lunedì 21 giugno 2010

SALVARE MESSINA ROTTAMANDO L'EDILIZA


lunedì 21 giugno 2010
Direttore: Gualtiero Vecellio
Progettare rottamando, è necessaria una riforma integrale dell’EDILIZIA e dell’urbanistica nelle realtà meridionali; abbassando i rischi degli effetti di un evento sismico

• A cura di Saverio De Morelli

Sabato e domenica, 19 e 20 giugno 2010, presso l’Hotel Eurolido di Falerna (Cz), si è tenuta l’assemblea straordinaria dell’Associazione Calabria Radicale. Tra gli altri sono intervenuti: Pippo Callipo (imprenditore, già candidato alla Presidenza della Giunta Regionale della Calabria); Federico Cerminara (Tesoriere Nazionale di Arcigay); Saverio De Morelli (Comitato Nazionale di Radicali Italiani); Fernanda Gigliotti (Assemblea Nazionale PD); Giacomo Gullo (segretario generale provinciale UGL Polizia, Vibo Valentia); Doris Lo Moro (deputata del PD e segretaria della Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati); Filippo Motta (consigliere comunale di Nocera Terinese); Laura Raffaeli (presidente di Blindsight Project Onlus); Saverio Zavattieri (segretario nazionale Socialisti Uniti – PSI).

Sono state presentate e dibattute cinque relazioni:

Lacrime d’AMIANTO: la fibra killer si nasconde ovunque per la lentezza delle istituzioni e i ritardi delle bonifiche, mentre gli effetti per la salute umana sono sempre più drammatici. A cura di Salvatore Moscato e Marco Marchese.

DIRITTI CIVILI, coppie di fatto e laicità dello stato: fra sante inquisizioni e privilegi per pochi si consumano disuguaglianze fra i cittadini di questo paese. A cura di Riccardo Cristiano.

DISABILITA’ e disabilitazione: dalla sicurezza sulle strade a quella domestica. A cura di Laura Raffaeli.

Progettare rottamando, è necessaria una riforma integrale dell’EDILIZIA e dell’urbanistica nelle realtà meridionali; abbassando i rischi degli effetti di un evento sismico. A cura di Saverio De Morelli.

NDRANGHETA: è accaduto che una mafia divenisse in pochi anni una fra le più potenti e pericolose del mondo; dalla presa d’atto è necessario passare alla piena consapevolezza. A cura di Marco Marchese.

Su “Notizie Radicali” del 18 giugno abbiamo pubblicato la relazione di Laura Raffaelli su “Disabilità e disabilitazione: dalla sicurezza sulle strade a quella domestica”. Oggi pubblichiamo la relazione di Saverio De Morelli su “Progettare rottamando, è necessaria una riforma integrale dell’EDILIZIA e dell’urbanistica nelle realtà meridionali; abbassando i rischi degli effetti di un evento sismico”.



Questa relazione non servirà solo a descrivere l’ipotetica questione statistica di una Regione Calabria che sotto molteplici punti di vista urbanistici e ambientali si presenta come drammaticamente inefficiente, ma auspica di realizzare un ancor più ambizioso obiettivo, quello di aprire, finalmente, un dibattito tanto scomodo quanto delicato sull’ampio panorama d’illegalità che la mala politica, insieme alla “mala” tradizionale, ha fatto proprie anche in ambito edilizio, causando situazioni difficilmente riparabili.



Prima di affrontare il cuore della questione aggredendone il lato politico, dobbiamo porre una fondamentale premessa:



La Calabria, vista la propria posizione geografica e la delicata conformazione geomorfologica è la regione d’Italia proporzionalmente più esposta al rischio sismico. Il 74% dei comuni sul territorio, infatti, sono inseriti nella scala di massima pericolosità. A questo si aggiunge che il 71% degli edifici abitati sono costruiti antecedentemente alla prima normativa antisismica del 1974.



Non sono necessarie troppe interpretazioni per concludere che tre quarti dell’intera popolazione calabrese vive in una situazione di grave rischio, accentuata dalla presenza sul territorio di un numero enorme di centri storici che se da una parte arricchiscono il territorio da molti punti di vista sui quali in questa esposizione non mi soffermerò, dall’altra vi è da registrare che il livello di fatiscenza degli stessi centri storici è allarmante e rappresentano un ulteriore fattore di rischio rispetto al verificarsi di un evento sismico.



Alla situazione esistente bisogna aggiungere e tener conto, nell’ambito del patrimonio edilizio esistente, la situazione di una regione che perde ogni anno dai diecimila (10.000) ai quindicimila (15.000) abitanti, e questa cifra è un saldo sostenuto dai rientri dall’estero che generalmente possiede già una casa; rispetto al mercato edilizio che tiene il passo ma che costruiscono ogni anno vani capaci di ospitare dalle ventimila (20.000) alle trentamila (30.000) persone.



La situazione della città di Cosenza e i comuni limitrofi (Rende e Montalto Uffugo), è indicativa: la popolazione residente di questi tre Comuni dal 2003 al 2008 è rimasta sostanzialmente invariata, ma sono stati costruiti, in un periodo ancora più breve, vani che possono ospitare oltre 20.000 persone. Si tratta di un fenomeno che dietro nasconde molto di più della semplice speculazione edilizia con il risultato di un’occupazione di territorio e spazi cittadini impressionanti.



In definitiva assistiamo a una Calabria iper – cementificata da costruzioni di bassa qualità, in maggioranza pericolose e in buona parte abusiva. Il dato preoccupante, che purtroppo si lega perfettamente con queste drammaticità, è un altro:



un evento sismico di moderate o forti dimensioni è tanto inaugurato quanto probabile nel prossimo futuro. Non sappiamo quando accadrà, quanto forte potrà essere, non conosciamo neanche quale area precisamente potrà colpire, ma è ragionevole credere che purtroppo succederà.



Il sisma è solo il fattore primario con cui entrano pericolosamente in relazione tutte le criticità annunciate prima, riguardo al sistema edilizio, che diversamente porrebbe solo un problema paesaggistico o al massimo di legalità edilizia. Ci sono però altri e altrettanto pericolosi scenari d’instabilità territoriale in questa terra; non entrerò nel merito tecnico, ma è bene elencare alcuni eventi naturali tra i più frequenti e potenzialmente distruttivi:



- Il rischio idrogeologico legato al problema frane ed esondazioni si dimostra di primaria importanza, solo negli ultimi due anni sono state registrate in Calabria ben 550 frane provocando disastri e disagi tuttora tangibili, famiglie costrette allo sgombero e a oggi ancora senza casa. Un rischio che coinvolge quasi tutti i comuni calabrese e che quindi non può certo passare in secondo piano.



- Il rischio maremoto riferito non soltanto all’evento sismico ma anche alla presenza nel mar tirreno del Vulcano Marsili, il più grande vulcano sottomarino d’Europa e definito dagli esperti come potenzialmente a rischio data l’instabilità delle pareti superficiali. Un’eventuale “onda anomala” sulle coste del tirreno cosentino (latitudine presso la quale è stimata esserci il vulcano) metterebbe a serio rischio l’esistenza delle località marine di circa cinquanta comuni e di almeno 100.000 abitanti.



Con questa prima fase del nostro lavoro abbiamo dato una sommaria ma chiara panoramica riguardo alla situazione edilizia della nostra regione evidenziando come sia la “mala edilizia” a prevalere anche nell’assetto urbanistico, declassando anche il costruito a regola d’arte e rimodulando il carattere d’intere città a schemi abusivi e privi di qualità. Abbiamo poi sottolineato i maggiori rischi a cui la mala edilizia, associata a queste politiche urbane vanno incontro in una regione sottoposta a situazioni naturali delicate ed instabili.



Da questa realtà una prima, quasi istintiva conclusione, è possibile: la programmazione urbanistica calabrese regionale, provinciale e comunale, seppur mutilata e quasi inesistente; non ha mai tenuto conto del rischio sismico, geologico e idrogeologico, inoltre anche le direttive nazionali mirate e teoricamente severe, e ogni direttiva particolare di enti minori sono state sempre facilmente eluse con la complicità partitocratica del sistema politico e clientelare. Solo l’approvazione della recente legge regionale “antisismica” (Legge Regionale 35/2009) introduce un elemento di novità, ma tutto da dimostrare nei fatti, trattandosi di un riordino procedurale, e in ogni caso rimandata nella sua attuazione, dalla nuova giunta regionale, per problemi di fondi e di personale, a tempo indefinito.



Tale considerazione vale non solo per il recente passato ma anche, drammaticamente, per il presente, dove è testimonianza di frequente quotidianità l’emergere di fatti e misfatti legati all’abusivismo edilizio.



Detto questo, la prima cosa da chiederci, riguarda proprio come gli enti preposti e le istituzioni stanno guardando ai problemi: quali piani, programmi e predisposizioni si stanno attuando in Calabria, ma allarghiamo pure all’intero mezzogiorno, per far fronte a un fattore di rischio comune e di così grave portata?



Il ruolo della Protezione Civile Nazionale sarebbe determinante ma purtroppo è proprio riguardo questo ente che ci tocca fare la più drammatica constatazione.



Nessun programma specifico di prevenzione del rischio sismico, geologico e idrogeologico è stato mai varato negli ultimi anni dalla Protezione Civile per la Calabria. A quanto pare non sono mai neppure stati previsti seri piani di emergenza per questa regione. Il sito internet www.protezionecivilecalabria.it è di un’inutilità disarmante, nessuna indicazione strategica post sisma, nessuna mappatura delle aree a rischio, nessun riferimento al problema idrogeologico, nessun coinvolgimento organizzativo con altri enti locali.



L’unica attività svolta con moderata costanza dall’ente Protezione Civile in merito ad un eventuale rischio inerente ai fabbricati è la finta pratica simulativa delle evacuazioni in uffici e scuole pubbliche. Ma il più delle volte queste pratiche non sono svolte da squadre attrezzate e qualificate, vengono anzi spesso demandate a personale interno agli istituti, con una formazione minima e una bassa professionalità che rende l’intera procedura inutile, non riuscendo a dare alla situazione il giusto grado di serietà e il giusto livello di gravità.



Ci accorgiamo quindi come le cose fin ora dette alzano il livello di preoccupazione in modo esponenziale se alle problematiche semplici integriamo l’assoluta negligenza e quasi totale assenza degli enti governativi. La linea emergente, ammesso che ce ne sia una, sembra essere quella limitativa alla gestione dell’emergenza dopo che questa sia già scaturita e non alla prevenzione del danno naturale.

E’ sconcertante costatare che nessun ente di governo si ponga il problema di come gestire un’inaugurabile emergenza che si riferisce alla sicurezza dei fabbricati e come nessuna città calabrese si sia dotata di un completo piano di evacuazione. E’ inammissibile che nessuna grande o piccola città abbia predisposto zone dedicate all’immediato soccorso, attrezzandole a questo scopo.



Come purtroppo sappiamo l’evento sismico, geologico o idrogeologico non è certamente limitato al solo momento del sisma, della frana o dell’esondazione, diventa così ancora più importante, dal punto di vista della gestione dell’emergenza, proprio la programmazione del rientro della stessa: capire, dunque, cosa fare nei giorni immediatamente successivi, come potersi logisticamente spostare, come e dove poter curare i supersiti, chi e come coinvolgere nelle operazioni di aiuto.



Questa situazione è aggravata dall’aspetto forse più incidente, cioè l’assoluta mancanza di formazione del cittadino ad affrontare un eventuale pericolo naturale, perché sono abbastanza certo che quasi a nessun calabrese sia mai stato detto come comportarsi in caso di emergenza terremoto o altre calamità naturali, dove poter andare e come rendersi utili.



Abbiamo quindi ora integrato con drammatica chiarezza la panoramica dei rischi a quella politica e governativa, accorgendoci purtroppo che la seconda è probabilmente più scandalosa della prima. La conclusione è che una regione come la Calabria è impreparata anche solo a percepire la gravità di situazioni dove in gioco c’è la vita di migliaia di cittadini.



E’ necessaria una radicale riforma del sistema edilizio calabrese.



Torno a quel dato, forse passato sottotono, che ci dice che ben il 71% del volume fabbricato e abitato nell’intero territorio nazionale è stato edificato prima del 1974, quindi antecedente alla prima normativa antisismica. Possiamo concludere che circa 1.200.000 persone ad oggi vivono in residenze non a norma, nella sola Calabria. A questi vanno aggiunte i vani costruiti su zone che i PAI indicano a rischio geologico e idrogeologico che vanno ad aggravare una situazione già critica.



L’unico modo per affrontare una realtà di queste dimensioni è a mio avviso avviare immediatamente operazioni di riforma del sistema edilizio. Bisogna innanzitutto dare consapevolezza a tutti i soggetti coinvolti nel processo edilizio, dai piccoli privati ai grandi imprenditori, che il business non è soltanto frutto della costruzione di nuovi fabbricati, e creare le giuste opportunità economiche e burocratiche per chi decide di mettere a norma l’esistente.



Per le nuove costruzioni invece c’è bisogno di integrare urgentemente la pratica della “Rottamazione Edilizia”, è ormai chiaro che non esiste nessuna utilità di incrementare il volume edificato tanto nei piccoli centri quanto nelle grandi città. Dare concrete opportunità a chi decide di costruire una casa impegnativa piuttosto che un condominio o semplicemente una piccola residenza privata sostituendola con quella vecchia e già esistente. Un costruito quindi non complementare all’esistente come purtroppo oggi si è soliti intendere nelle prassi urbane ma un costruito al posto dell’esistente. Rottamazione dunque anche al fine di regolamentazione e della autoregolazione degli interventi, al fine di dare possibilità di realizzazione a chi ne ha reale bisogno riducendo anche il fenomeno speculativo e palazzinaro presente e visibili tanto nelle grandi città quanto nei più piccoli centri. Ma soprattutto attuazione di un equilibrato adeguamento delle costruzioni pericolose e conseguentemente una riduzione della percentuale di popolazione a rischio.



Bisogna realisticamente tenere conto che le resistenze a queste posizioni saranno tante e nette. Non è un fattore sconosciuto, infatti, il giro d’affari che ancora oggi muove il sistema edilizio soprattutto in Calabria, rappresentando una fetta consistente dell’intera produzione regionale. Non sarà facile scardinare una realtà così ben radicata e continuamente alimentata dagli interessi della criminalità organizzata che opera in questo settore per tradizione e interessi che vanno dal riciclaggio al reinvestimento delle ingenti somme fatte rientrare nel circuito legale.



C’è però, e non soltanto per i motivi anzidetti, un’urgenza concreta di intervenire sulla situazione attuale anche con una Nuova Legge Urbanistica Nazionale, non potendo più demandare all’ormai obsoleta del 1942 l’intera giurisdizione nel territorio nazionale. Anche su questo deve esserci una mobilitazione radicale, un laboratorio normativo e propositivo, capace di offrire al governo una proposta che non si limiti a un adeguamento della legge ma che possa fare da punto di partenza per una Nuova Legge. Ed è proprio dalla Calabria, dalle problematiche fin ora descritte, dai fattori di rischio emergenti (comuni certamente a molte altre regioni ma rappresentative in questa terra per volumi e proporzioni), che bisogna partire. Offrire gli spunti per creare apposite commissioni e piani di intervento. Noi radicali calabresi, anzitutto dovremmo tenere alto il volume del dibattito e coinvolgere chi già da anni è impegnato nel settore urbanistico in maniera alternativa al sistema speculativo.



Non posso però terminare senza tentare di proporre una linea d’intervento anche dal punto di vista della gestione di un’eventuale emergenza. Si dovrebbe intervenire prima di tutto nel processo di formazione e sensibilizzazione dei singoli cittadini, è, infatti, di fondamentale importanza che ogni persona coinvolta nell’immediatezza e nel medio e lungo termine in un disastro naturale sappia come muoversi al fine di salvaguardare la propria salute e cercare di essere utile agli altri.



Bisogna cominciare dagli enti comunali. Dovrebbe spettare a loro il compito di formare e organizzare aree del territorio idonee al primo soccorso e alla degenza. Dovremmo chiedere al Governo regionale di intervenire in questo contesto ma, sapendo il probabile clima di indifferenza, farci carico di contattare ogni Comune calabrese al fine di affrontare l’argomento e fornire le risposte necessarie.



Affrontare le realtà descritte non è certamente incoraggiante, forse si può avere la sensazione di non sapere dove mettere le mani e forse, per quanto le istituzioni siano distanti e negligenti può sembrare giustificato il fatto che noi piccoli radicali, non potendo incidere nell’immediato in modo decisivo, opportunamente potremmo starcene in disparte. Credo però che già da queste righe un primo fondamentale passo sia stato realizzato, cioè quello di aprire un dibattito, di alzare il volume di un assordante silenzio che regna su queste delicate problematiche. Il nostro compito deve essere soprattutto questo: dare conoscenza e consapevolezza al cittadino, dirgli che spesso non va tutto bene come ci dicono. Ripeterlo con forza perché il regime partitocratico non possa assuefarci ancor più di quanto ha già fatto, non possa farlo anche quando in gioco c’è la nostra sicurezza.



Dibattere e proporre sono dunque i primi fondamentali compiti, sperando e cercando naturalmente compagni di lotta, persone singole, gruppi politici e organizzazioni che possano farsi carico insieme con noi di una realtà di cose che deve cambiare.



L’augurio è che da quest’assemblea possa nascere interesse e coinvolgimento, in modo da non lasciare al vento le problematiche descritte ma affrontarle con la vicinanza e l’aiuto di chi si sente, prima ancora che rappresentante di un gruppo politico, un calabrese libero e cosciente.

venerdì 18 giugno 2010

C'ERA UNA VILLA ADESSO C'è UNA DISCARICA



anche contro il silenzio stampa che non vi ha fatto leggere questa notizia

sabato 19 giugno 2010 ALLE ORE 10,30 UNA SERIE DI GRUPPI E ASSOCIAZIONI DARANNO VITA AD UNA MANIFESTAZIONE CONTRO LA NON ACCESSIBILITA' DI VILLA DANTE -

Barriere?
No,Grazie!
Iniziativa pubblica
dossier
MILIONI DI EURO PER DISTRUGGERE L'UNICO POLMONE
VERDE DELLA CITTA' ABBATTENDO DECINE DI ALBERI.
PARCHEGGI PROGETTATI CONTRO OGNI LOGICA E OGNI
CRITERIO DOPO AVERE CANCELLATO I CAMPETTI DI TENNIS.
PERCORSI NON RISPETTOSI DELLA DIVERSITA'
SICUREZZA ZERO. MANCANZA DI GIOCHI PER BAMBINI.
SERVIZI INSUFFICIENTI. INFORMAZIONE INCOMPRESIBILE.
dedichiamo questo dossier e questa giornata a Alessandro
Riccina morto in questa villa il 30 settembre 2005 per colpa
della cattiva amministrazione di questa città.
per costruire
LA CITTA' di TUTTI
per l'accessibilità e la mobilità
negli spazi urbani
SABATO 19 GIUGNO 2010
VILLA DANTE
“ La condotta omissiva della Pubblica Amministrazione (P.A.) consiste nella sua inerzia. È
il non-provvedere. La giurisprudenza, per inquadrare tale fenomeno, ha coniato anche il
termine di silenzio-rifiuto o silenzio-inadempimento1.
Il comportamento omissivo della p.a. è evidentemente odioso in qualsiasi situazione, è
espressione di indifferenza e noncuranza dello Stato Amministrazione verso il cittadino
amministrato. Si rammenta, inoltre, che lo Stato Amministrazione è chiamato a curare il
perseguimento in concreto dell’interesse pubblico individuato dalla legge.
Quando questa inerzia colpisce il disabile che alla p.a. si rivolge domandando l’attuazione
di quanto gli è riconosciuto dalle leggi, l’indifferenza di cui si è detto prima ha il volto più
drammatico della insensibilità.”
intendiamo quindi fare ricorso a questa legge
per difendere e tutelare i nostri diritti.
LEGGE 1" marzo 2006, n. 67.
Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di
discriminazioni.

venerdì 11 giugno 2010

I RADICALI in Parlamento CHIEDONO SPIEGAZIONI SULLO SCEMPIO di MESSINA


Atto Camera ( CHE NESSUNO RIPORTA )

Interrogazione a risposta in Commissione 5-03045
presentata da
ELISABETTA ZAMPARUTTI
giovedì 10 giugno 2010, seduta n.335

ZAMPARUTTI, GRANATA, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. -
Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dell'interno.
- Per sapere - premesso che:


dal febbraio del 2006 il WWF Italia ha richiesto a tutti gli organi competenti, la sospensione della applicazione della variante al Piano Regolatore Generale della città di Messina anche alla luce delle norme di tutela previste dal decreto assessoriale della regione Sicilia del 21 febbraio 2005 in GURS n. 42 del 7 ottobre 2005, con il quale viene istituita la Zona a protezione speciale cod. ITA 030042 ai sensi della direttiva 79/409/CEE;

detta zona di protezione speciale è conseguente alla condanna C 378/01 emessa dalla Corte di giustizia europea e della successiva procedura di infrazione avviata dalla Unione europea e viene istituita dalla regione Sicilia per evitare una sanzione di 100.000 euro al giorno per ogni giorno di ritardo a partire dalla data del 22 febbraio 2005 (DA 21/2/2005);

la richiesta di sospensione della applicazione della variante al PRG della città di Messina viene reiterata dal WWF Italia a più riprese, tra le ultime, anche nel luglio del 2009, sottolineando peraltro come l'attività edilizia in crescendo costituisse grave e irreversibile danno non solo al patrimonio ambientale del territorio tutelato da norme internazionali, nazionali e regionali, ma mettesse a repentaglio anche la sicurezza pubblica alla luce del sempre più grave dissesto idrogeologico ed elevato rischio sismico;

la stessa richiesta veniva avanzata a più riprese dal 2007 ad oggi, dall'ispettore capo del genio civile, ingegner Gaetano Sciacca, il quale segnalava agli organi preposti l'incremento esponenziale del rischio idrogeologico, ed una preoccupante escalation di concessioni edilizie da parte del comune di Messina sia prima che dopo l'alluvione del 1o ottobre 2009 che ha colpito la fascia sud della città di Messina, molte delle quali, rilasciate mediante lo strumento del silenzio assenso, sancito dall'articolo 2 della legge regionale 17/94;

nel maggio del 2009 il WWF Italia presentava nuove denunce oltre a segnalazioni precedenti, su specifiche lottizzazioni e opere il cui iter approvativo sembrerebbe non regolare; due delle stesse risultano archiviate pochi mesi dopo ma nel mese di novembre 2009, vengono ripresentate alla procura della Repubblica di Messina che dispone il sequestro di uno dei cantieri denunciati (maggio 2010);

il comune di Messina, in data 1o ottobre (giorno della tragedia di Giampilieri) risponde ancora una volta che non intende procedere alla sospensione dello strumento urbanistico alla luce anche di un parere dell'assessorato regionale territorio e ambiente - dipartimento urbanistico - mentre lo stesso assessorato, dipartimento VIA VAS sostiene l'obbligatorietà dell'applicazione delle norme di tutela previste dallo ZPS;

per ovviare alle norme di tutela subentrate con l'istituzione della zona a protezione speciale, il comune ha istituito una commissione «valutazione di incidenza» che ha di fatto, dal settembre 2007 al luglio 2009, approvato centinaia di nuove edificazioni, molte delle quali in aree di pregio naturalistico ma non ottemperando mai all'obbligo di legge di redigere la valutazione di incidenza sull'intero strumento urbanistico. La totalità delle valutazioni di incidenza analizzate dal WWF risultano difformi da quanto richiesto dall'allegato G di cui al decreto del Presidente della Repubblica 357 del 1997 e successive modificazioni e integrazioni e tali difformità vengono inutilmente segnalate agli organi preposti;

nell'estate del 2007 ma anche precedentemente e successivamente, gran parte del territorio del comune di Messina è stato sottoposto ad incendi devastanti;

incendi vengono a tutt'oggi appiccati anche in mesi invernali e primaverili, senza alcun controllo né registrazione al catasto né spegnimento nella quasi totalità dei casi;

nonostante le norme di tutela vigenti sia ambientali che paesaggistiche e idrogeologiche, si è proceduto all'apertura di decine di cantieri in aree anche fortemente acclivi, in aree di impluvio e si è proceduto anche alla edificazione a ridosso delle fiumare e ad opere di sistemazione idraulica estremamente inutili e dannose;

giorno 1o ottobre 2009 gli eventi meteorologici hanno provocato danni ingenti a cose e persone (31 morti e 6 dispersi) e che le acque meteoriche necessitano - per non provocare danni - di trovare condizioni quanto mai sane per non provocare tragedie altrimenti evitabili;

il dramma della zona sud di Messina, seppur non imputabile direttamente all'eccesso di edilizia ma soprattutto ad incendi e apertura piste sui crinali, ha dimostrato che solo la prevenzione può impedire il ripetersi di nuove tragedie;

nonostante le reiterate richieste e gli eventi luttuosi del 1o ottobre 2009 il comune di Messina ed il sindaco non hanno ritenuto di sospendere la variante al PRG della città di Messina ma solo e per giunta da pochissimo tempo (17 maggio) di sospendere per due mesi il rilascio delle concessioni edilizie e in 11 casi, la sospensione delle concessioni rilasciate poiché non ancora realizzate le opere di urbanizzazione (e quindi non per conclamati illeciti autorizzatori) in alcuni dei quali peraltro si continua a lavorare nonostante le segnalazioni effettuate dal genio civile alla procura della Repubblica di Messina anche su segnalazione del WWF;

è proseguita e proseguirà nuovamente presso l'ufficio urbanistica del comune di Messina la prassi di rilasciare concessioni edilizie ai sensi dell'articolo 2 della legge regionale 17 del 1994 ovvero, mediante silenzio assenso, al pari delle varianti in corso d'opera sempre mediante silenzio assenso;

le dichiarazioni rese dal sindaco onorevole Giuseppe Buzzanca nel febbraio e nel marzo 2010, di redigere un nuovo Piano Regolatore Generale da completarsi nel 2012 ha provocato un effetto acceleratore e moltiplicatore delle istanze per ottenere nuove lottizzazioni e licenze edilizie incrementando esponenzialmente il rischio per la pubblica incolumità;

intere colline sono state sbancate destabilizzando gravemente i pendii che sono pertanto di facile dilavamento e lisciviazione e, in caso di forti piogge, soggetti a frane e smottamenti con quel che ciò potrebbe comportare, e che a tutt'oggi sono decine gli sbancamenti realizzati, ed altri prossimi a realizzarsi, cosi come piani quadro e lottizzazioni anche in aree gia fortemente a rischio idrogeologico;

l'unico ente ad oggi ad aver posto un freno seppur parziale, al dilagare del sacco edilizio è il genio civile che subisce costantemente attacchi dagli ordini professionali e da altri uffici della pubblica amministrazione;

il WWF Italia ha richiesto anche l'intervento del prefetto di Messina atteso che giorno dopo giorno si realizza un nuovo assalto al territorio che non ha precedenti nella storia di Messina;

secondo i dati ISTAT la popolazione residente nel comune di Messina è negli ultimi anni diminuita, e viceversa è in modo anomalo aumentata l'offerta di nuove abitazioni, rappresentando un investimento che porta inevitabilmente alla domanda ad oggi priva di risposte, se vi possa essere anche riciclaggio di denaro sporco della mafia nell'impressionante onda cementizia che sta colpendo il territorio messinese;

l'esponente locale del WWF subisce da mesi atti anomali e tentativi di delegittimazione - regolarmente denunciati alle competenti autorità - per avere ripetutamente segnalato anche a mezzo TV nazionale, radio nazionali, quotidiani e settimanali nazionali oltre che regionali e locali - la gravissima situazione di Messina, portando numerose troupe televisive anche in prossimità di alcuni dei cantieri denunciati e ancora oggi operanti senza alcun fermo -:

quali iniziative di competenza si intenda adottare sia per il rispetto delle norme di tutela ambientali vigenti da ormai 5 anni e costantemente disattese, sia per evitare che il già grave rischio idrogeologico venga ulteriormente incrementato e inneschi situazioni di grave pericolo per la pubblica incolumità;

di quali elementi disponga e quali iniziative intenda adottare il Ministro dell'interno, al fine di impedire l'incremento esponenziale del pericolo per la pubblica incolumità dei cittadini di Messina.
(5-03045)

venerdì 4 giugno 2010

L' AEROPORTO INUTILE


L’Aeroporto del Mela è inutile

di Pepper Falliti

La situazione logistica ed ambientale della Provincia di Messina e, in particolare della Valle del Mela o al confine tra Milazzo e Barcellona, impone una riflessione sulla paventata realizzazione di un aeroporto in una zona già fin troppo martoriata da industrie, sovrabbondanti parchi commerciali ed inutili infrastrutture. A livello nazionale (ENAC) c’è il progetto di ridurre e/o specializzare gli aeroporti per una maggiore economia di scala, ovviamente per puntare al risparmio, sottolineando l’evidenza di infruttuose competizioni concorrenziali di compagnie aeree. Il nucleo del problema è la “gestione pubblica” che mischia gli interessi politici con gli interessi delle società aeroportuali, con il risultato che il vero scopo della istituzione di nuovi aeroporti ed il mantenimento dei vecchi è quello non di razionalizzare ma di “privatizzare con finanziamenti pubblici”! In Sicilia non serve una siffatta politica degli sprechi ed occorre un invito alla maggiore parsimonia delle risorse pubbliche e, soprattutto, l’uscita della politica dalla gestione diretta delle imprese. L’aeroporto del Mela non può raggiungere l’eventuale “limite di profittabilità” ed il problema degli aiuti allo sviluppo, che ne conseguirebbe, sarebbe nefasto per l’economia siciliana. Gli aiuti regionali sono illegali ed uno scalo in provincia di Messina si profila come utile solo per soddisfare la “politica locale”, senza un vero piano di business. La questione ambientale, però, è una delle argomentazioni principali per dissuadere dal progettare un’inutile infrastruttura che aggraverebbe il già pesante bilancio di inquinamento atmosferico ed acustico, che acuirebbe il già caotico traffico veicolare, che non consentirebbe né ottimizzazione né ulteriore sfruttamento delle risorse naturalistiche e turistiche della provincia di Messina. L’aeroporto si profilerebbe solo come il solito intervento di cementificazione privo di ogni logica di sviluppo. La provincia di Messina, prima di pensare a come far arrivare i turisti, dovrebbe adeguatamente promuovere la “politica del turismo”. Taormina (punta di diamante) e i Paesi della zona Ionica, vicini all’aeroporto di Catania e già perfettamente organizzati, non troverebbe alcun giovamento dall’istituzione dell’aeroporto del Mela/Patrì. La città di Messina ha da sempre attuato una politica per il cosiddetto “Aeroporto dello Stretto” di Reggio Calabria. Le città della fascia tirrenica si trovano a distanza intermedia tra Catania e Palermo. L’imminente apertura dell’aeroporto di Comiso, con funzione di supporto a Catania, aprirà le porte a nuove compagnie e nuovi tragitti, permettendo così all’aeroporto Etneo di potenziarsi sempre più (è notizia recente l’avvio di nuovi lavori per il suo ampliamento). L’aeroporto di Trapani ha recentemente evidenziato un notevole incremento delle attività soprattutto con le compagnie “low cost”. Insomma un aeroporto in provincia di Messina, che vedrebbe luce chissà tra quanti anni, non sarebbe altro che l’ennesima cattedrale nel deserto inutile ed inquinante. Prima di affrontare qualsivoglia ipotesi di nuove infrastrutture devono essere compiuti tutti quegli atti ormai indifferibili per risanare il Comprensorio, limitando la cementificazione e investendo sulla promozione delle risorse esistenti. Più logico ed utile è puntare sulle autostrade del mare tirando fuori dai cassetti, ad esempio, il nuovo PRG del Porto di Milazzo.

Milazzo li 04/06/2010 Referente WWF Sicilia Aree ad Alto Rischio

Dr. Giuseppe Falliti

giovedì 3 giugno 2010

COME DISTRUGGERE UN PAESE distruggendo LA SCUOLA


Manovra economica e scuola. Riformare la scuola prendendo a pesci in faccia i docenti?

di Giampaolo Sbarra

Come possono pensare, le forze politiche che sono al governo, di riformare la scuola prendendo a pesci in faccia gli insegnanti? Molte cose non vanno nella scuola italiana di oggi: troppe ore di insegnamento, troppe materie e troppi insegnanti, aule e laboratori fatiscenti, troppi soldi spesi male, soprattutto in relazione ai risultati mediocri che otteniamo nelle classifiche internazionali.



La nostra è la scuola delle ingiustizie e delle contraddizioni: a partire dalla contraddizione Nord-Sud per finire con le ingiustizie che un falso egualitarismo ha prodotto nei confronti dei ceti sociali più deboli, illudendoli che un diploma o una laurea siano validi in sé, a prescindere dalla scuola o dall’università frequentata.



Era necessario, perciò, ridurre i molti sprechi ormai intollerabili (soprattutto in relazione ai mediocri risultati didattici conseguiti) e qualificare la spesa. Né destra né sinistra, però, ci sono riusciti. E anche questo governo si è preoccupato più di tagliare, che di ridurre gli sprechi, perché il suo obiettivo era di risparmiare, non di rilanciare un sistema scolastico in affanno.



Ma la manovra economica che si annuncia è di una miopia inaudita: come si può pretendere di avviare e portare a compimento una riforma scolastica (e non intervengo sulla sua qualità), senza incentivare anzi penalizzando il lavoro dei docenti, dopo che sul personale della scuola è calata la mannaia dei tagli? Il blocco degli stipendi e degli scatti di anzianità, le nuove modalità per il calcolo della liquidazione e la sua erogazione a rate sanno quasi di provocazione. In effetti bisogna riconoscere che finora i politici e i sindacati si sono giocati il riconoscimento economico-sociale e la dignità professionale degli insegnanti, adesso il governo si gioca il frutto dei loro decenni di lavoro.



Eppure, nella dequalificazione progressiva del sistema scolastico, l’unica autentica resistenza è stata rappresentata dalla qualità professionale di buona parte dei docenti; evidentemente l’Italia (politici, sindacati, opinione pubblica) non è davvero interessata alla scuola: il i partiti di governo pensano di risparmiare, quelli dell’opposizione e i sindacati sono interessati soprattutto ad aumentare l’occupazione (senza riqualificare la spesa) e le famiglie mirano a lasciare a scuola i figli il più possibile.



Con queste scelte sembra delinearsi un futuro di impoverimento “relativo e assoluto” per gli insegnanti, tenuto conto che i docenti italiani sono già oggi tra i meno pagati d’Europa. Non vorrei che alla fine prevalesse davvero, tra gli insegnanti, quell’atteggiamento rinunciatario e di sfiducia che già si sta formando. Abbiamo fatto una lunga battaglia culturale contro lo scambio “poco lavoro-poco controllo in cambio si poco stipendio-scarso riconoscimento sociale”, puntando al contrario sulla qualità, sulla professionalità, sulla valutazione e sul merito. Non credo che abbiamo sbagliato, perché la scuola può rilanciarsi solo così. Ma di fronte alle scelte di chi ci governa, una tentazione può essere forte: quella di godersi le vacanze, le ferie, i ponti e il tempo libero, ripetendo sempre le stesse lezioni.
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