 maggio 2010
Con le regole (aggirate) e i favori si distrugge una Città
La difesa della corporazione,quella dell'Ordine degli ingegneri,fatta oggi
dall'ing.Santi Trovato sembrerebbe appartenere ad una sub – cultura dalla
quale,francamente,oggi la città di Messina – nelle condizioni economiche,
ambientali nelle quali si trova – dovrebbe prendere le distanze.
Diciamo questo perchè stimiamo la stragrande parte dei professionisti che
operano in questa città. E siccome abbiamo ancora speranza che tutto non
sia perduto, dal punto di vista del futuro, consegniamo questa riflessione dei
Radicali di Messina a coloro che ancora, se lo vogliono,possono frenare
devastazione e dissesto ambientale.
L'Ordine guidato da Santi Trovato non può non avere visto quello che è
avvenuto dagli anni '80 in poi in riva allo Stretto. Certo che esiste un Piano
Regolatore – voluto dalle pubbliche amministrazioni -, certo che i “condoni e i
“silenzio – assenzo” hanno completato il quadro. Ma la parvenza di legalità
burocratica non cancella certamente le preoccupazioni dell'ing. Capo del
Genio Civile e non solo.
L'Ordine,qualsiasi Ordine, ovviamente non può prescindere dallo
“standard etico della società italiana”,siciliana e messinese. E di questo
“standard” che sarebbe bene preoccuparsi.
Ormai,si sa, i professionisti non sono più i veri registi degli
interventi sul territorio ma più semplicemente “abili conoscitori di procedure
burocratiche, di tecniche di sopravvivenza professionale”. E questo è forse il
vero problema. La filiera degli interessi alla fine comporta una serie di
condizionamenti e di scelte che conducono inevitabilmente a legami politico –
clientelari. Nell'Italia dei favori ognuno si sente autorizzato a cercare un
“riferimento” dove rivolgersi,dove ottenere qualcosa di più di quello che le
norme e le leggi prevedono.
Avere il coraggio di superare questo stato di cose,cominciando con il
chiedere trasparenza ed efficienza dal Dipartimento Urbanistica del
Comune,da coloro che sono preposti alla vigililanza e al controllo e da coloro
che, politicamente, occupano le varie commissioni eilizie – urbanistiche,
ovvero il superamento di ogni abuso e posizione dominante.


Saro Visicaro
presidente associazione radicale “Leonardo Sciascia”

martedì 25 maggio 2010

ONOREVOLI BAVAGLI


Diffondiamo.....finchè si può!!!!!!!!!!!!!


Ieri il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (D.d..L. 733) tra gli altri con un emendamento del senatore Gianpiero D'Alia (UDC) identificato dall'articolo 50-bis: /Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet; la prossima settimana il testo approderà alla Camera diventando l'articolo nr. 60.

Il senatore Gianpiero D'Alia (UDC) non fa parte della maggioranza al Governo e ciò la dice lunga sulla trasversalità del disegno liberticida della"Casta".
In pratica in base a questo emendamento se un qualunque cittadino dovesse invitare attraverso un blog a disobbedire (o a criticare?) ad una legge che ritiene ingiusta, i /providers/ dovranno bloccare il blog.
Questo provvedimento può far oscurare un sito ovunque si trovi, anche se all'estero; il Ministro dell'Interno, in seguito a comunicazione dell'autorità giudiziaria, può infatti disporre con proprio decreto l'interruzione della attività del blogger, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.
L'attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro il termine di 24 ore; la violazione di tale obbligo comporta per i provider una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000.
Per i blogger è invece previsto il carcere da 1 a 5 anni per l'istigazione a delinquere e per l'apologia di reato oltre ad una pena ulteriore da 6 mesi a 5 anni per l'istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all'odio fra le classi sociali.
Con questa legge verrebbero immediatamente ripuliti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta!
In pratica il potere si sta dotando delle armi necessarie per bloccare in Italia Facebook, Youtube e *tutti i blog* che al momento rappresentano in Italia l'unica informazione non condizionata e/o censurata.
Vi ricordo che il nostro è l'unico Paese al mondo dove una /media company/ ha citato YouTube per danni chiedendo 500 milioni euro di risarcimento.
Il nome di questa /media company/, guarda caso, è Mediaset.
Quindi il Governo interviene per l'ennesima volta, in una materia che, del tutto incidentalmente, vede coinvolta un'impresa del Presidente del Consiglio in un conflitto giudiziario e d'interessi.
Dopo la proposta di legge Cassinelli e l'istituzione di una commissione contro la pirateria digitale e multimediale che tra poco meno di 60 giorni dovrà presentare al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al "pacchetto sicurezza" di fatto rende esplicito il progetto del Governo di /normalizzare/ con leggi di repressione internet e tutto il istema di relazioni e informazioni sempre più capillari che non si riesce a dominare.
Tra breve non dovremmo stupirci se la delazione verrà premiata con buoni spesa!
Mentre negli USA Obama ha vinto le elezioni grazie ad internet in> Italia il governo si ispira per quanto riguarda la libertà di stampa alla Cina e alla Birmania.
Oggi gli unici media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono stati il blog Beppe Grillo e la rivista specializzata Punto Informatico.


Fate girare questa notizia il più possibile per cercare di svegliare le coscienze addormentate degli italiani perché dove non c'è libera informazione e diritto di critica il concetto di democrazia diventa un problema dialettico.

mercoledì 19 maggio 2010

I MALFATTORI, LE SCIOCCHEZZE E L'INCENERITORE DEL 1976




i malfattori, le sciocchezze e l'inceneritore del 1976.
Scatenati,si sono scatenati. Dopo una richiesta di vincolo, inoltrata ai tanti enti in causa, per non avviare la costosissima demolizione di quello che resta dell'inceneritore e per proporre una nuova destinazione artistico – culturale. Una destinazione sostenibile,non estensibile ed economicamente accettabile.
A condurre la campagna intimidatoria contro i proponenti è il giornalista Lucio D'Amico dalle pagine monopolistiche del quotidiano locale. Ormai siamo abituati alla sua possente lirica. Protetto dall'impossibilità di un confronto aperto l'ex cronista di belle speranze si gratifica facendosi spalleggiare, volta per volta, da illustri personalità.
Da mesi ormai', l'obiettivo è quello della Zona Falcata da occupare. C'è molta urgenza nel volere consegnare quello spazio prezioso a coloro che hanno già in tasca progetti molto vantaggiosi.
Il Comitato La Nostra Città da subito aveva sposato una proposta di vincolo avanzata dall'ing. Linda Schipani. L'idea, di diversi anni fa, successivamente venne inserita nel programma elettorale del sottoscritto. Poi il silenzio. Dall'inizio di quest'anno viene rispolverata l'idea. Alcuni giovani “futuristi” immaginano una gradevolissima soluzione per quello che viene adesso definito ecomostro. Un eco – mostro che però in circa 30 anni ha già fatto arricchire in tanti sperperando fiumi di danaro pubblico. Nasce così la richiesta di vincolo. Aderiscono “Italia Nostra” , gli “Amici del Museo”, l' Associazione Culturale Machine Works, oltre al Comitato La Nostra Città.
La legittima richiesta avrebbe potuto e dovuto suscitare interesse o meno. Ma no,c'era il rischio che qualcuno avrebbe potuto riflettere, qualcuno avrebbe potuto aderire all'iniziativa. Fatto insopportabile per i saccenti dispensatori di accuse meschine. Un ritardo che avrebbe rischiato di fare perdere tempo alla cordata di interessi. Da ciò l'azione ad alzo zero contro i presentatori dell'istanza. D'Amico chiama in aiuto l'arch. Soprintendente Scimone che, con estremo garbo, parla di “ipotesi ridicola”. Poi interviene pure Isgrò, l'assessore con la ruspa che, con eleganza, definisce “sciocchezza colossale” la proposta. Infine l'arch. Marabello che, assieme a cose sensate, conclude con l'imperativo della demolizione.
Verrebbe da pensare a dov'erano tutti costoro quando,nel '76, fu costruito quel produttore di diossina. Alcuni probabilmente andavano ancora all'asilo e,quindi,sono assolti. Qualche altro,invece sarebbe potuto intervenire a pieno titolo per condannare quel progetto inquinante. Ma rimase zitto e complice del misfatto. Due radicali digiunarono per sette giorni per protestare contro l'assessore socialista Germanà che inaugurò quello scempio. La notizia venne data soltanto dalla prima pagina del Giornale di Sicilia a firma di Giuseppe Messina. I colleghi di D'Amico si guardarono bene dall'esercitare il diritto di cronaca. La Gazzettà coprì l'operazione inceneritore. La magistratura archiviò l'esposto denunzia dei radicali. I partiti di allora si spartirono l'appalto. La “società civile”, anche in quell'occasione, era distratta. Oggi il livore di chi non vuole quel vincolo è pari alla loro complicità nella realizzazione di un impianto concepito assurdamente nel quale sono stati sperperati montagne di soldi. ( buon ultimo l'appalto di adeguamento voluto dall'ex sindaco Providenti ). Ma i loro silenzi riguardano tanto altro. Riguardano lo stato comatoso di questa città dove speculatori e affaristi propsperano da mezzo secolo. Oggi dicono di volere “valorizzare la Real Cittadella” senza spiegare i progetti occulti, i vincoli inesistenti o aggirabili,la ambiguità del Piano regolatore del Porto. Ci indichi, l'arch. Scimone, le aree urbane vincolate, gli scempi al paesaggio, i silenzi sulle cementificazioni. Ci dica in quale sezione della Democrazia Cristiana fosse l'attuale assessore Isgrò quando i suoi amici devastavano la Zona Falcata, demolivano il Palazzo dei Gesuiti a piazza Cairoli per costruire la Standa, oppure sventravano villa Dante e manipolavano le carte dei Piani e delle varianti? Dov'eravate? Da chi erano indicati quei progettisti di mostri stupidamente definiti eco e non soltanto mostri ? Eravate zitti e complici e adesso volete “valorizzare” cosa? Quali soni i valori che riuscite a riconoscere per VALORIZZARE un bene? Per ognuno di voi assurdità come il Ponte, la cementificazione del Tirone, i progetti dell'assessore Scoglio, si chiamano riqualificazioni, prospettive di sviluppo. Tutto ciò sempre rigidamente inteso come spartizione del bene pubblico.
Statene certi, illustri personaggi, noi, sciocchi e ridicoli, continueremo a portare avanti le nostre idee e le nostre opinioni anche se ci sarà chi continuerà a imbavagliare ed occultare tutto ciò che non è compatibile con i loro interessi.

domenica 16 maggio 2010

GIORGIANA MASI e LO STATO CHE UCCIDE


12 maggio 1977, Giorgiana Masi. Un delitto di Stato

di Marco Pannella

12 maggio del 1977: la festa popolare indetta dai radicali per ricordare la vittoria del divorzio e per raccogliere le firme per gli otto referendum, è vietata. I cittadini che, pacifici, vanno in piazza Navona, trovano il centro di Roma pieno di carabinieri e agenti: sono caricati, respinti, picchiati. Anche i parlamentari ricevono questo trattamento. Le cariche diventano sparatorie. Arrivano giovani armati, che provocano e spargono il terrore tra tutti, cittadini, carabinieri, agenti: “assassini”, “autonomi”, “teppisti”? No, sono poliziotti travestiti, messi in campo dalla Questura di Roma.
Il Governo, avvertito dai parlamentari radicali, non interviene per mettere fine al massacro. Con spaventosa determinazione, dalle due del pomeriggio alle otto della sera, le forze dell’ordine, in divisa o in “borghese”, cercano l’incidente clamoroso, il morto, chiunque esso sia: anche un carabiniere, un agente. La vittima è Giorgiana Masi, 19 anni, colpita alla schiena, mentre cerca di fuggire da una carica della polizia. Nei giorni successivi i radicali raccolgono, su questo delitto di Stato una documentazione minuziosa, ora per ora, minuto per minuto: tra fotografie e testimonianze, l’allucinante analisi di un’esecuzione; se ne ricava un Libro Bianco, “Cronaca di una Strage”, con, tra gli altri, prefazioni e interventi di Camilla Cederna, Maria Antonietta Macciocchi, Marco Pannella, Antonello Trombadori. Il testo che segue è appunto quanto scrisse Pannella in quell’occasione.

Vogliono criminalizzare l'opposizione democratica, parlamentare e extraparlamentare; l’opposizione laica, libertaria, socialista, nonviolenta, alternativa; quella del progetto dei referendum costituzionali che oggi si sta realizzando. S'illudono di poter fare terra bruciata fra l'"alternativa" delle Brigate Rosse e il Governo d'unità nazionale diretto da Moro o Andreotti o Cossiga, con l'appoggio di Berlinguer e Craxi.


Anche per questo, il Gruppo parlamentare radicale e Prova Radicale hanno deciso di diffondere questo libro bianco sugli avvenimenti del 12 maggio 1977 a piazza Navona. La ricostruzione dei fatti è, come si dice, obiettiva, fondata integralmente sulle cronache dei quotidiani di ogni tendenza e sulle testimonianze di parlamentari, giornalisti, fotografi. Il 12 maggio a piazza Navona lo Stato ha realizzato l'episodio forse più grave, certo il più manifesto, della sua politica delle stragi: ai responsabili diretti e indiretti è necessario farne pagare tutte le conseguenze politiche e penali.


In sede giudiziaria, intendiamo mostrare e dimostrare che l'assassinio di Giorgiana Masi, il ferimento di almeno dieci cittadini con colpi di arma da fuoco e di molte decine con vari corpi contundenti, i gas lacrimogeni con cui si è intossicato mezzo centro storico di Roma, la provocazione violenta e a freddo esercitata contro parlamentari, giornalisti, fotografi con ogni sorta di ingiurie da parte di funzionari dello Stato, la violazione flagrante di decine di norme che regolano l'intervento della polizia in servizio di ordine pubblico, danno corpo anche alla fattispecie penali di stage e di strage politica.


In sede parlamentare, intendiamo mettere sotto accusa il Governo perché ha violato le leggi, mentito al Parlamento, scatenato violenza e morte contro pacifici e democratici cittadini, imposto alla capitale norme fasciste già dichiarate incostituzionali dalla Corte, costretto agenti della Repubblica ad operare manifestamente come bande di teppisti e di provocatori.


E ci riserviamo sin d'ora di denunciare all'Inquirente il Presidente del Consiglio, il ministro degli Interni e quello della Difesa per attentato alla Costituzione, in attuazione dell'unico disegno criminoso che, a partire dalle "degenerazioni" del SIFAR, passando per le stragi di piazza Fontana, piazza della Loggia, di Peteano fino a quella di piazza Navona, il potere va perseguendo contro la Repubblica e la democrazia.


In sede più propriamente politica, intendiamo denunciare a tutti i compagni in primo luogo il vertice del PCI per il suo sostegno incondizionato, oltranzista, dato in questa (come in altre) occasioni alla delinquenza assassina dello Stato, rivolgendo la propria polemica politica contro l'opposizione democratica e costituzionale, con procedure maccartiste e antipopolari di caccia alle streghe, di linciaggio morale del dissenso, di omissione e di censura di ogni difesa dei diritti del cittadino e della Costituzione.


Intendiamo infine reintegrare il diritto costituzionale e civile a un'informazione completa e leale, ce i sicari democristiani e "socialisti" della RAI-TV, l'indegna commissione parlamentare di vigilanza (della quale facciamo parte d'ufficio) sequestrano ai cittadini italiani, per accecare, ben più di quanto non possano i gas lacrimogeni, l'opinione pubblica togliendole ogni possibilità di prima conoscere i fatti per poi poterli giudicare. I sostenitori del regime (siano quelli degli "accordi programmatici", quelli del "governo d'emergenza", o quelli degli "accordi politici di nuova maggioranza") sono innanzitutto, ormai, uniti dalla paura del popolo e del suo giudizio.


Anche per questo il libro bianco sul 12 maggio è importante. Ciascuno lo legga e ne tragga le conseguenze e i giudizi che gli parranno più opportuni. Noi abbiamo qualcosa da osservare, precisare, aggiungere all'esposizione dei fatti.


1) I radicali avevano annunciato e garantito che la manifestazione convocata per il 12 maggio sarebbe stata rigorosamente nonviolenta. Si erano così assunti una responsabilità che a molti era sembrata avventata o al di fuori della loro forza politica. Come potevano gli inermi e nonviolenti difensori dei diritti civili, senza servizi d'ordine, senza armate di funzionari, burocrati, militanti inquadrati, garantire quell'ordine pubblico, quella pacifica atmosfera di festa popolare che promettevano? Nella Roma di oggi, con l'adesione non solamente di Lotta Continua, del Movimento degli studenti, ma anche degli "autonomi", e del Collettivo di via dei Volsci? I fatti hanno dimostrato che i radicali non solamente erano in condizione di ben prevedere, ma che si è avuta in quella occasione a Roma la più impressionante prova di senso civico di forza e disciplina nonviolenta che sia stata fornita in questi anni.


A Roma, attorno a piazza Navona, il 12 pomeriggio, migliaia di agenti delle varie forze di polizia hanno avuto l'ordine di attaccare "a vista", con bande di teppisti, con armi da fuoco, con il lancio criminale ad altezza d'uomo dei candelotti lacrimogeni, con provocazioni e aggressioni di ogni natura, ogni passante suscettibile d'esser considerato un potenziale "firmatario" o "ascoltatore di musica" a piazza Navona. Lo hanno fatto per oltre sette ore di seguito, investendo un terzo del centro storico. Lo hanno fatto, senza disobbedire perché sin dalle 15 è stata fatta circolare la voce che i manifestanti avevano già sparato e ferito molti agenti; perché il governo è ormai riuscito a seminare terrore, paura e odio in questi ragazzi e lavoratori, sfruttati come pochi altri. Lo hanno fatto, perché fra di loro - come ovunque - vi sono degli adepti delle politiche delle stragi, dei fascisti, dei violenti, dei poliziotti allevati nel culto di leggi e "ideali" assassini.


Da parte loro, quanti erano i "manifestanti" (in realtà nessuno ha "manifestato" niente: si trattava di sospetti radicali e extraparlamentari)? Dieci, ventimila? Non lo sapremo mai.


Quel che sappiamo è che forse in nessun Paese, e in nessun altro caso, si sarebbe avuta la risposta nonviolenta, esemplare, del 12 maggio a Roma. Strano davvero: nessuno, finora, ha mostrato di notarlo. Qual è, infatti, il bilancio degli "scontri"?


Da parte dello Stato, che ha agito da fuorilegge, in modo criminale, si è denunciato in tutto e per tutto un graffio al polso di un carabiniere. Più di millecinquecento uomini, sottoposti per sette ore a "duri attacchi" che hanno loro "imposto" ferro e fuoco, la violazione di regolamenti e norme, non possono lamentare che un graffio a un polso.


Da parte nostra: una morta, feriti, contusi, arrestati, gli insulti e le ingiurie, da quelli degli sgherri fascisti in strada, a quelli, alla Camera, degli impazziti, inferociti compagni del PCI D'Alema e Trombadori, passati troppo velocemente dallo stalinismo al maccartismo.


"Non gli è restato che Pannella", intitolava il suo fondo, il 18 maggio Aniello Coppola, su Paese Sera. Alludeva naturalmente, agli "assassini autonomi", a "quelli delle P38".


Dal 12 maggio gridiamo, infatti, che quel giorno, in quelle strade, non abbiamo incontrato che cittadini esemplari, giovani democratici, coraggiosi, responsabili, leali nei confronti degli impegni politici nonviolenti che avevano preso. Lo abbiamo fatto in Parlamento, per le strade, senza viltà, quando sembrava follia o menzogna. Ci auguriamo che ci sia possibile tornare a farlo presto e spesso,, con tutti i compagni di tutto il movimento. Lottiamo anche per questo.


Ai Trombadori, ai D'Alema, agli Aniello Coppola dedichiamo dunque con fierezza questo nostro pur tragico e doloroso bilancio di democratici capaci e rigorosi, ancora una volta colpiti dalla violenza assassina del potere.


A loro, e a Ugo Spagnoli, a Cossutta, perché smettano al più presto, se ancora lo possono, di esserne i sostenitori e gli alleati.


2) La nostra documentazione, e quella già conosciuta, mostrano che il 12 maggio era in piazza l'intero campionario di "autonomi" e di "assassini", c'erano i giovani dal volto coperto, armati di spranghe e di pietre; gli armati con le pistole a tamburo, con le P38, con e senza borsetti, sia di stile NAP che di stile servizi segreti. Tutti poliziotti. E a Milano? E gli altri giorni? Cosa sarebbe accaduto se qualcuno di questi travestiti fosse stato ammazzato, perché "autonomo" d'aspetto? Cosa sarebbe accaduto se un provocatore avesse ucciso un collega poliziotto, come si usa spesso, invece che Giorgiana?


Per sette ore si è cercato il morto, in ogni modo, con rabbia. Come se la polizia fosse stata sorpresa, frustrata dalla reazione nonviolenta. Quanta gente si sarebbe ammazzata, che razza di massacro si contava di riuscire a provocare? E perché?


Proviamo a rispondere. Se i morti fossero stati tanti, e fra questi alcuni agenti, magari un commissario, un vicequestore (possibilmente democratico), di quanti giorni e settimane sarebbe stato protratto il divieto di manifestazioni politiche a Roma e magari in tutta Italia? E ancora, quali cittadini avrebbero più apposto una sola firma al progetto dei referendum che sta ora, invece, andando forse in porto? E, di fronte allo scontato sdegno popolare contro i radicali, Lotta Continua, il Comitato dei referendum, quali "restrizioni" erano già state "considerate"? Il 13 maggio, alla Camera, il ministro Cossiga ci ha lanciato infatti una sorta di avviso mafioso, mentre dava il suo resoconto, vile e menzognero: è l'unico momento in cui ha osato guardarci. Nessuno si sogna - ha detto il ministro - di voler interferire con i diritti dei cittadini a firmare e dei radicali a raccogliere le firme. Ce ne sono già tante, che fanno sorgere seri dubbi sulla loro autenticità, ha minacciato.


In questi giorni perfino L'Espresso s'accorge che il progetto radicale, se va in porto, rischia di ridicolizzare da solo tutta la danza macabra che Moro e Berlinguer, Craxi e Zanone, Romita e Biasini stanno menando da settimane attorno al pacchetto programmatico per una "nuova maggioranza".


Di che cosa s'occupa, dunque, Cossiga? E' lui l'addetto al salvataggio del compromesso "storico", da una parte, e della politica delle stragi, dall'altra, contro il colpo mortale che il progetto dei referendum, se scattasse, apporterebbe loro?


3) Sappiamo che molta gente è turbata. Non ha compreso, non comprende. Questa volta non è d'accordo con noi. Come? Proprio noi nonviolenti…, perché abbiamo disubbidito? Anche Scalfari ha scritto un fondo su Repubblica per ricordare, al seguito della canea pcista e maccartista, che se noi non avessimo indetto e mantenuta la manifestazione non vi sarebbero stati morti e feriti. E il senatore Branca (che quand'era presidente della Corte Costituzionale ebbe a dichiarare che la Costituzione o la difendono e la realizzano i cittadini con il loro comportamento o non vedrà mai la luce), haha dato un analogo contributo democratico: "I radicali avevano ragione in tutto", ha scritto sul Messaggero, "ma dovevano abbozzare".


Non a Scalfari, non a Branca, ma alla gente dobbiamo una risposta chiara, convinta, dura.


Noi non accettiamo compromessi di nessun tipo con nessun tipo di violenza; prima di ogni altra quella delle istituzioni, la peggiore, la più grave.


Questo, non altro, significa essere nonviolenti: non essere inerti, rassegnati, complici per omissione della violenza.


La politica delle stragi, di legalità e di persone, in Italia, dura da almeno quindici anni, e vuole imporre definitivamente al paese un sistema anche formalmente autoritario e assassino.


Se la violenza paga, genererà altra e peggiore violenza. Se i cittadini obbediscono a ordini illegittimi, a leggi incostituzionali o disumane, se accettano che lo Stato violi le stesse leggi che ci impone, il potere non ha più limiti né freni; è il fascismo.


Se accettiamo che con il pretesto di colpire gli assassini si tolgano i diritti costituzionali ai nonviolenti, ai democratici, all'immensa maggioranza della gente e si sospende la vita democratica, il potere avrà sempre più "interesse" che i morti aumentino.


Prendete Cossiga, Andreotti, questo Governo. Se anche noi, come il PCI, invece di chiederne le dimissioni e di combatterli perché hanno gettato il paese in un caos ancora peggiore di quello dello scorso anno (e pareva impossibile!), pensassimo solamente a coprirli e sostenerli proprio in ragione delle stragi che dilagano e s'aggravano, finiremmo con il rafforzare la politica della violenza e dei massacri.


Qualche morto è bastato a Cossiga per sospendere per 45 giorni la vita democratica a Roma. Basta allora centuplicarli (una strage che riesca bene, insomma) per soffocare per mesi e mesi quella di tutto il paese.


No. Dalla violenza, dai massacri, dalla strage di legalità e di persone si può uscire solamente non sospendendo ma potenziando la vita democratica, mobilitando le masse, isolando i provocatori, i fanatici di ogni tipo, i disperati, gli illusi e - soprattutto - la DC, con il suo regime, i suoi uomini, i suoi interessi, i suoi ministri, generali, cardinali e affaristi della Lockheed, spie e ricattati dalla CIA e da mezzo mondo.


Da vent'anni rispondono ai nostri digiuni, alle nostre feste, alle nostre lotte pacifiche, processandoci, emarginandoci, arrestandoci, censurandoci, ora anche ammazzandoci e criminalizzandoci come complici di chi assassina. Da vent'anni, sul divorzio, sull'aborto, sull'obiezione di coscienza, sui diritti civili di tutti, continuiamo a disubbidire, obbedendo alle leggi fondamentali della coscienza e della Costituzione. Rispondendo con i fiori, con i lapis e i moduli per le firme, con il dialogo e il rispetto delle leggi giuste e della libertà e dei diritti di tutti e di ciascuno. Non intendiamo cambiare. Il 12 maggio abbiamo fatto il nostro dovere, fino in fondo. Coloro che ci hanno aggrediti, feriti, assassinati non sono stati nemmeno sfiorati con un sasso dalla nostra risposta.


Ma proprio per questo esigiamo che verità sia fatta, giustizia assicurata; subito, ad ogni livello.


Chiediamo a tutti i compagni di mobilitarsi in questa battaglia. Di fornirci altra documentazione, altre testimonianze, di prendere contatto urgentemente con noi perché si sporgano formali denunce, si provino nella misura ancora possibile, violenze e danni subiti, per inserirsi nel processo come parte civile; e costituire un collegio d'avvocati che incardini subito questa necessaria battagli anche a livello giudiziario.


In Parlamento vedremo se continueremo ad essere soli: misureremo il senso dello Stato dei deputati e dei senatori di ogni parte politica. Quanto al Governo, si prepari a rispondere dell'assassinio di Giorgiana Masi, della strage del 12 maggio. Di questo, e d'altro.

venerdì 7 maggio 2010

POLITICA IMMOBILIARE E ... GIUDIZIARIA A MESSINA


QUANDO IL GIUDICE SICILIANO CERCAVA CASA…

MESSINA - “Questo è il Parnaso che diceva lui”. “SI, e quella è la strada”. Michele Caudo, ex segretario provinciale dell’Udc, e il suo amico Pino Siciliano, l’aggiunto della Procura di Messina, il 5 febbraio del 2OO7, con l’automobile di quest’ultimo percorrono la strada che porta al complesso Nuovo Parnaso. E ripercorrono la battaglia che ci fu per la costruzione della strada. “Ah, ho capito qual’è, qua gli ha fatto una lotta Marzachì… ho capito, ho capito”, dice Pino Siciliano. “ll Processo me lo ricordo”, aggiunge. “Qua hanno allargato la strada, la vedi. Ecco. Questa è la prima costruzione”, gli dice Caudo. “Ti faccio vedere dove arriveranno le ultime costruzioni. Gli ultimi piani hanno tutti il panorama”, aggiunge l’esponente politico. E continua: “E’ impressionante, di qua è impressionante. Pino Siciliano precisa: “Non la posso pigliare io perchè c’è il processo”. “Certo, natuale”, accorda Caudo. “E quindi la metteremo sotto il nome di un altro…”, sottolinea Siciliano. “Certo, perfetto”, ribatte l’altro. “Secondo mé è molto bello. ll processo l’ha avuto Farinella (Giuseppe, sostituto procuratore all’epoca della Procura di Messina, ndr)”, conclude Siciliano. La conversazione tra Michele Caudo e Pino Siciliano, è duramente commentata dal Giudice per le indagini preliminari di Reggio Calabria nell’ordinanza con cui il 25 maggio del 2009 vengono ordinati gli arresti per il magistrato. “Siciliano si fa accompagnare per visionare un complesso e comprare un appartamento che però verrà intestato ad un prestanome e verso l’applicazione di trattamenti economici di favore. Emerge - scrive ancora il Gip - che il Procuratore sia consapevole che in relazione a quel complesso è stato instaurato un procedimento penale”. Michele Caudo è stato condannato dal Tribunale di Reggio Calabria, per aver rivelato a Manlio Minutoli, ex capo del dipartimento Urbanistica del Comune, di avere le cimici nell’ufficio. Notizia appresa proprio da Siciliano.

giovedì 6 maggio 2010

CORRUZIONE: BUZZANCA & PREVITI DIMOSTRINO CON I FATTI DI VOLERE ESSERE TRASPARENTI



CORRUZIONE.CONVEGNO A PALAZZO ZANCA - IL SINDACO E I CONSIGLIERI COMUNALI POTREBBERO,FINALMENTE, RENDERE TRASPARENTE LA LORO ATTIVITA' AMMINISTRATIVA. I RADICALI HANNO CHIESTO L'ANAGRAFE PUBBLICA DEGI AMMINISTRATORI. COME RISPONDERANNO BUZZANCA E PREVITI? SIAMO CERTI CHE MOLTI GIORNALISTI NON DARANNO LA NOTIZIA DI QUESTA RICHIESTA.



COMUNICATO STAMPA DEL SINDACO DI MESSINA
Cinquantacinque anni dopo la Conferenza di Messina del 1955 ed alla vigilia del 9 maggio, in cui si celebrerà la dichiarazione che Robert Schuman, ministro francese degli affari esteri, in collaborazione con il consigliere Jean Monnet, presentarono in quella data del 1950, ponendo le basi per una nuova integrazione degli Stati europei, Palazzo Zanca, sede civica del Comune, ospiterà domani venerdì 7, alle ore 9.30, il convegno europeo “La lotta contro la corruzione al livello locale e regionale”. L'appuntamento è organizzato dal Congresso degli Enti locali e regionali del Consiglio d'Europa, dal comitato delle Regioni dell'Unione Europea, con la collaborazione della Regione siciliana e del Comune di Messina. Oggi pomeriggio, prima dell'inizio ufficiale di domattina, si riunirà nel salone delle Bandiere il comitato ristretto del CLRAE (Committee of the Regions / Congress of Local and Regional Authorities of the Council of Europe) per una riunione preparatoria per i lavori congressuali attorno ad un tavolo, posto proprio al centro del salone di rappresentanza con il medesimo assetto del 1 giugno del 1955, utilizzato per la riunione dei sei ministri dei Paesi aderenti al Ceca (il belga Paul Henn Spaak; il francese Antoine Pinay; il tedesco Walter Hallstei; il lussemburghese Joseph Beck; l'olandese Joan Williem Beyen ed il ministro degli esteri italiano, Gaetano Martino). Il Convegno di domattina sarà aperto dal Governatore della Regione Siciliana, on. Raffaele Lombardo; dal presidente del Congresso, Ian Micallef; dal presidente del Comitato delle Regioni, Luc Van den Brande e dal sindaco di Messina, on. Giuseppe Buzzanca, e sarà moderato, nella sessione mattutina dei lavori, dal presidente della Fondazione Bonino Pulejo, sen. Nino Calarco, e nel pomeriggio da Alain Chablais, giudice federale del tribunale amministrativo svizzero. Interverranno Jakub Boratynski, della Commissione europea; Quintiliano Valenti e Miklos Marschall, vice presidente e direttore per l'Europa e l'Asia centrale di Trasparency International Italia; Luigi De Magistris, parlamentare europeo; Andrej Hrnciar, sindaco di Martin (Repubblica slovacca); Rob Schnepper, direttore del dipartimento degli appalti pubblici di Rotterdam; Antonello Montante, di Confindustria; Maurizio Bortoletti, del servizio anticorruzione del Ministero dell’Amministrazione pubblica e dell’Innovazione. Previsti anche gli interventi di Drago Kos, presidente di Greco, organismo del Consiglio d'Europa che tiene monitorato il livello di corruzione; di Luc Van den Brande, presidente della commissione Governance; di Lorenzo Salazar, direttore dell'ufficio legislativo del Ministero della Giustizia e di Adel Maged, giudice della Corte di Cassazione egiziana. I temi principali del dibattito saranno: impegno dei cittadini e della società civile; iniziative e strutture per prevenire la corruzione, migliori modelli a livello locale e regionale da imitare. Il Congresso degli enti locali e regionali è un’istituzione che rappresenta le collettività locali e regionali per ciò che riguarda il rafforzamento della democrazia nei 47 Stati membri del Consiglio d’Europa. E’ costituito da due camere; una per gli enti locali, l’altra per le regioni.

CONSIGLIERI COMUNALI VOGLIAMO TRASPARENZA


Corruzione, subito l'Anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati per moralizzare la politica
Priorità insieme all'abolizione del finanziamento pubblico dei partiti e alla riforma ELETTORALE


di Mario Staderini, Segretario di Radicali Italiani

Esiste una soluzione per restituire moralità alla politica e per non lasciare alla magistratura il ruolo di aspirapolvere del malaffare.

Sono le riforme per la pubblicità della vita istituzionale che come Radicali proponiamo da tempo, a cominciare dall’anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati. Se fosse già stata introdotta probabilmente avremmo sanato alcune delle ferite inferte alla democrazia ed evitato illegalità così diffuse.
A tutti i livelli istituzionali occorre garantire ai cittadini, anche attraverso il web, la possibilità di conoscere con facilità non soltanto l’attività svolta dai vari enti ma anche l’operato di tutti coloro che esercitano un’attività pubblica, siano eletti o nominati, le loro situazioni patrimoniali, immobiliari, finanziarie, fiscali, societarie, i loro incarichi remunerati.
Noi Radicali abbiamo proposto l’anagrafe pubblica in tutte le sedi, locali e nazionali, riuscendo a fare approvare mozioni in tal senso dalla Camera dei deputati e vere e proprie delibere in decine di enti locali tra cui Comuni importanti come Roma, Torino, Napoli.
Ad oggi, nessuna vera applicazione è stata però data a questi atti, e se gli italiani hanno potuto conoscere qualcosa è stato grazie ad iniziative come quella di Rita Bernardini che ha battuto il partito dell’omertà e reso pubblico l’elenco dei fornitori e delle spese della Camera.
Rendere tutti gli eletti conoscibili e valutabili è, insieme all’abrogazione del finanziamento pubblico dei partiti, la priorità per il Paese, propedeutica ad una riforma del sistema elettorale fondata sul collegio uninominale che ponga al centro la persona ed avvicini l’eletto all’elettore.


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