
Osservatorio migrante
di Andrea Billau
Cominciamo questa seconda parte dell'osservatorio migrante di questa settimana con una notizia che è apparsa sui giornali lunedì e che indica come, purtroppo il razzismo istituzionale si estenda dal piano strettamente politico a quello giuridico con quest'incredibile sentenza che continua la saga di Ponticelli(il simil pogrom dei campi nomadi che vennero bruciati dalla popolazione per, appunto, questo fantomatico rapimento di una bambina da parte di una ragazza rom):
espresso.repubblica.it
Rom vuol dire criminale"
di Emiliano FittipaldiParole
choc dei giudici del tribunale dei Minori di Napoli che negano i domiciliari a una minorenne a causa della sua etnia.
Se si appartiene all'etnia rom, non si può che delinquere. Lo scrivono, in sintesi, i giudici del tribunali dei minorenni di Napoli, con parole che sembrano, francamente, incredibili. La storia è quella della ragazzina rom di 15 anni, accusata di aver rapito una neonata a Ponticelli nel maggio del 2008. Un fatto di cronaca che scatenò la rabbia dei residenti e la devastazione dei campi del popolare quartiere napoletano. La ragazzina, A.V., grazie alla testimonianza della madre della rapita, è stata condannata in primo grado e in appello a 3 anni e 8 mesi, e da un anno e mezzo è rinchiusa nel carcere minorile di Nisida. L'avvocato ha chiesto prima dell'estate gli arresti domiciliari, ma il tribunale, in sede di appello al riesame, ha bocciato la richiesta. Con una motivazione sconcertante, destinata a scatenare polemiche infinite. «Le conclusioni indicate» dicono i giudici «sono sostanzialmente confermate dalla relazione depositata in
atti dalla quale, a prescindere dalle cause, emerge che l'appellante è pienamente inserita negli schemi tipici della cultura rom. Ed è proprio l'essere assolutamente integrata in quegli schemi di vita che rende, in uno alla mancanza di concreti processi di analisi dei propri vissuti, concreto il pericolo di recidiva». In sostanza, la razza e l'etnia definiscono il comportamento delinquenziale della piccola. Un ipotesi abnorme, visto che stiamo parlando di giudici dello Stato che lo scrivono nero su bianco, e non di un comizio del più intransigente leghista da stadio. «Un precedente gravissimo» sostiene l'avvocato della bambina Cristian Valle, «che basa sulla razza l'ipotesi di condotte» criminose. Non solo sulla possibilità di commettere reati, ma pure sulla tendenza a condotte recidive. La vox populi con la quale si dice che i rom rubano i
bambini, diventa certezza giuridica. E' assurdo, indegno. Non ho mai visto una decisione così. In un clima da leggi di stampo razziale, anche i giudici si adeguano». In effetti, con la stessa logica, altri giudici potrebbero > giustificare le loro decisioni descrivendo gli schemi tipici della cultura ebraica o islamica, e qualcun altro potrebbe spingersi a discettare – per chiunque vive in terre ad alta criminalità - che napoletani, calabresi o siciliani sono tendenzialmente delinquenti perchè inseriti negli «schemi culturali» di quelle zone. La decisione del tribunale e le parole della motivazione sono state prese collegialmente da quattro giudici, tra togati e onorari (un sociologo e uno psicologo): vuol dire che la maggioranza, almeno tre, erano d'accordo con il tono del rigetto. I magistrati insistono: «Va inoltre sottolineato che, allo stato, unica misura adeguata alla tutela delle esigenze cautelari evidenziate appare quella applicata della custodia in Istituto penitenziario minorile. Sia il collocamento in comunità che la permanenza in casa risultano infatti misure inadeguate anche in considerazione della citata adesione agli schemi di vita Rom che per comune esperienza determinano nei loro aderenti il mancato rispetto delle regole». Sono parole che sfiorano, dice Valle, la discriminazione razziale, e mettono in pericolo i diritti civili e umani della bambina condannata. «In modo sconcertante» spiega l'avvocato «si afferma l'opzione del carcere su base etnica e, attraverso la definizione di "comune esperienza", i più biechi e vergognosi pregiudizi contro la minoranza rom vengono elevati al rango di categoria giuridica».
Su questo Rita Bernardini ha prontamente presentato un'interrogazione
Martedì 1 dicembre il premier Berlusconi, cosciente del problema della lesione del diritto d'asilo dei respinti in mare, dovuta all'accordo italo-libico, non si prende le sue responsabilità, tutte interne a quell'accordo, votato, lo ricordiamo, anche dall'opposizione “democratica”, ma le scarica sull'Europa:
(AGI)-Milano, 1 dic. - L'agenzia europea Frontex potrebbe assumere le competenze in materia di diritto d'asilo. La proposta arriva direttamente dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che oggi a Milano ha incontrato il presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy. "La ricerca di una partecipazione attiva dell'Europa – ha detto Berlusconi - su chi ha il diritto di vedere riconosciuto
il suo diritto d'asilo e' importante. L'agenzia europea Frontex potrebbe prendere questa responsabilita': valutare chi viene da noi perche' nel suo Paese e' a rischio la sua liberta' e la sua vita. Questa agenzia - ha osservato - potrebbe anche decidere le destinazioni nei vari Paesi dell''Unione Europea".
L'assurda legislazione sull'immigrazione rischia di provocare danni a catena, come si evince anche da questa dichiarazione di Donatella Poretti:
(ANSA) - ROMA, 2 DIC - Bene la decisione del ministro Mara Carfagna di istituire un numero verde ad hoc per la segnalazione delle mutilazioni genitali femminili (Mgf), fenomeno che affligge donne e bambine appartenenti a comunità di immigrati provenienti da Paesi dove tali pratiche “costituiscono un barbaro retaggio di una cultura tribale e maschilista che la giustifica con motivi pseudo-religiosi''. Ma che ne e' delle donne entrate in Italia in modo irregolare? E' quanto ha chiesto la senatrice radicale eletta nelle liste del Pd, Donatella Poretti, in un'interrogazione ai ministri per le Pari Opportunità e dell'Interno, firmata anche dal suo collega di partito Marco Perduca ''E' facile immaginare - argomenta Poretti - che una donna immigrata irregolare nel nostro Paese, che sia costretta a subire, lei o sua figlia, una violenza di questo tipo, possa essere probabilmente scoraggiata dal segnalare la cosa al numero verde anti Mgf, che e' gestito dalla Direzione Centrale Anticrimine del Ministero dell'Interno, per paura di venire denunciata come clandestina ed essere espulsa''. Ai ministri, Poretti e Perduca chiedono di sapere ''se hanno valutato tale ipotesi e se hanno idea di come si comporteranno gli incaricati di Polizia nel caso di ricevimento di segnalazioni da parte di immigrate irregolari; se siano in programma piani d'intervento speciale nei confronti di immigrate irregolari che denunciano tali pratiche, analogamente ai piani di protezione messi in atto nei confronti delle clandestine che denunciano casi di tratta internazionale''
E vediamo ancora una volta cosa pensano all'estero delle nostre politche sull'immigrazione:
(ANSA) - ROMA, 3 DIC - Se con gli irregolari l'Italia invoca il pugno di ferro perché l'immigrazione clandestina fa paura, il 53% degli italiani è invece favorevole ad estendere il diritto di voto amministrativo agli immigrati muniti di regolare permesso di soggiorno. Come proposto, in più di un'occasione, da Gianfranco Fini, già ai tempi dell'entrata in vigore della Bossi-Fini. A fotografare gli orientamenti dell'opinione pubblica in Stati Uniti, Canada, Francia, Italia, Germania, Olanda e Spagna è il secondo rapporto ''Transatlantic trend: Immigration'' realizzato dal German Marshall Fund of the United States e dalla Compagnia di S. Paolo e presentato oggi nella sede dell'Istituto Affari Internazionali (Iai). Dal rapporto emerge che tra gli intervistati gli italiani sono risultati i più convinti sostenitori (53%) della necessità di concedere il diritto di voto agli immigrati regolari. In un box dedicato all'Italia si ricorda che la Costituzione garantisce il diritto di voto solo ai cittadini, ma che l'ipotesi di estenderlo agli stranieri era stata portata all'attenzione dell'opinione pubblica nel 2002 dall'allora leader di Alleanza Nazionale, Gianfranco Fini, co-sponsor della nuova legge sull'immigrazione con il leader della Lega Umberto Bossi. La proposta di Fini, però, si arenò i fronte al critiche di Bossi e del resto della coalizione. Successivamente Fini torno alla carica - continua la ricostruzione del Rapporto - ma il premier Silvio Berlusconi liquidò la discussione dicendo che non faceva parte dell'agenda di Governo.
''Nonostante ciò, a distanza di anni, la maggioranza degli italiani coinvolti in questa indagine sembra essere in favore dell'idea di Fini'', e' la considerazione riportata sul rapporto






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